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ESCE “TRESPASS” E POTEVA FINIRE TUTTO PRIMA DI INIZIARE

DiGlauco Costantini

Ott 23, 2026

Il 23 ottobre 1970 viene tradizionalmente indicato come il giorno d’uscita di Trespass, il secondo album dei Genesis e il disco in cui la band cominciò davvero a definire la propria identità. Ma dietro quelle atmosfere acustiche, le chitarre intrecciate e le prime grandi costruzioni progressive c’è una storia fatta di prove estenuanti, insoddisfazione e una decisione che avrebbe cambiato tutto.

Alla fine del 1969 i cinque musicisti si ritirarono in un cottage a Wotton, nel Surrey, messo a disposizione dalla famiglia di Richard Macphail, amico e futuro collaboratore fondamentale del gruppo. L’obiettivo era scrivere, provare e diventare una vera band dal vivo. Si arrivava a suonare anche undici ore al giorno. Non era ancora il tempo dei grandi palcoscenici e delle scenografie teatrali, ma quello di musicisti giovanissimi che cercavano un linguaggio comune, lavorando sui brani fino a trasformarli in qualcosa di molto diverso dalle canzoni pop degli esordi.

Quando entrarono ai Trident Studios, a Londra, nel giugno del 1970, avevano già imparato a sviluppare le composizioni sul palco. Rispetto al debutto, registrarono su sedici tracce invece delle quattro utilizzate in precedenza, sfruttando le nuove possibilità per dare maggiore profondità agli arrangiamenti. Tony Banks, però, non era del tutto soddisfatto del risultato e riteneva che il gruppo tendesse ancora a caricare troppo le proprie canzoni. Quella ricerca di perfezione sarebbe diventata una delle caratteristiche dei Genesis.

Poi arrivò la crisi. Dopo l’ultimo concerto del 18 luglio 1970, Anthony Phillips, chitarrista fondatore e figura decisiva nella scrittura dei primi brani, decise di andarsene. Se ne andò dopo aver contribuito a costruire e registrare l’album, ma prima che il pubblico potesse ascoltarlo. Soffriva di una forte paura del palcoscenico e sentiva di non riuscire più a sostenere la pressione dei concerti. Per gli altri fu un colpo durissimo. Peter Gabriel, Tony Banks e Mike Rutherford arrivarono a chiedersi se avesse ancora senso proseguire. Richard Macphail li incoraggiò a non mollare proprio nel momento in cui sembrava più facile arrendersi.

La decisione fu quella di continuare, cambiando formazione. Anche il batterista John Mayhew lasciò il gruppo. Le audizioni per trovare i sostituti si svolsero alla fattoria dei genitori di Gabriel, a Chobham. Tra i candidati si presentò un diciannovenne Phil Collins, che arrivò in anticipo e, nell’attesa, si fece un bagno in piscina mentre ascoltava gli altri batteristi provare. Quando fu il suo turno, conosceva già il materiale richiesto e impressionò immediatamente la band. Collins, conquistò subito la band e il suo spirito allegro e la capacità di sdrammatizzare sempre ogni cosa, salvò i Genesis.

Trespass rimane così sospeso fra due epoche. È l’album dell’ultimo Anthony Phillips, ma anche quello che rese possibile la trasformazione successiva. Senza quella crisi, forse non avremmo mai ascoltato i Genesis che sarebbero arrivati con Nursery Cryme. A volte una band trova la propria strada proprio quando rischia di perderla.

Di Glauco Costantini

Graphic designer per mestiere, ascoltatore compulsivo per vocazione. La musica, a cui devo il mio stato di perenne squattrinato, è entrata nella mia vita da poppante. A tre anni dormivo con i 45 giri sotto il cuscino, a cinque ascoltavo Beethoven, mordevo il mobile Grundig di mio padre guardando girare i dischi e suonavo la batteria, finché un giorno inspiegabilmente sparì dalla cantina. Ripiegai sul pianoforte, che abbandonai, anche se mai del tutto, a tredici anni. Poi è iniziato il viaggio vero. Funk a undici anni, rock a dodici, progressive a quattordici, fusion a quindici, jazz a sedici. Negli anni Novanta è arrivata anche la New Age. Tra i miei punti cardinali ci sono Genesis, Pat Metheny, Joe Jackson, Dream Theater, Earth, Wind & Fire, Supertramp, Yes, George Benson, Porcupine Tree, John Coltrane, Toto, Mike Oldfield e Miles Davis. Ho registrato migliaia di cassette, disegnato altrettante copertine sul primo Macintosh 128Kb e comprato dischi anche solo perché erano belli da guardare. Sono anche un pacato motociclista e un veloce camminatore, quando il divano me lo permette.