• Lun. Nov 2nd, 2026

Il web magazine

online 24 ore su 24

Formula 1: il pagellONE di Città del Messico 2026

DiF1 addicted

Nov 2, 2026

Top 5

  • K.Antonelli: L’Italia torna sul tetto più alto del motorsport mondiale e lo fa con la storia meravigliosa di un predestinato di soli vent’anni. Definirlo un miracolo sarebbe ingiusto e irrispettoso verso un campionato dominato con una maturità disarmante: Kimi questa corona se l’è conquistata sul campo, metro dopo metro, gara dopo gara. A Città del Messico gli sarebbe bastato portare a termine un compito di pura amministrazione senza prendersi il minimo rischio, ma la fame del neo Campione del Mondo non si placa mai. Incorona il suo sogno iridato regalandosi l’ennesimo podio di una stagione leggendaria, trasformando l’asfalto dell’Autodromo Hermanos Rodríguez nel palcoscenico del suo primo, grandioso trionfo mondiale. Storia pura, voto 30 e lode
  • L.Hamilton: Il voto rimane alto per una prestazione velocistica di primissimo ordine per tutto il fine settimana, bagnata dalla sua prima vera pole position ufficiale vestito di rosso (dopo quelle conquistate nelle Sprint). Al via si ritrova coinvolto nel duello con Leclerc, che lo costringe fuori pista alla Curva 4 e gli costa la seconda posizione: i commissari puniscono il compagno di squadra con cinque secondi di penalità, dimezzati rispetto ai dieci iniziali perché anche Lewis era entrato troppo veloce, con le responsabilità che ricadono comunque in larga parte sulle spalle del compagno. Nonostante il danno iniziale e una strategia dal muretto tutt’altro che lineare, Sir Lewis si rimbocca le maniche, firma giri veloci a ripetizione e prova in tutti i modi a strappare la vittoria a Verstappen. Il successo sfuma per pochi millesimi, ma la sua velocità pura lascia presagire un 2027 ad altissimo voltaggio, voto 8
  • M.Verstappen: Da veterano di quattro titoli iridati e con la consueta cattiveria agonistica che lo contraddistingue, l’olandese approfitta spietatamente della débâcle interna in casa Ferrari per artigliare un successo di platino. Al sabato era rimasto fuori dalla prima fila (quarto in qualifica e quinto in griglia per la penalità del venerdì), ma alla domenica parte come un fulmine, infila Hamilton già al via e, una volta passato al comando con la sosta, non molla più la presa. Deve fare i conti con un Hamilton mai domo che lo attacca alla ripartenza dopo la bandiera rossa e non gli concede un millimetro di respiro fino all’ultimo dei 71 giri, ma alla fine è la sua Red Bull #3 a tagliare per prima il traguardo. Chirurgico e glaciale, voto 8,5
  • L.Lawson: Escluso dalle qualifiche per un’irregolarità sull’MGU-K e costretto a scattare dalla corsia box, il neozelandese avrebbe avuto ogni diritto di considerare chiusa la propria domenica ancora prima di cominciarla. Invece rimette in fila la gara con una lucidità e una grinta rare: gestisce le gomme, risale posizione dopo posizione tra incidenti e neutralizzazioni e sfrutta alla grande la ripartenza per infilare Gasly finito largo sull’erba. Chiude nono sul campo e settimo a verdetti applicati, portando a casa sei punti pesantissimi per la Racing Bulls. Una rimonta d’autore che cancella in un colpo solo la brutta giornata del sabato e tiene la squadra di Faenza ben salda al quinto posto Costruttori, 7
  • Mercedes AMG F1 Team: Avevano scommesso su un diciottenne mettendolo sulla macchina di un top team, rischiando l’etichetta dell’azzardo folle dopo i passaggi a vuoto e gli errori di gioventù della scorsa stagione. La risposta? Hanno protetto, cresciuto e valorizzato un talento cristallino fino a portarlo sul tetto del mondo a soli 20 anni, consacrandolo come il più giovane campione del mondo della storia. C’è la mano invisibile e geniale di Peter “Bono” Bonnington al muretto e la leadership feroce di Toto Wolff, che interrompe un digiuno iridato Piloti durato ben sei anni e lo fa trionfando con un pilota italiano. Ciliegina sulla torta: il titolo Piloti si trascina dietro, con ogni probabilità, anche la trionfale conquista della corona Costruttori, certificando una rinascita totale in questo primo, nuovissimo anno di rivoluzione regolamentare, voto 9

