• Dom. Ott 17th, 2021

VNE

online 24 ore su 24

“Sogni d’oro”, alla Casa di cura Rizzola un’opera d’arte olografica del Collettivo artistico KEM

DiRedazione

Mag 27, 2021

L’opera è dono del neurochirurgo Giuseppe J. Sciarrone

L’arte entra alla casa di Cura Rizzola, grazie alla donazione del dottor Giuseppe J. Sciarrone, Specialista in Neurochirurgia e Chirurgia della Colonna Vertebrale che già da tre anni e mezzo collabora con la struttura sanitaria privata Sandonatese.
Dalla proficua relazione professionale tra la direzione e il neurochirurgo, accomunato alla famiglia Variola dalla passione per l’arte, è maturata una bella storia di stima personale che ha portato il medico a donare alla struttura “Sogni d’oro”, il nuovo ologramma in 4k del Collettivo Kem.
La particolare installazione ha trovato posto martedì 25 maggio nella sala di ingresso della clinica.
«Trovo perfetta, come nuova casa per l’opera, l’area della struttura che accoglie i pazienti – ha commentato Sciarrone –. Anche l’arte, infatti, come la medicina lo è per il corpo, può essere cura per lo spirito e la mente. Essa infatti coinvolge l’immaginazione, l’attivazione sensoriale, l’evocazione di emozioni e la stimolazione cognitiva. Elementi che possono ridurre l’isolamento e la solitudine, migliorare la risposta allo stress, avere indubbi vantaggi in termini di prevenzione e promozione della salute, e di trattamento delle patologie».
Professionista affermato (tra i primi in Italia ad aver utilizzato la chirurgia robotizzata per gli interventi alla colonna vertebrale, ha partecipato all’invenzione e allo sviluppo di 2 brevetti italiani concernenti protesi chirurgiche per la colonna vertebrale) e grande appassionato d’arte, Sciarrone ha voluto dunque donare alla struttura, a beneficio di personale e pazienti, “Sogni d’oro”.


«Si tratta di un ologramma in 4K del collettivo KEM e mostra il cervello, la parte del corpo umano avvolta ancora da molti misteri medici. Girare intorno a questa proiezione non permetterà di scovare la coscienza, ma forse – col suo stagliarsi metaforico – saprà porre interrogativi intensi. Scrutare questo cervello, ripulito dal resto del corpo, ha il sapore della contemplazione dell’essenza. Ma solo per un attimo, perché immediatamente saranno le suggestioni ad impastarsi con i pensieri degli osservatori. Sogni d’oro rimane lì: statico nella posa, onirico nelle pieghe delle incertezze, lapsus delle intenzioni».
A realizzare l’opera che misura 65 x 65 x7,5 cm, è stato il Collettivo artistico KEM, nel 2020. Un collettivo estetico e morale che ha l’obiettivo, forse pretenzioso ma non pretestuoso, di riconsegnare dignità alle forme.
“Nel mondo odierno le abitudini hanno ormai raggiunto un grado di evoluzione, probabilmente involuzione, per cui la cultura è intrappolata nei monitor, grandi o piccoli che siano, perdendo qualsiasi tridimensionalità, non solo fisica, e appiattendosi sullo schermo. Uno schermo che è divenuto gabbia di idee, costringendo la mente a farsi monodimensionale, svilendola nell’atto stesso in cui la sollecita, bloccando le vie di fuga, chiudendo ogni pretesa di ariosità. Davanti a schermi costosi impoveriamo il nostro raggio creativo.
Partendo proprio dallo schermo, il collettivo KEM punta a ridonare la tridimensionalità che sembra smarrita, facendo leva proprio su quella tecnologia che diventa criminale solo nelle intenzioni anchilosate e prive di guizzi. L’idea iniziale è quella di mettere al centro del progetto il corpo umano, non in quanto involucro, bensì destrutturandolo e scavandolo nel profondo, fino agli organi interni, per ricrearne la pulsazione primordiale, la cifra dimenticata su cui ricostruirne l’efficacia metafisica e fenomenica.
Il collettivo KEM non ha risposte ma proposte, non propina certezze ma formula quesiti, non architetta soluzioni ma introduce dubbi. Proprio nel momento in cui le risposte sono a portata di schermo, è lo schermo che deve restituirci una dinamica intellettuale e sentimentale di uno spessore perduto ma latente. Non siamo il nostro schermo che, invece, ci rimanda quel che gli diamo in pasto, dunque alimentiamolo a sospetti invece che ridurci a investigatori senza casi per le mani”

Redazione

Per ogni necessità potete scrivere a : redazione@vocedelnordest.it

Rispondi