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Giornata internazionale delle persone con disabilità – COMUNICATO DEL GRUPPO LAVORATORI FRAGILI & INIDONEI

Oggi, in occasione della giornata internazionale delle persone con disabilità, il gruppo “Lavoratori fragili & inidonei

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vorrebbe sensibilizzare e sollecitare chi di dovere a risolvere la situazione dei lavoratori inidonei, che da più di un anno attendono risposte.

Il gruppo Facebook dei LAVORATORI FRAGILI (oncologici, immunodepressi, in terapia salvavita, art. 3 comma 3 legge 104) e LAVORATORI INIDONEI giudicati tali dal medico competente (secondo la sorveglianza sanitaria eccezionale) nasce con lo scopo di confrontarsi in questo periodo di pandemia, per condividere aggiornamenti normativi volti a tutelare le suddette categorie di lavoratori (fragili ed inidonei).
La malattia non se la cerca nessuno, ti piomba improvvisamente addosso, stravolgendo non solo la tua vita ma anche quella delle persone che ti sono accanto.

Oggi tante persone si ricorderanno di noi…ma solo oggi. Viviamo, infatti, in un mondo strano, in cui siamo invisibili per tutto l’anno agli occhi di tutti, politici compresi, che però ci “ricordano” il 3 Dicembre (giornata mondiale della Disabilità) spesso con frasi fatte, di circostanza, ma poco “sentite”. Vorremmo dire a tutti coloro che si ricordano di noi persone fragili solo in determinate “occasioni” che abbiamo un cuore, che batte tutto l’anno e meritiamo di essere visti tutto l’anno.
Non sappiamo che farcene delle tante belle parole quali “solidarietà”, “uguaglianza dei diritti”, “inclusione”, spese in modo ridondante nelle giornate celebrative, quando per il resto dell’anno veniamo ignorati nei fatti. Le belle parole di circostanza stridono con il dato di fatto che ad oggi ai lavoratori inidonei (broncopneumopatici, diabetici gravi scompensati etc… etc…) non sia stata riconosciuta la non computabilità nel comporto dell’assenza (precauzionale), necessaria per proteggersi dall’eventuale contagio da Covid sul posto di lavoro, ove non sia possibile o venga negato loro il lavoro agile.
Esiste, allo stato attuale, una disuguaglianza tra lavoratori fragili ed inidonei, eppure entrambi i lavoratori in caso di contagio Covid rischierebbero la vita, senza “se” e senza “ma”.
Ai lavoratori inidonei giudicati tali dal medico competente secondo la sorveglianza sanitaria eccezionale conteggiano purtroppo le assenze nel comporto (periodo massimo in cui il lavoratore assente per malattia conserva il posto di lavoro), con conseguenti tagli di stipendio e rischio di licenziamento.
Attendiamo ancora che chi ci governa ponga fine a questa disuguaglianza, attraverso una norma, un decreto o una circolare ministeriale, in cui si dica esplicitamente che l’assenza-ricovero per tutti i lavoratori, indistintamente, fragili ed inidonei (dipendenti pubblici e privati) non debba essere conteggiata nel periodo di comporto e che la relativa indennità debba essere pagata per tutto il periodo di assenza, andando in deroga ai limiti di erogazione di tale indennità da parte di Inps ed ai specifici limiti previsti dai differenti contratti di lavoro (CCNL).
Solo attraverso questo atto ufficiale si porrà fine a tale disuguaglianza, che perdura ormai da circa due anni.
In questa giornata mondiale delle persone con disabilità, noi lavoratori fragili chiediamo al Governo di vederci e di sopperire a tale mancanza.
Vi ricordiamo inoltre che il 30 dicembre, scadono le tutele per i lavoratori fragili (smart working e assenza ricovero ospedaliero).

La disabilità è ancora indietro, ecco perché come gruppo di persone direttamente coinvolte, ci permettiamo di proporre ai politici di qualsiasi partito politico queste osservazioni:

1) le giornate di ricovero ospedaliero, di Day Hospital e di Day Service devono assolutamente essere considerate fuori dal conteggio del comporto, sia per i lavoratori del pubblico impiego che del privato;

2) è assurdo che il lavoratore con legge 104 PERSONALE in situazione di gravità (art. 3 comma 3) non possa usufruire dei due anni di congedo retribuito PERSONALE, che invece viene solo concesso ad un suo parente che gli presta assistenza (vedi legge 151/2001). Fortunatamente non tutte le persone con L.104/92, comma 3 art. 3, sono allettate o totalmente dipendenti dal caregiver, quindi bisognerebbe prevedere che la legge di cui sopra estenda il diritto a fruire di tale congedo retribuito anche al lavoratore stesso riconosciuto con disabilità grave (comma 3 art. 3 L. 104) o in alternativa ad un suo parente che gli presta assistenza (caregiver);

