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IN APPENNINO A PASSO LENTO: RITROVARE IL LUSSO DEL TEMPO

DiLuigi Ferraro

Ott 31, 2026

Sulla Via degli Dei e sui tratti del Sentiero Italia, dove il paesaggio incontra la memoria della Linea Gotica

Se c’è una cosa a cui sono abituato, è spostarmi in ogni dove, senza fare differenza tra l’estremo Nord e qualsiasi altra latitudine. Negli ultimi anni la mia vita è stata fatta di traversate estreme, spedizioni in luoghi remoti e avventure in cui ogni giornata e ogni passo rappresentavano una sfida contro il tempo, la fatica e i propri limiti.

​Eppure, proprio tra quelle notti insonni, è nata una nuova avventura. A settembre avrei dovuto trovarmi ancora una volta oltre il Circolo Polare Artico, nella terra del popolo Sámi, per un trekking attraverso il Finnmark, la contea più a nord della Norvegia. Tutto era pronto, ma per imprevisti familiari ho dovuto rimandare il progetto.

Per qualcuno sarebbe stata una delusione. Per me, invece, si è trasformata nell’occasione perfetta per scoprire un altro cammino, incastonato nel nostro Bel Paese. Un percorso affrontato unicamente per il piacere di camminare e immergersi nella natura, nessuna rigida tabella di marcia, con un unico obiettivo impressi nella mente: arrivare alla meta.

​Dalle nebbie di Bologna ai crinali degli dèi.

​Ho affardellato lo zaino con tutto il necessario per l’autunno e ho scelto la destinazione, l’Appennino Tosco-Emiliano e la celebre Via degli Dei. Un itinerario che collega Bologna a Firenze, arricchito da piccole varianti lungo il Sentiero Italia e i sentieri storici della Linea Gotica, seguendo in parte l’antica Flaminia Militare romana per circa 150 chilometri.

È stata l’ennesima, sorprendente avventura consumata proprio “dietro casa”, di quelle che ti lasciano addosso un’energia strana e meravigliosa. E, come spesso accade, mi sono reso conto di quanto siamo abituati a rincorrere mete lontane ed esperienze esotiche, dimenticandoci dei tesori straordinari custoditi a pochi passi dalla nostra soglia. A volte basta davvero un cambio di prospettiva, una camminata inesplorata o la curiosità di svoltare per una via mai percorsa per accorgersi che la meraviglia non richiede un biglietto aereo, è lì, silenziosa, pronta a svelarsi a chi ha ancora voglia di stupirsi.

​Il viaggio è iniziato dalla stazione di Bologna. Già la partenza aveva un sapore diverso dal solito, nessuna corsa frenetica verso un aeroporto, solo io, il mio zaino e tanta voglia di camminare in totale autonomia, portando con me tenda, fornello, cibo e l’attrezzatura per affrontare qualsiasi situazione.

​Mi sono incamminato tra le strade caotiche della città, ho oltrepassato Piazza Maggiore fino a raggiungere il portico di San Luca, il più lungo del mondo con i suoi quasi quattro chilometri. Arrivato al Santuario sul Colle della Guardia, ho imboccato il primo tratto della Via degli Dei, lasciandomi alle spalle il rumore della città e inoltrandomi nella boscaglia, sotto un caldo insolito per la stagione.

​A passo lento, tra storia e natura

​Le previsioni parlavano di giornate splendide e soleggiate. Ero attrezzato e, soprattutto, motivato, in fondo, il bello di un cammino è accettare ciò che arriva.

​Per chi è abituato come me alle montagne del Friuli, la quota può sembrare semplice. Eppure, proprio qui ho trovato una dimensione che spesso sfuggi nei viaggi più complessi, il lusso di procedere a passo lento. Certo, avevo un’idea generale delle tappe, ma non mi importava davvero dove sarei arrivato a fine giornata. Se un luogo mi piaceva, mi fermavo; se un angolo mi invitava a restare qualche ora in più ad ammirare il panorama, lo facevo.

Ho trascorso due notti nel bosco, in un campeggio a Badolo e in un bed & breakfast. A pranzo mi fermavo dove lo sguardo veniva attratto da un promontorio, sgranocchiando qualche snack. La sera, invece, il rituale si ripeteva come un piccolo premio per riscaldarmi prima di chiudermi nel sacco a pelo, accendevo il fornello e mi godevo un piatto di pasta caldo immerso nella quiete della natura. Altre volte mi sono concesso qualche sfizio, come a Sant’Agata, dove non ho resistito al profumo del pane appena sfornato e a una classica schiacciata con la mortadella.

​Questa è stata la vera essenza del viaggio, vivere il presente, lasciandomi avvolgere dai colori sorprendenti dell’autunno Appenninico. Ho valicato monti e camminato su crinali dai nomi mitologici, Monte Adone, Monte Venere, i boschi e i castagneti che circondano Monzuno, i resti della strada romana e i segni silenziosi della Linea Gotica.

​Il ritorno e una nuova promessa

​Tra i luoghi che più mi hanno colpito c’è senza dubbio il borgo di Sant’Agata, una gemma incantevole dominata da una Pieve millenaria, il primo avamposto che mi ha riportato gradualmente verso la civiltà dopo giorni di boschi e silenzi.

​Infine, dopo chilometri di crinali e solitudine, Firenze è apparsa all’improvviso, svelandosi dalle alture di Fiesole.

​Si arriva a destinazione con un bagaglio diverso da quello con cui si è partiti. Non perché il percorso sia particolarmente impegnativo dal punto di vista fisico, ma perché regala la cosa più rara che esista, la connessione profonda con se stessi. 

​Camminare è il modo più naturale di viaggiare. I pensieri scorrono con il ritmo dei passi, le emozioni emergono senza fretta e il paesaggio diventa parte di te. Questa traversata mi ha ricordato una verità semplice, non serve spingersi ai confini del mondo per vivere un’avventura autentica. A volte basta guardarsi intorno, prendere lo zaino e fare il primo passo.

​Credo proprio che questo sia stato soltanto il primo di una lunga serie. D’ora in poi cercherò di ritagliarmi almeno un cammino all’anno, per continuare a scoprire le meraviglie nascoste a due passi da casa.