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AL PALIO SPONTANEO UDINESE “DI AVOST” VOLANO I COLORI DEI VALENTINIS

DiRedazione

Ago 17, 2026

Quarta edizione dell’iniziativa spontanea promossa dal Fogolâr Civic di Udin per riportare in città i ludi storici identitari della Capitale del Friuli Storico e rinnovarne lo spirito civico intraprendente: “Cittadini che liberamente si ritrovano a Ferragosto a giocare in piazza nel ricordo della Storia non sono meri spettatori ma protagonisti della vicenda della loro città e del loro territorio!”.

Affollata come solamente nel 2024 la mossa della quarta edizione del libero “Pali di Avost” a Udine/Udin. Sabato 15 agosto 2026, quindici scapitanti corsieri e fantini in formato 1:72, ostentanti, a sorteggio, i nomi e i colori della piccola e grande nobiltà locale della Città del Tiepolo al crocevia d’Europa, prontamente affidati a barbareschi moderni nelle figure di qualificati ed attivi esponenti dell’associazionismo e del libero civismo culturale odierno, si sono sfidati in un gioco dell’oca en plein air sull’anello della Fontana di Giovanni da Udine, nel Mercatonuovo della Capitale del Friuli Storico, facendo il verso alle grandi “corse dai cjavai” che nel 1795 si trasferirono sull’ellittica pista del “Zardin Grant” dopo secoli e secoli di tenzoni in rettilineo attraverso il cuore della Città Vecchia. Iniziativa spontanea dal carattere unico, autofinanziata, di esemplare valore mobilitativo, frutto liberali dedizione, ricerca oltreché passione culturale e prosociale, procedenti da cordata di cittadini ed associazioni coinvolgenti anche soggetti istituzioni di alto livello. In prima linea il “Fogolâr Civic di Udin”, con il suo movimento, l’Arengo popolare, la Presidenza ARLeF e quella del Consiglio comunale cittadino oltreché gli udinesi Club per l’Unesco e Gruppo Storico di Borgo Pracchiuso. Di supporto, il Circolo Universitario Friulano “Academie dal Friûl”, il Coordinamento Civico Udinese “Borgo Stazione”, il Gruppo Storico Borgo Sette Stelle, l’Associazione “Amici di Mercatovecchio”, con l’ospitalità e la collaborazione di Galleria Italian Secret.

Alle ore 18, infatti, presso la nota galleria d’arte di Piazza Matteotti, si sono formalizzate le iscrizioni ed hanno avuto luogo gli abbinamenti a sorteggio tra pedine di gioco e candidati concorrenti con preventiva definizione dell’ordine alla mossa e in gara. Ai quindici sfidanti dell’edizione 2026 sono stati associati, quindi, altrettanti cavalli e fantini in livree omaggianti storiche casate della città, estratte dalle antiche matricole aristocratiche e riferite a tre ceti della nobiltà locale – cittadino udinese, castellano friulano e patrizio veneziano – costituiti in tre squadre antagoniste. Un giro di pista a sentenza di dado, dunque, dalla mossa alla meta prefisse all’altezza della bocca di leone affacciata verso nord, evocante san Marco, padre culturale dell’area Alpe-Adria, ambito storico naturale di una Udine pretesa “Nuova Aquileia”. Gara effervescente, certamente senza esclusione di colpi: tutti duelli al nerbo chiaramente simbolici affidati a responso di preziosi dadi artigianali in legno, generosa opera della passione dal rievocatore sig. Sergio Copetti. Straordinario il coinvolgimento del pubblico con manipoli di ragazzini, genitori e nonni, locali e turisti, arruolati sul campo di una non troppo deserta Udine ferragostana.

