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ATER Gorizia apre la mostra dei 100 anni

DiRedazione

Gen 10, 2026

Mostra “ATER 100 anni”.
Un secolo di storia si apre al pubblico.

Documenti inediti, tecnologie innovative e la voce di Giulio Ettore Ritter per raccontare 100 anni di comunità in un territorio di confine.

Gorizia, gennaio 2026 – ATER Gorizia compie 100 anni e celebra questo straordinario traguardo con un calendario di iniziative che onorano il passato, valorizzano il presente e tracciano visioni per il futuro. Tra queste, la mostra del centenario rappresenta il momento di maggiore apertura al pubblico: un’esposizione documentaria e multimediale che racconta l’evoluzione dell’ente attraverso la storia di un territorio di confine unico, dove le vicende dell’edilizia residenziale pubblica si intrecciano indissolubilmente con quelle di una città e dei suoi abitanti.

Le origini dell’ente risalgono al 1° ottobre 1925, quando con Regio Decreto 1884 venne riconosciuto l’Istituto Autonomo Case Popolari Industrie Tessili di Gorizia. Ma il seme di questa missione era stato piantato ancor prima, nell’Ottocento, dai Ritter-Rittmeyer: una dinastia industriale che costruì in località Straccis un intero quartiere operaio pensato per la vita delle persone impiegate negli stabilimenti tessili.

Per celebrare questo secolo di storia, ATER Gorizia ha promosso diverse iniziative: il Premio ATER 100, concorso di idee rivolto agli studenti di Architettura per immaginare una nuova vita per il Villaggio operaio di Straccis e il quartiere di via Volta a Monfalcone; una guida pratica alla gestione dell’alloggio ATER per tutti gli utenti; e l’aver ospitato il 4 e 5 dicembre scorsi l’assemblea annuale nazionale di Federcasa, il momento più importante a livello nazionale per l’edilizia residenziale pubblica. A coronamento di queste attività, la mostra apre ora le porte della sede di ATER al pubblico.

Un patrimonio documentale che torna alla luce

L’esposizione, visitabile gratuitamente nel mese di gennaio 2026, nasce da un ambizioso progetto di recupero e valorizzazione del patrimonio documentale di ATER Gorizia. Un lavoro certosino che ha portato alla luce documenti, fotografie, progetti e testimonianze inedite, restituendo al pubblico una narrazione per immagini e parole di 100 anni di storia locale, nazionale e internazionale.

Un territorio di confine, una storia unica

La mostra si sviluppa attraverso sei periodi che seguono le trasformazioni di Gorizia e del suo tessuto sociale nel corso del Novecento, testimoniando come l’edilizia residenziale pubblica sia stata risposta concreta ai bisogni delle persone nei momenti più cruciali della storia.

Si parte dal periodo austriaco e dalla prima edificazione, quando verso la metà dell’800 la famiglia Ritter diede vita al primo progetto di villaggio operaio: 39 case, 128 appartamenti, scuola, asilo, mensa, ospedale. Un modello di comunità integrata che anticipava di decenni i principi dell’edilizia sociale moderna.

Il percorso prosegue attraverso le devastazioni della Prima Guerra Mondiale, quando Gorizia si trovò sulla linea del fronte, e il passaggio al Regno d’Italia con la nascita ufficiale dell’Istituto nel 1925. La Seconda Guerra Mondiale porta nuove distruzioni e la drammatica divisione del 1947: la Conferenza di Pace di Parigi ridisegna i confini, Gorizia perde gran parte della sua provincia. È l’epoca dell’esodo e della necessità urgente di alloggi.

Gli anni ’50 sono quelli della ricostruzione con il Piano INA Casa e nuovi complessi abitativi, mentre il boom economico degli anni ’60 e ’70 porta l’espansione di nuovi rioni e la nascita della Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia, con l’edilizia popolare che diventa servizio sociale. Infine, dagli anni ’80 all’attualità: il recupero dei centri storici, la riqualificazione delle aree dismesse, fino alla nascita di ATER come ente pubblico economico nel 1999, oggi gestore di quasi 5.000 alloggi.

Giulio Ettore Ritter “riportato in vita”

La mostra mette in campo anche un elemento di grande attualità e innovazione, che “accoglierà” i visitatori all’ingresso. Grazie a un progetto realizzato in dialogo con la famiglia Ritter De Zahony, è stata “riportata in vita” la figura di Giulio Ettore Ritter von Zàhony (1816-1895), il padre della grande industria goriziana e primo presidente della Camera di Commercio.

Attraverso avanzate tecniche di intelligenza artificiale e partendo da documenti d’epoca, Ritter accoglie personalmente i visitatori raccontando in prima persona la sua visione imprenditoriale e sociale. “Ho vissuto in prima persona il tempo in cui Gorizia stava cambiando volto e ho creduto che il progresso non dovesse arricchire soltanto pochi, bensì garantire benessere a tutta la Comunità“, dichiara nel suo racconto virtuale, svelando i passi fondamentali che portarono alla creazione del primo villaggio operaio nel 1871.

È proprio la lungimiranza di Ritter – che comprese come la manodopera dovesse vivere in condizioni dignitose e come senza il benessere dei lavoratori nulla sarebbe stato possibile – a gettare le basi filosofiche e concrete di quella che sarebbe diventata l’edilizia residenziale pubblica italiana.

Come visitare la mostra

La mostra è ospitata presso la sede di ATER Gorizia in Corso Italia 116 e sarà aperta al pubblico per tutto il mese di gennaio 2026 con visite guidate gratuite. Per garantire un’esperienza di qualità e permettere a tutti di apprezzare documenti e testimonianze storiche con la dovuta attenzione, è necessaria la prenotazione.

I visitatori possono prenotare la visita tramite il modulo sul sito di ATER, o telefonando al numero 0481 593011 negli orari di ufficio.

Calendario aperture – Gennaio 2026:

  • Martedì 13, 20, 27 | ore 15.00-17.00
  • Giovedì 8, 15, 22, 29 | ore 11.00-13.00
  • Sabato 10, 17, 24, 31 | ore 10.00-12.00

Questa mostra è un atto di memoria e di responsabilità verso il futuro“, commenta Daniele Sergon, presidente di ATER Gorizia. “Aprire i nostri archivi, rendere accessibile la nostra storia significa riconoscere che abitare non è solo una necessità materiale, ma un diritto che riguarda la qualità della vita, il senso di comunità e l’identità di un territorio. Le radici che affondano nell’Ottocento con Ritter ci indicano ancora oggi la direzione: guardare avanti senza dimenticare da dove veniamo.”

Di Redazione

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