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PFM E DRACULA, IL PROGRESSIVE SALE SUL PALCOSCENICO

DiGlauco Costantini

Ott 14, 2026

Il 14 ottobre 2005 la Premiata Forneria Marconi pubblicava Dracula – Opera Rock, un progetto che portava il gruppo in un territorio diverso dal consueto album in studio. L’idea era raccontare una storia attraverso una sequenza musicale continua, con il rock progressivo a dialogare con orchestra sinfonica, elettronica, psichedelia e grandi aperture melodiche. Non un semplice disco ispirato a un personaggio famoso, ma il primo tassello di uno spettacolo teatrale molto più vasto.

L’idea era nata da Flavio Premoli e prese forma con i testi di Vincenzo Incenzo. La PFM compose circa trenta brani per l’opera, ma il CD pubblicato nell’ottobre 2005 ne conteneva soltanto undici, scelti come una versione condensata del progetto. Le musiche furono registrate con la collaborazione della Bulgarian Symphony Orchestra, mentre gli arrangiamenti orchestrali coinvolsero Natale Massara. Per la band era una sfida particolare anche sul piano della scrittura, perché per la prima volta si trovava a comporre musica su testi già esistenti e su scene che non erano ancora state realizzate.

La cosa più interessante è il modo in cui la PFM reinterpretò Dracula. Non il mostro da film horror, ma una figura tragica e romantica, condannata a un’esistenza interminabile e legata a una storia d’amore impossibile. L’ispirazione dichiarata guardava anche al film di Francis Ford Coppola del 1992 e al romanzo di Bram Stoker. La musica seguiva questa ambiguità, alternando atmosfere gotiche, passaggi sinfonici, elettronica e momenti in cui riaffiorava con chiarezza il suono progressivo del gruppo.

L’alternanza fra episodi come “Ho mangiato gli uccelli”, attraversato da cambi di ritmo e passaggi strumentali, mette in evidenza il virtuosismo della PFM, con anche brani più melodici come “Terra madre” e “Male d’amore” dove l’opera trova il suo equilibrio fra energia progressive e tensione romantica. “La morte non muore” prepara il finale, affidato a “Un destino di rondine”, uno degli episodi più belli, estesi e intensi dell’album, impreziosito dalla voce di Dolcenera.

L’opera, prodotta da David Zard e diretta da Alfredo Arias, debuttò a Roma il 4 marzo 2006, con Vittorio Matteucci nel ruolo principale e un impianto scenico imponente.

La PFM aveva alle spalle oltre trent’anni di carriera, ma con Dracula non cercava di riprodurre il proprio passato. Voleva dimostrare che il progressive poteva ancora affrontare una narrazione complessa e ambiziosa, misurandosi con il teatro senza ridursi a semplice accompagnamento musicale.

Di Glauco Costantini

Graphic designer per mestiere, ascoltatore compulsivo per vocazione. La musica, a cui devo il mio stato di perenne squattrinato, è entrata nella mia vita da poppante. A tre anni dormivo con i 45 giri sotto il cuscino, a cinque ascoltavo Beethoven, mordevo il mobile Grundig di mio padre guardando girare i dischi e suonavo la batteria, finché un giorno inspiegabilmente sparì dalla cantina. Ripiegai sul pianoforte, che abbandonai, anche se mai del tutto, a tredici anni. Poi è iniziato il viaggio vero. Funk a undici anni, rock a dodici, progressive a quattordici, fusion a quindici, jazz a sedici. Negli anni Novanta è arrivata anche la New Age. Tra i miei punti cardinali ci sono Genesis, Pat Metheny, Joe Jackson, Dream Theater, Earth, Wind & Fire, Supertramp, Yes, George Benson, Porcupine Tree, John Coltrane, Toto, Mike Oldfield e Miles Davis. Ho registrato migliaia di cassette, disegnato altrettante copertine sul primo Macintosh 128Kb e comprato dischi anche solo perché erano belli da guardare. Sono anche un pacato motociclista e un veloce camminatore, quando il divano me lo permette.