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Pearl Jam: esce “Vs.” sotto una pressione insostenibile

DiGlauco Costantini

Ott 19, 2026

Dopo il successo planetario del debutto Ten, il mondo intero si aspettava una replica di quella formula perfetta, fatta di inni grunge e melodie radiofoniche. La band di Seattle decise invece di fare l’esatto contrario, optando per una sorta di sabotaggio commerciale che, paradossalmente, si trasformò in un trionfo da quasi un milione di copie vendute solo nella prima settimana. Dietro la facciata di questo disco ruvido e viscerale si nascondono dettagli e aneddoti che ne spiegano la natura conflittuale, a partire dalla celebre e iconica copertina.

Quella pecora aggrappata a una recinzione non era una foto d’archivio scelta a tavolino, ma uno scatto rubato dal bassista Jeff Ament a Hamilton, nel Montana. L’animale era realmente incastrato nella rete e Ament decise di immortalarlo un istante prima di aiutarlo a liberarsi. Per la band, quell’immagine rappresentava la metafora perfetta del loro stato d’animo in quel preciso momento storico: si sentivano intrappolati, soffocati dal successo improvviso e costantemente braccati dallo sguardo indiscreto dei media e dell’industria musicale.

Questo senso di isolamento e di scontro totale con l’esterno influenzò profondamente anche le sessioni di registrazione, che si tennero in uno studio chiamato The Site a San Rafael, in California. La struttura era immersa nel verde e dotata di ogni comfort, ma la band la odiava proprio per questo. Eddie Vedder trovava il posto fin troppo lussuoso per poter tirare fuori la rabbia necessaria a fare del buon rock. Per ritrovare l’ispirazione, il cantante decise di abbandonare la sua stanza d’albergo e si isolò completamente dal resto del gruppo, andando a dormire stabilmente nel retro del suo vecchio furgone GMC parcheggiato fuori dallo studio, dove scriveva i testi al buio per ricreare una dimensione di disagio autentico.

La natura tormentata dell’album si riflesse persino nella scelta del titolo, che cambiò più volte a ridosso dell’uscita. Durante la produzione il disco avrebbe dovuto intitolarsi Five Against One, una frase tratta dal testo del brano Animal, ma l’idea venne scartata perché considerata troppo esplicitamente bellicosa. Si scelse infine Vs., ma la decisione arrivò così tardi che le prime stampe in vinile e su cassetta vennero distribuite senza alcun titolo sulla copertina, lasciando l’album temporaneamente innominato e avvolto nel mistero.

La vera dichiarazione di guerra all’industria discografica arrivò però con la gestione della promozione. Consumati dall’esposizione mediatica avuta con il video di Jeremy, i Pearl Jam imposero alla Epic Records il divieto assoluto di girare videoclip per i singoli di Vs.. La casa discografica era terrorizzata all’idea di perdere il supporto di MTV, ma la band fu irremovibile: volevano che l’attenzione rimanesse esclusivamente sulla musica, rifiutando di mercificare la propria immagine. A 33 anni di distanza, la potenza di tracce come Rearviewmirror, Daughter e Indifference dimostra che quella magnifica e disperata urgenza non ha perso un solo briciolo della sua forza originaria.

Di Glauco Costantini

Graphic designer per mestiere, ascoltatore compulsivo per vocazione. La musica, a cui devo il mio stato di perenne squattrinato, è entrata nella mia vita da poppante. A tre anni dormivo con i 45 giri sotto il cuscino, a cinque ascoltavo Beethoven, mordevo il mobile Grundig di mio padre guardando girare i dischi e suonavo la batteria, finché un giorno inspiegabilmente sparì dalla cantina. Ripiegai sul pianoforte, che abbandonai, anche se mai del tutto, a tredici anni. Poi è iniziato il viaggio vero. Funk a undici anni, rock a dodici, progressive a quattordici, fusion a quindici, jazz a sedici. Negli anni Novanta è arrivata anche la New Age. Tra i miei punti cardinali ci sono Genesis, Pat Metheny, Joe Jackson, Dream Theater, Earth, Wind & Fire, Supertramp, Yes, George Benson, Porcupine Tree, John Coltrane, Toto, Mike Oldfield e Miles Davis. Ho registrato migliaia di cassette, disegnato altrettante copertine sul primo Macintosh 128Kb e comprato dischi anche solo perché erano belli da guardare. Sono anche un pacato motociclista e un veloce camminatore, quando il divano me lo permette.