Glauco Costantini
Graphic designer per mestiere, ascoltatore compulsivo per vocazione. La musica, a cui devo il mio stato di perenne squattrinato, è entrata nella mia vita da poppante. A tre anni dormivo con i 45 giri sotto il cuscino, a cinque ascoltavo Beethoven, mordevo il mobile Grundig di mio padre guardando girare i dischi e suonavo la batteria, finché un giorno inspiegabilmente sparì dalla cantina. Ripiegai sul pianoforte, che abbandonai, anche se mai del tutto, a tredici anni.
Poi è iniziato il viaggio vero. Funk a undici anni, rock a dodici, progressive a quattordici, fusion a quindici, jazz a sedici. Negli anni Novanta è arrivata anche la New Age. Tra i miei punti cardinali ci sono Genesis, Pat Metheny, Joe Jackson, Dream Theater, Earth, Wind & Fire, Supertramp, Yes, George Benson, Porcupine Tree, John Coltrane, Toto, Mike Oldfield e Miles Davis.
Ho registrato migliaia di cassette, disegnato altrettante copertine sul primo Macintosh 128Kb e comprato dischi anche solo perché erano belli da guardare.
Sono anche un pacato motociclista e un veloce camminatore, quando il divano me lo permette.
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