3) incrementare il numero delle giornate di “congedo per cure per invalidi civili” (DL n. 119 del 11/08/2011) in tutti i contratti di lavoro del pubblico impiego e del privato. Il vigente DL n.119/2011 attualmente prevede un massimo di trenta giorni l’anno e solo se il lavoratore abbia una Invalidità Civile superioreal 50%. Secondo tale DL hanno diritto al congedo per cure (cure connesse alle patologie riconosciute nella invalidità civile) coloro che sono stati riconosciuti invalidi civili nella misura superiore al 50%. Ciò è assolutamente ingiusto a nostro parere, in quanto ad esempio chi è affetto da morbo di Crohn, riconosciuto Inv. Civile al 50%, stando al limite percentuale previsto dalla legge non può usufruire del congedo per cure e per potersi sottoporre in ospedale ad immunoterapia (con farmaci biotecnologici) si vede costretto ogni volta che si reca in ospedale a giustificare l’assenza tramite il certificato di malattia ordinaria, che rientra putroppo nel conteggio del comporto;

4) aumentare i giorni di “congedo straordinario” retribuito e non computabile nel comporto, per visite specialistiche ed esami diagnostici (sia per il pubblico impiego che per il privato). Sappiamo bene che chi effettua un certo tipo di terapie non viene visitato solo dallo specialista che lo segue per la patologia di base, ma si sottopone ad altre visite specialistiche (cardiologica, nefrologica, etc.), poiché molte terapie possono compromettere altri apparati (cardiaco, renale…), e necessita di prelievi ematici periodici, esami strumentali periodici (TAC, Rx etc… etc…);

5) dopo il ciclo di radioterapia sarebbe cosa buona e giusta concedere qualche giorno di malattia che non rientra nel comporto, in quanto è assurdo ed umanamente impensabile che una persona (ad esempio con il seno ustionato), finita la radioterapia, debba o sia in grado di rientrare al lavoro in presenza immediatamente il giorno dopo;

6) riduzione dell’età pensionabile o prepensionamenti senza decurtazione, per lavoratori con invalidità al 100% e pensionamento anticipato per i lavoratori fragili, che a loro volta molto spesso si ritrovano a dover assistere genitori invalidi anziani, fungendo anche da caregiver, cioè sostituendosi di fatto allo Stato, che ha il dovere di assicurare la dovuta assistenza a chi ne ha necessità, ma che all’atto pratico è carente in tal senso.
A tale proposito, non è ancora stata emanata la legge che riconosca la figura del caregiver. Un figlio che deve prestare assistenza ad un genitore/fratello con disabilità grave deve essere garantito dallo Stato, perché non può contemporaneamente lavorare e prendersi cura in modo adeguato e continuativo del suo parente bisognoso di assistenza;

7) siamo consapevoli che a molti di noi (per non dire a tutti noi), con il passare del tempo, la patologia non potrà che peggiorare.
Cosa accadrebbe se il datore di lavoro ci licenziasse, dichiarandoci inabili a qualsiasi mansione da svolgere in quella ditta?
Avremmo diritto alla pensione di inabilità?
No, perché hanno diritto a tale pensione tutti i lavoratori dichiarati inidonei assoluti a qualsiasi lavoro.
Cosa fa un lavoratore fragile, licenziato per inidoneità assoluta alla mansione che svolge?
LA FAME.
“La pensione di inabilità viene concessa in presenza di assoluta e permanente impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa a causa di infermità o difetto fisico o mentale, valutati dalla Commissione Medica Legale dell’INPS e di almeno 260 contributi settimanali (cinque anni di contribuzione e assicurazione) di cui 156 (tre anni di contribuzione e assicurazione) nel quinquennio precedente la data di presentazione della domanda”;

8) abbattere seriamente le barriere architettoniche anche e soprattutto nei luoghi di cura, disponendo ad esempio che in tutti gli ambulatori specialistici ci siano lettini da visita regolabili in altezza, per facilitarvi il posizionamento di persone fragili in carrozzina o con altre limitazioni motorie, con gravi obesità. Invece accade che tali persone vengano o si sentano umiliate, perché gli infermieri devono aiutarle a salire su questi lettini per nulla accessibili;

9) TUTTE LE MALATTIE DEVONO ESSERE TRATTATE CON LE STESSE TUTELE E DIGNITÀ, SIA NEL PUBBLICO IMPIEGO, SIA NEL PRIVATO E ANCHE IN CASO DI LAVORATORE AUTONOMO.
NON È GIUSTO CHE LO STATO NON AIUTI ANCHE GLI IMMUNODEPRESSI, ONCOLOGICI, DIALIZZATI ETC… ETC…lavoratori AUTONOMI… inserire per questi ultimi lavoratori “indennità di dignità” (supporto di dignità o chiamatelo come vi pare), in quanto tutte le volte che eseguono un ricovero ospedaliero, DH, Day Service, chemioterapia, immunoterapia, visite specialistiche o esami diagnostici le serrande delle loro attività sono chiuse e non guadagnano un centesimo. La cosa ancor più triste è che spesso non fanno i dovuti controlli, si trascurano per portare la pagnotta ai loro figli, perché assentarsi dal lavoro per potersi curare è un “lusso”. Anche questi lavoratori fragili autonomi hanno la loro dignità ed andrebbero aiutati.
Ci vorrebbe un bel Governo di azioni concrete…troppi soldi sperperati per cose inutili sono uno schiaffo a tali criticità che richiedono da anni urgenti e concrete risposte.

LAVORATORI FRAGILI & INIDONEI

Redazione : S. SERAFINI

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