𝐄𝐦𝐢𝐥𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐆𝐫𝐢𝐬𝐨𝐬𝐭𝐨𝐥𝐨 𝐭𝐨𝐫𝐧𝐚 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐧𝐚𝐫𝐫𝐚𝐭𝐢𝐯𝐚 𝐜𝐨𝐧 𝐢𝐥 𝐬𝐮𝐨 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐨 𝐫𝐨𝐦𝐚𝐧𝐳𝐨
𝙇’𝙪𝒐𝙢𝒐 𝒄𝙤𝒏 𝒊𝙡 𝙘𝒂𝙥𝒑𝙚𝒍𝙡𝒐 𝒅𝙖𝒍𝙡𝒆 𝒕𝙚𝒔𝙚 𝙡𝒂𝙧𝒈𝙝𝒆
Dodici anni dopo Il muro di luce (2014), 𝐄𝐦𝐢𝐥𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐆𝐫𝐢𝐬𝐨𝐬𝐭𝐨𝐥𝐨 torna alla narrativa con 𝙇’𝙪𝒐𝙢𝒐 𝒄𝙤𝒏 𝒊𝙡 𝙘𝒂𝙥𝒑𝙚𝒍𝙡𝒐 𝒅𝙖𝒍𝙡𝒆 𝒕𝙚𝒔𝙚 𝙡𝒂𝙧𝒈𝙝𝒆, un romanzo mistery horror che segna un ritorno consapevole alle radici di una passione che accompagna il suo percorso autoriale fin dagli esordi. Oggi quella voce torna, con alle spalle una struttura narrativa di ampio respiro.
Scrittore e sceneggiatore originario del Friuli Venezia Giulia, 𝐆𝐫𝐢𝐬𝐨𝐬𝐭𝐨𝐥𝐨 ha iniziato a scrivere negli anni Novanta trasformando una vocazione nata quasi per caso in un percorso strutturato e continuo. Una scrittura riconoscibile fin dai primi lavori, caratterizzata da atmosfere intense, ambientazioni silenziose e una particolare attenzione alla dimensione emotiva dei personaggi. Le sue storie nascono da luoghi reali che conosce con il corpo prima ancora che con la mente: i Magredi, le Dolomiti, i boschi e i silenzi invernali del Friuli diventano in ogni suo romanzo parte integrante dell’immaginario narrativo, scenari evocativi che respirano insieme ai personaggi.

Nel corso della sua carriera ha esplorato generi diversi, dal noir al thriller alla fantascienza, pubblicando romanzi come Fino alla morte (1997), Adrenalina (1998), L’ultima notte (2005), Il grande burattinaio (2006), Il castello incantato (2008), Come foglie portate dal vento (2011), Unabomber (2012) e Il muro di luce (2014) e il manuale di scrittura creativa Oltre il muro (2026), oltre a racconti e partecipazioni a numerose antologie di narrativa contemporanea, tra le quali 666 Racconti del terrore edita da Delos Digital (2026) nella quale è presente un suo micro racconto. Parallelamente ha sviluppato una solida attività nel campo della sceneggiatura cinematografica, collaborando a soggetti e script per produzioni indipendenti tra cui Anna la Nera, Anguane, Inverno e La Croce di Ferro, affiancando alla scrittura un approccio fortemente visivo che deriva dal dialogo continuo tra narrativa e linguaggio cinematografico.
𝙇’𝙪𝒐𝙢𝒐 𝒄𝙤𝒏 𝒊𝙡 𝙘𝒂𝙥𝒑𝙚𝒍𝙡𝒐 𝒅𝙖𝒍𝙡𝒆 𝒕𝙚𝒔𝙚 𝙡𝒂𝙧𝒈𝙝𝒆 apre una serie crossover nel territorio del fantastico, primo capitolo di un microcosmo narrativo costruito in anni di lavoro che nei prossimi titoli attraverserà thriller mistery, urban fantasy e narrativa fantastica adatta anche a lettori più giovani, tutti legati tra loro da fili sotterranei. Un viaggio tra le leggende e il folklore del Friuli Venezia Giulia, percorso attraverso generi diversi che si intrecciano e si rispondono.
Al centro del romanzo c’è Sandro, operaio di Maniago. Un uomo che corre nei boschi, scrive di notte, ama con la quiete silenziosa di chi non sa dire le cose ad alta voce. Porta dentro qualcosa che chiama la breccia: un dolore senza forma che tiene a bada da anni. Una sera, durante una serata di musica e campane tibetane in un palazzo del centro, un contatto fisico apparentemente casuale cambia tutto. Qualcosa lo sceglie, e da quel momento lo abita come un parassita invisibile.
Appartiene a una razza antica che si chiama i Centenari: esseri che si insinuano nei corpi umani, si nutrono delle loro paure, consumano la loro forza dall’interno, e quando non resta più nulla saltano al prossimo ospite. Quello che sceglie Sandro è tra i più antichi. Sa aspettare. Sa che la resistenza di un uomo forte non è un ostacolo, è semplicemente cibo che dura più a lungo.
Disponibile nei maggiori store online e in libreria, il romanzo esplora i lati nascosti della psiche umana con la precisione di un mistery psicologico e la tensione di un horror che non urla ma sussurra. Il paesaggio friulano respira insieme alla storia, diventando parte integrante dell’atmosfera.
Chi ha letto Come foglie portate dal vento (2011) troverà ne 𝙇’𝙪𝒐𝙢𝒐 𝒄𝙤𝒏 𝒊𝙡 𝙘𝒂𝙥𝒑𝙚𝒍𝙡𝒐 𝒅𝙖𝒍𝙡𝒆 𝒕𝙚𝒔𝙚 𝙡𝒂𝙧𝒈𝙝𝒆 le risposte a un finale che aveva lasciato qualcosa di irrisolto. Un filo tenuto nascosto per anni, pronto ora a essere svelato. Il mondo narrativo che si apre è ampio, e questo romanzo ne è la porta d’ingresso.