Alla fine, il Palio – tradizionale drappo vermiglio cui si èassociato il contrassegno dell’aquila di Aquileia sovrana, matrice ideale della città di Udine – è andato alla sig.ra Roberta Turco, da Grions del Torre, dama nobile del Gruppo storico udinese di Pracchiuso, il cui splendido sauro è arrivato primo alla meta, in omaggio ai colori dei Valentinis, schiatta cittadina storicamente oriunda aquileiese e matrice della celebre devozione locale per S. Valentino. Al secondo posto – la “civuite” o “çus”, dal giovane bovino un tempo dato in premio erimpiazzato ora da un salvadanaio di simili fattezze – è arrivata la sig.ra Paola Taglialegne, di Latisana/Tisane, cittadina di Udine, con il suo baio onorante le insegne di Casa Moisesso, nobiltà udinese originaria di Villaco, con bella casa sul “Zardin Grant”. Dalla valorosissima cortina storica di Pantianicco è giunto, poi, il presidente dell’ARLeF sig. Eros Cisilino, il cui lipizzano si è conquistato il terzo posto, omaggiando il blasone della gran casata parlamentare friulana dei nobili di Polcenigo, di origine francese – vuolsi della regione della Champagne – e con noto e splendido palazzo in città, oggi più conosciuto come di Toppo – Wassermann. In quarta posizione, la prof.ssa Maria Luisa Ranzato, nativa di Chioggia, procuratore dell’Arengo udinese e gran promotrice dei rivisitati Palii locali, con bianco corsiere dedicato al ricordo di Casa Pavona, dinastia cittadina oriunda del Bresciano, molto integrata nel tessuto urbano, uno dei cui esponenti, certo Luigi, canonico del Duomo, era simpaticamente noto tra il popolo, nell’Ottocento, per il tormentone “Cuissà cemût che e je”: detto con buona pace di quanti dimenticano le tradizioni linguistiche friulane della pur sempre composita e variegata cittadinanza udinese! Al quinto posto è giunta la sig.ra Marina Scagnetti, cittadina locale e rievocatrice, con il grigio destriero onorante le insegne dei Signori di Maniago, con nobile dimora urbana nel Borgo Poscolle. Al sesto posto, la sig.ra Albana Plos, rievocatrice anche lei, con il candido esemplare intestato alle glorie della ricchissima prosapia Cossio, castellani di Zegliacco e conti di Codroipo. Le insegne dei nobili di Varmo si sono aggiudicate il settimo posto con un baio alle redini della prof.ssa Renata Capria D’Aronco, Presidente del Club per l’Unesco di Udine. All’ottavo posto i colori degli Ottelio, con gran palazzo nel Mercatonuovo e morello in gara sotto la sig.ra Claudia Pascoletti, da Martignacco/Martignà, attivista delle rievocazioni storiche in costume. Sotto la sig.ra Franca Mattiussi, da Basiliano/Basilian, celeberrima anima dei comitati civici del territorio, ha raggiunto il nono posto lo stallone niveo dell’illustrissima casata udinese degli Antonini, di origini carniche, i cui sontuosi palazzi da secoli ornano la Capitale friulana. Decimo in classifica, il sauro con le insegne dell’eminentissima casata Savorgnan, associata addirittura al patriziato veneziano e da sempre tendente alla signoria su Udine e sul Friuli: cavallo “a brene” del presidente emerito della “Sociedad Friulana” di Buenos Aires, dott. Eduardo Dino Baschera, cittadino tarcentino ma di famiglia oriunda di Brazzacco ed, in passato, legata al gran casato friulano. Undicesimo posto per due, a pari merito. Da un lato, il morello degli Ettorei, orgogliosa stirpe oriunda di Aquileia e restia a sottomettersi alla Serenissima, di cui ancora Branco ricorda le glorie: sotto il prof. Alberto Travain, intellettuale udinese oltreché “camerarius” dell’Arengo cittadino e presidente di varie realtà sociali volte a promozione della cultura storica e dell’identità civica. Dall’altro, il baio dei nobili Codroipo, famiglia oriunda della località omonima e tra le più eminenti nell’area del borgo urbano udinese di Grazzano: sotto il newyorkese sig. Francesco Nicolettis, cittadino USA originario di Udine e sin da ragazzo in forza al fogolarismo “sitadin”. Al dodicesimo posto, il morello omaggiante il gran casato castellano degli Sbroiavacca, sotto la sig.ra Marisa Celotti, fogolarista udinese e consigliera dell’Arengo cittadino. Sotto il majanese sig. Sergio Copetti, rievocatore ed artigiano artista, il grigio corsiere con le insegne dei Rota, origini bergamasche e potentissimi nella ricca San Vito al Tagliamento / S. Vît, è giunto tredicesimo. La “purcite” ovvero la porchetta, attualmente tradotta in simpatico salvadanaio in forma suina, è stato infine il premio tradizionale attribuito all’ultimo in classifica: sig. Ermano Beltrame, da Grions del Torre, rievocatore anch’egli e – caso vuole – marito della vincitrice: insomma l’Alfa e l’Omega del “Pali di Avost” in una sola famiglia! Il sig. Beltrame correva in omaggio ai colori del casato Manin, cittadino udinese oriundo fiorentino ed aggregato al patriziato di Venezia sino ad esprimerne l’ultimo doge. E proprio a tre secoli dalla nascita del “doxe furlan” Lodovico Manin, gli organizzatori dell’evento hanno deciso di rendere onore alla sua memoria con le bandiere friulana e veneziana annodate una all’altra nella fontana, attorno ad un “bocoeo” di San Marco. Svelato, pertanto, il mistero della discrasia – segnalata da alcuni – tra Palio “alla tonda” settecentesco e costumi trecenteschi di alcuni concorrenti in gara, appartenenti al Gruppo Storico Borgo Pracchiuso: un omaggio alla Udine medievale che accolse, fra tanti, anche gli esuli Manin in fuga dalla Toscana delle lotte di fazione!

