• 23 Novembre 2020 19:39

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Disco music story – prima parte

DiAlPontelli

Ott 25, 2020

Luglio 1974. Sulle frequenze della stazione radio newyorkese WPIX, il disc jockey annuncia il primo programma dedicato alla colonna sonora delle notti della grande mela.

Nasceva di fatto la Disco-music che veniva per la prima volta sdoganata e fatta uscire allo scoperto dopo anni di ghettizzazione nei molti e misconosciuti club neri o gay di manhattan…

L’esigenza di muoversi e di farlo a ritmo di musica è sempre stata una componente fondamentale di quasi tutti gli esseri umani ma quello che accadde all’inizio degli anni 70 va ben oltre.

La semplicistica definizione di “musica in 4/4 per ballare” con la quale veniva descritta la discomusic è profondamente inadeguata per spiegare un genere che per poco più di 10 anni ha letteralmente stravolto non soltanto la discografia mondiale, creando una forma nuova legata allo stile, al look e al modo di vivere stesso e che può vantare radici molto più profonde che un semplice disagio sociale perché questo nuovo stile musicale e culturale non era soltanto un nuovo genere musicale o un nuovo modo di ballare ma diventò ben presto una vera e propria rivoluzione pacifica delle minoranze, come i giovani della cosidetta working class, i neri i reietti, gli omosessuali, gli ispanici e le donne che sentivano la possibilità di uscire allo scoperto e ritrovarsi tutti assieme in pista a ballare senza distinzioni di colore, religione, ideologia politica.

Infatti a differenza degli altri mezzi di intrattenimento e non, la discomusic rappresentò appieno gli ideali di integrazione razziale e sociale. Gli anni 60 erano finiti da poco e avevano portato con se molte esperienze negative.

Erano morti Hendrix, Morrison e la Joplin e si erano sciolti i fab four, i Beatles e soprattutto era morta l’dea di poter cambiare il mondo grazie a una canzone.

L’America era ancora disorientata dopo la guerra nel Vietnam e il rock non riusciva a lasciare il segno e tutti, a cominciare dai più deboli, dagli emarginati, sentivano il bisogno di ottimismo e la DISCOMUSIC arrivò come una ventata di speranza che prometteva di lasciare tutto o quasi alle spalle.

Il mondo discografico era in profonda crisi all’inizio degli anni 70,dopo aver sostenuto quasi esclusivamente artisti impegnati e famosi. Anche qua da noi in Italia, i giovani soprattutto schierati politicamente a sinistra non compresero subito la portata che avrebbe avuto la discomusic perché era considerata musica di neri fatta per i neri, abituati a muoversi in un certo modo e culturalmente di estrazione più bassa…

Ma col passare degli anni anche per la disco-dance avvenne quello che era già accaduto per il rock’n roll nel decennio passato. Quando il fenomeno divenne ormai irrefrenabile anche i musicisti bianchi si lanciarono nel nuovo genere e nacquero band destinate al successo planetario, come i Bee Gees o gli Abba.

Gli anni 70 con la DISCOMUSIC crearono un mondo parallelo alla musica d’autore dei cantautori classici o delle rock band che parlavano di impegno sociale e amori leggeri, portando un messaggio forte di pace, amore libero uguaglianza e libertà sessuale e spirituale.

I look degli artisti erano sempre più sfavillanti. Jeans attillati, pailettes, colori sgargianti e scollature vertiginose accendevano le fantasie più recondite e le luci stroboscopiche delle discoteche, i ritmi incalzanti e i gemiti a sfondo sessuale delle icone nere come Donna Summer e Diana Ross o i testi molto liberty delle varie band o degli artisti solisti come Barry White, George Mcrae, Tavares, Ritchie family, KC and sunshine band( una delle prime a coniugare elementi bianchi e di colore tra i propri componenti..), Jacksons 5, The Trammps, Commodores donarono una sensazione di speranza e di libertà e la consapevolezza che la musica poteva unire tutti quanti indipendentemente dal colore della pelle e delle ideologie politiche e religiose.

La cosiddetta “povera musica per neri in 4/4” aveva lasciato il segno e inconsapevolmente creato delle solide basi per la moderna musica pop e dance che dalla prima metà degli anni 80 in poi avrebbe imperversato in tutte le radio, tv e in tutte le discoteche e balere del mondo fino ai giorni nostri.

Continua…

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