Flop 5

  • Aston Martin: Un vero e proprio disastro su tutta la linea per il team di Silverstone, sprofondato in un incubo con un doppio ritiro nei primissimi giri: Alonso si ferma al giro 5, Stroll due tornate dopo. Una disfatta che certifica il fallimento disarmante di un progetto tecnico nato male e proseguito peggio, con ogni probabilità ulteriormente affossato da una power unit in cronica sofferenza con l’aria rarefatta dell’Autodromo Hermanos Rodríguez. Due stop ravvicinati che prolungano l’agonia di una stagione da cancellare in fretta, con i piloti ormai ostaggi di una monoposto non solo non competitiva, ma strutturalmente precaria, voto 4
  • Williams: Nessuna delle due monoposto di Grove ha saputo offrire uno spunto che andasse oltre un’anonima corsa a centro-coda. Albon e Sainz tagliano il traguardo in quattordicesima e quindicesima posizione e rimangono fuori dalla zona punti anche dopo le penalità che li fanno salire all’undicesimo e al dodicesimo posto. L’ennesima dimostrazione di un progetto tecnico nato male e penalizzato da limiti strutturali evidenti. L’incapacità di scavalcare persino la Haas guidata dal debuttante Ryō Hirakawa (chiamato a weekend in corso per sostituire Ocon, e addirittura a punti all’esordio) certifica il momento buio della squadra. Un weekend opaco che sa di chiusura di stagione per il team inglese , voto 5
  • C.Leclerc: È fuori discussione che a Charles si sia spesso rimproverato un eccesso di “gentilezza” nei duelli ruota a ruota, ma l’aggressività sfoderata in partenza nei confronti del compagno di squadra Lewis Hamilton è apparsa francamente smodata. Non tanto per il legittimo spirito di lotta, quanto per la dinamica avventata che ha rischiato di compromettere fin da subito la gara di entrambe le Rosse e che gli è costata cinque secondi di penalità. A ciò si aggiunge l’errore in fase di ripartenza, con il pesante spiattellamento di una gomma anteriore. Resta quel talento cristallino capace di difendersi con le unghie e con i denti per venti giri da un campione del mondo in carica come Norris pur avendo le gomme alla tela, ma gli errori gratuiti continuano a pesare come macigni. Voto insufficiente, voto 5
  • L.Norris: Non essere in grado di sopravanzare per venti giri un avversario che ti precede con un treno di gomme spiattellate e ormai ridotte al limite strutturale non è degno dello status di campione del mondo in carica, né del blasone di un pilota che siede stabilmente tra i migliori della griglia. Una preoccupante carenza di passo, unita a una totale assenza di malizia tattica e di affondi ficcanti nel momento di capitalizzare l’errore altrui, macchiano irrimediabilmente la domenica messicana del portacolori McLaren. Decisamente poco brillante, voto 5
  • Cadillac: La rottura subita da Bottas in piena fase di staccata, con un sospetto cedimento della sospensione anteriore sinistra, rappresenta un fortissimo campanello d’allarme, non soltanto per l’ennesimo zero in casella, ma per la dinamica spaventosa dell’incidente, che per fortuna ha lasciato il pilota finlandese soltanto con un controllo precauzionale al centro medico. Le crepe e le fragilità strutturali stanno diventando una costante inaccettabile per il team americano. Se nelle prime tappe del campionato la scuderia poteva godere dell’alibi di essere un progetto al debutto assoluto, oggi la Cadillac è una realtà a tutti gli effetti inserita nella griglia di Formula 1: è tempo di costruire monoposto competitive e, soprattutto, sicure per la pelle dei propri piloti, voto 4.5

Sintesi

La Formula 1 approda sull’altopiano dell’Autodromo Hermanos Rodríguez di Città del Messico con una sola domanda nell’aria: sarà questo il giorno di Kimi Antonelli? Con 123 punti di vantaggio su Russell e quattro gare ancora da disputare, al pilota della Mercedes basta un nono posto per laurearsi campione del mondo con largo anticipo, a prescindere da qualsiasi risultato dei rivali. Un fine settimana ricco di novità fin dalla vigilia: la Haas mette da parte a sorpresa Esteban Ocon, facendo esordire il trentaduenne giapponese Ryō Hirakawa, mentre nelle FP2 Verstappen e Lawson si toccano nella sezione dello stadio, rimediando entrambi un arretramento di una posizione in griglia. A complicare ulteriormente la vita al neozelandese arriva poi l’esclusione dalle qualifiche per un’irregolarità alla power unit, che lo costringe a partire dalla corsia box.