“No lâ ator a spas par vignî, dut dibant, a zuiâ in place a Udin a Madone di Avost, in semplicitât al vûl dî sei atôrs mighe no spetatôrs de vite e de storie de Capitâl furlane: juste spirts libars cuintri di ogni logjiche di tornecont che no sedi il gust di continuâ une liende…”. In apertura, il prof. Alberto Travain, presidente del “Fogolâr Civic di Udin” e primo promotore oltreché ideatore dell’iniziativa (persino anche autore delle pedine stesse, in livrea blasonata), aveva rimarcato il valore esemplare di cittadini che ancora si ritrovano per giocare in piazza: cittadini, quindi, non spettatori, fruitori di eventi, ma protagonisti degli eventi stessi. Quando tale esercizio di protagonismo individuale e collettivo avviene spontaneamente a Ferragosto – aveva detto il professore – allora siamo di fronte davvero ad un eroico esercizio di autodeterminazione controcorrente, spinto in questo caso da un amore viscerale per una Storia letta come scusa d’incontro, di comune autoriconoscimento anche in un’agonistica competizione, nel nome neutro, oggettivo e profondo, di una condivisione dei luoghi e delle loro memorie affidati a una posterità inclusiva perché affratellata dalla coscienza e dalla volontà di un comune destino. Il prof. Travain aveva ricordato così le grandi tradizioni di creatività sociopolitica, d’intraprendenza e autogestione civiche, dei friulani di un tempo e soprattutto degli udinesi, davvero lontani dal cliché creato ad arte degli inguaribili e insopportabili “sotans”. Terapia sociale e culturale importante quella cui si rifanno giocosamente, dunque, certe iniziative non solo paliesche del Fogolâr Civic di Udin, tese a reinventare attorno alla storia e alle tradizioni del territorio uno spirito civico radicato, inclusivo e condiviso per le nuove compagini di cittadinanza che si affacciano all’attualità. Alle riflessioni introduttive del professore aveva dato riscontro il presidente dell’Agjenzie Regjonâl pe Lenghe Furlane, sig. Eros Cisilino, sostenitore convinto di detti intenti in una prospettiva che certo riporta le identità locali e quella comune friulana veramente al centro di un dibattito attuale sulla necessità di un “community building”, di una costruzione o ricostruzione della comunità, cui richiama in effetti l’epoca corrente di disordinata globalizzazione. Sinceramente commossa nel vedere in piazza a Ferragosto tanta gente spontaneamente motivata a promuovere un senso di comunità cittadino, la Presidente del Consiglio comunale, avv. Rita Nassimbeni, aveva detto di trovare in questo la riprova di una sincerità e di una gratuità d’intenti veramente pregevole. Tutti esplicitamente avevano voluto sottolineare il fondamentale, distinto, impegno del prof. Travain e lo aveva fatto anche la celeberrima Presidente del Club per l’Unesco di Udine, prof.ssa Renata Capria D’Aronco, estimatrice e sostenitrice pluridecennale delle iniziative dell’intellettuale. Intervenuto anche il menzionato rievocatore sig. Copetti, per un indirizzo di saluto a nome del Gruppo Storico di Pracchiuso; sig. Copetti che inalberava, per l’occasione, il bel Palio agostano vinto l’anno precedente con un cavallo intitolato agli Antonini. Gradita la presenza tra il pubblico anche del Sindaco di Buttrio/Buri, dott. Eliano Bassi.

“Pali di Avost”: evento plurilingue. Dall’italiano al friulano, al friulano “sitadin” ed al veneto “udinaso”, sino alle lingue delle relazioni internazionali. Ed è in “udinaso” che si è tenuto il discorso finale del prof. Travain in qualità di “camerarius” presidente dell’Arengo, sotto l’Anello del Palio, in Via Mercatovecchio, meta delle antiche competizioni cittadine, dove, secondo tradizione remota, tutti i concorrenti si sono portati in corteo nell’ordine di classifica: “Podemo ver braura che semo solo noi che faxemo ste robe: inisiativa nostra; tenpo e studio e schei nostri. I çitadini che i se organixa per conto loro, de far robe bele de unir la çità, i dà un bon exenpio anche fora de Udine, in Friul e per tuto…”.

Vari gli operatori e i curiosi impegnati a documentare l’evento: tra questi la promotrice culturale argentina dott.ssa Noemi Lilian Salva e l’udinese “Leoleo Lulu”, immancabile reporter della vita cittadina.

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