• Dom. Lug 12th, 2026

Voce del NordEst

online 24/7

LO ŠPIK: IL MONTE DELLA GRANDE STORIA CHE GUARDAVO DAL BALCONE

DiLuigi Ferraro

Lug 11, 2026

Da quanto tempo ci pensavo? Ogni singola volta che mi affacciavo al balcone di casa, il mio sguardo cadeva inevitabilmente verso nord – est. Impossibile non notarlo: con la sua mole appuntita che si staglia fiera nei pressi di Castelmonte, quel profilo familiare mi sfidava ogni giorno. Eppure, come spesso accade con le meraviglie a due passi da casa, la sua estrema vicinanza mi ha spinto per anni a rimandare. “Ci andrò prima o poi”, mi dicevo. Finalmente, quel giorno è arrivato. Ho deciso di calzare gli scarponi per raggiungere lo Špik, un monte intriso di memoria, così vicino eppure, fino a oggi, così inesplorato.

​​Il mio trekking comincia nel cuore della cittadina ducale “Cividale del Friuli”, in piazza della Resistenza. Mi incammino verso nord, lasciandomi cullare dal flusso del Natisone lungo la sua sponda, fino a raggiungere l’abitato di Purgessimo. Una sosta veloce per ammirare l’iconico campanile e via, si sale tra le case per imboccare il sentiero che conduce in breve a una pista forestale.

​Ignoro le deviazioni a sinistra per il Castello di Gronumbergo e per il Monte Purgessimo; procedo sulla sterrata in leggera salita, seguendo le tracce del Cammino Celeste. Quando il sentiero sbuca sulla strada asfaltata che sale da Cividale, la seguo fedelmente fino a raggiungere il santuario di Castelmonte. Una visita al borgo, un buon caffè e una fetta di torta alle mele sono il perfetto rituale per rifocillarsi prima di puntare alla meta vera e propria.

​​Rinvigorito, attraverso la porta ad arco a est del santuario e raggiungo il piccolo parcheggio. Da qui, una scalinata mi immette sul sentiero CAI 747 (il “Sentiero Italia”), che si snoda verso nord nel fitto del bosco. In pochi minuti ritrovo la strada asfaltata “di Castelmonte” e riprendo a salire. Oltrepasso un grande cancello sulla destra: recinta un distaccamento militare abbandonato, un silenzioso baluardo della Guerra Fredda che sembra fare da preludio a ciò che mi aspetta, poco più avanti.

​Sulla destra, imbocco finalmente il sentiero che si arrampica nella boscaglia. Bastano quindici metri per incontrare le tabelle dello “Spik trail”.

​È qui che il trekking si trasforma in un viaggio nel tempo. Ci si immerge verticalmente nella storia del monte Špik, un sito monumentale della Prima Guerra Mondiale. Questa vetta fu un fulcro strategico cruciale, destinato a ospitare la quarta linea di difesa italiana durante la Battaglia di Cividale. Le trincee e le fortificazioni che oggi appaiono silenziose furono teatro di scontri aspri e disperati durante la Dodicesima Battaglia dell’Isonzo, culminati nella drammatica giornata del 27 ottobre 1917.

​Seguo il sentiero a destra, risalendo la dorsale ovest. Camminare letteralmente dentro il tracciato di una trincea, dove un secolo fa i soldati attendevano l’avanzata nemica, stringe il cuore e riempie di rispetto. Il sentiero mi conduce all’ingresso di una grotta artificiale: una galleria militare che attraversa il monte da un capo all’altro, scavata nella roccia poco sotto la vetta.

​​Dall’uscita della grotta, il sentiero ben segnato risale la dorsale est, traversa sul versante nord e mi deposita infine sulla sommità dello Špik. Come su ogni vetta che si rispetti, trovo ad accogliermi il contenitore con il libro di vetta e timbro. Firmo, mi siedo e lascio che lo sguardo spazi.

​Il panorama da quassù dà il meglio di sé. A nord il Matajur domina l’orizzonte con la sua imponenza massiccia; a sud, il profilo arroccato di Castelmonte sembra uscire direttamente da un mondo di fiabe. E poi, la pianura friulana, che si stende magnifica e immensa sotto i miei occhi.

​Guardo giù, verso casa. Finalmente sono riuscito a raggiungere lo Špik. Non so quante volte in passato ho calcato i sentieri che lo circondano, ma oggi sono qui, sulla sua cima. Ora non mi resta che intraprendere la discesa verso Cividale, lasciandomi alle spalle questo piccolo, immenso luogo pieno di storia, così incredibilmente vicino a noi, eppure custode di un passato che merita di non essere mai dimenticato.