“I piedi lo sanno”: quando il cammino diventa storia
Intervista a Simone Piacquadio, autore del libro edito da Fiori di Campo
Chi lo legge nella rubrica di storie per bambini su Doce del Nordest (www.vocedelnordest.it) conosce il suo modo delicato e diretto di raccontare il viaggio, la crescita e le emozioni. Oggi lo incontriamo in veste di autore per parlare del suo libro “I piedi lo sanno”, edito da Fiori di Campo.
“I piedi lo sanno”. Cosa sanno che noi fingiamo di non sapere?
I piedi sanno sempre dove stiamo andando, anche quando la testa è confusa. Sono loro che ci portano avanti, che sentono il terreno, che ci fanno inciampare e rialzare. È un titolo semplice, ma racconta una verità profonda: spesso il corpo e l’esperienza sanno prima della mente.Sanno quando stiamo scappando. Sanno quando restiamo fermi per paura. Il corpo non mente. La testa costruisce scuse eleganti, i piedi invece tremano o avanzano. E quello è già un verdetto.
Di cosa parla il libro?
Parla di cammino, in senso concreto e simbolico. È un viaggio fatto di incontri, domande, piccole rivelazioni. Non è solo una storia da leggere, ma un percorso da attraversare. Ogni passo diventa occasione per capire qualcosa di sé.
Perché parlare di cammino oggi?
Perché siamo fermi. Distratti, seduti, paralizzati dal bisogno di approvazione. Camminare significa scegliere una direzione, e scegliere espone. È più comodo restare spettatori.
È un libro motivazionale?
No. Non sopporto i libri che ti dicono che andrà tutto bene. Non sempre va tutto bene. È un libro onesto. Dice che camminare stanca, che a volte ci si perde, ma che restare immobili consuma molto di più.
Cosa rischia il lettore aprendo questo libro?
Di riconoscersi. E non sempre è piacevole. Alcune pagine mettono davanti a domande semplici ma scomode: Dove sto andando? Questa è la mia strada o quella che mi hanno indicato?
C’è un legame tra il libro e la tua rubrica di storie per bambini?
Sì, anche se il linguaggio è diverso. Nella rubrica cerco di raccontare ai più piccoli temi grandi con parole leggere. Nel libro faccio qualcosa di simile, ma con uno sguardo più maturo. In fondo, però, il cuore è lo stesso: raccontare la crescita, la scoperta, il cambiamento.
È autobiografico?
Ogni libro lo è. Anche quando non lo ammette. Non è un diario, ma nasce da passi fatti davvero. E da qualche inciampo.
Nel libro c’è anche una dimensione spirituale. Che ruolo ha nel cammino?
Non è una spiritualità dichiarata o dottrinale. È una tensione. È la domanda che resta quando il rumore si abbassa. Nel cammino emerge perché, quando togli distrazioni e comodità, affiorano le questioni vere: senso, direzione, fiducia.
Cosa vorresti che restasse al lettore dopo l’ultima pagina?
Una sensazione. Non una risposta precisa, ma il desiderio di muoversi. Di fare un passo. Anche piccolo. Perché spesso è proprio il primo passo che cambia la direzione di tutto.
Com’è stato pubblicare con Fiori di Campo?
È stato un incontro naturale. C’è stata sintonia sul messaggio e sul modo di raccontarlo. Quando un editore crede davvero nel progetto, si sente.
Se dovessi disturbare il lettore con una frase?
Non aspettare di avere le risposte per iniziare a camminare. I piedi sanno prima.
Questo libro non promette soluzioni. Promette movimento…e a volte è tutto quello che serve.
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