Il sabato mette la Ferrari sotto i riflettori: Lewis Hamilton centra la sua prima pole position ufficiale in Ferrari, battendo per appena nove millesimi George Russell, mentre Charles Leclerc completa il terzetto di testa in terza posizione. Max Verstappen, quarto in qualifica a poco meno di due decimi dalla vetta, scivola in quinta casella per la penalità rimediata il venerdì, facendo salire Antonelli in quarta, davanti a un Lando Norris sesto e a un Isack Hadjar settimo. Il futuro campione, per sua stessa ammissione, vive il weekend con una tensione superiore al solito.

Allo spegnersi dei semafori Hamilton parte bene, seguito da Leclerc, mentre Verstappen sfrutta lo scatto migliore per infilare Russell, finito diverse file indietro per un avvio molto debole. Tra i due ferraristi, dopo la Curva 1, va in scena il primo atto del psicodramma di giornata: affiancati fino alla Curva 4, con Leclerc che attacca all’esterno, Lewis e Charles finiscono entrambi sull’erba e il monegasco ne esce davanti; non potendo restituire la posizione senza farsi infilare anche dal pilota olandese, lascia così Hamilton in terza posizione alle spalle di Verstappen. Nel caos della prima tornata George Russell manda inoltre in testacoda Hadjar, spedendolo in fondo al gruppo. I commissari sanzionano Leclerc con cinque secondi di penalità — dimezzati rispetto ai dieci inizialmente ipotizzati, vista l’entrata troppo veloce in curva di Hamilton — e Russell con dieci, tra le proteste di Verstappen, convinto che il ferrarista meriti di più, e la rabbia di Hamilton via radio. Intanto l’Aston Martin saluta la gara a pezzi: Alonso rientra ai box al giro 5, Stroll si ferma in pista due tornate dopo, con tanto di Virtual Safety Car.

La corsa prende però la sua svolta ai box. Al giro 27 Leclerc e Verstappen rientrano insieme, ma scontata la penalità il ferrarista riemerge alle spalle dell’olandese, che si ritrova così al comando con le soft dopo la partenza su media; Hamilton si ferma il giro successivo. Antonelli, nel frattempo, sceglie di allungare un lunghissimo primo stint fino al giro 43. Poi, al giro 44, il colpo di scena: la Cadillac di Valtteri Bottas, per un sospetto cedimento della sospensione anteriore sinistra in frenata alla Curva 1, si schianta contro le barriere. Safety Car e bandiera rossa al giro 46, per quasi quaranta minuti, il tempo di riparare le protezioni; il finlandese esce dalla vettura con le sue gambe e viene dimesso dal centro medico. Alla ripartenza da fermi Leclerc sbaglia lo start spiattellando una gomma, mentre Hamilton scatta benissimo e attacca Verstappen alla Curva 1: contatto, Lewis finisce largo e l’olandese resta davanti, con i commissari che decidono di non intervenire. Al giro 48 Antonelli infila Leclerc prendendosi il terzo posto.

Il finale non tradisce le attese. Dopo il contatto tra Hülkenberg e Bearman, costato al tedesco dieci secondi di penalità e all’inglese il ritiro, al giro 59 Arvid Lindblad finisce contro il muro dopo un contatto con Oscar Piastri nella lotta per il settimo posto, facendo uscire la seconda Safety Car. Alla ripartenza, a otto giri dalla fine, Verstappen tiene la testa e resiste agli assalti di Hamilton, tagliando il traguardo con meno di otto decimi di margine per la terza vittoria stagionale. Leclerc, con le gomme spiattellate, difende il quarto posto da Norris fino all’ultima curva. La classifica vera, però, arriva a bandiera a scacchi abbassata, quando i commissari ridisegnano la zona punti: dieci secondi a Piastri, mai completamente affiancato a Lindblad e in grado, a detta dei commissari, di evitare il contatto, che scivola così dal settimo al tredicesimo posto; dieci a Colapinto e trenta a Gasly (uno stop and go, poi convertito in tempo) per non aver rallentato sotto bandiera gialla, retrocessi fino al quindicesimo e al diciassettesimo posto, con l’Alpine che resta a secco. Ne approfittano Lawson, partito dai box e settimo, Bortoleto ottavo, Hadjar nono e l’esordiente Ryō Hirakawa, decimo e a punti al debutto, alle spalle di Russell, sesto. Il terzo posto di Antonelli vale però la storia: a 20 anni e 68 giorni, Kimi diventa il più giovane campione del mondo di sempre, battendo il record di Vettel e riportando l’Italia sul tetto della Formula 1 a 73 anni dall’ultimo titolo, quello di Ascari nel 1953. Il Circus fa ora le valigie per il Gran Premio di San Paolo, in programma domenica, dove Lewis Hamilton taglierà il traguardo delle 400 partenze in carriera.

Di F1 addicted

Thomas SERAFINI