Festival Antichi Organi del Polesine
Un patrimonio da scoprire ed ascoltare
EDIZIONE XXII
7 – 28 dicembre 2025
A Ca’ Venier, voli romantici sulle armonie teatrali del Bazzani 1887
Un centinaio di persone applaudono Voltolina e Magosso
CA’ VENIER-PORTO TOLLE (RO), 15 dicembre 2025 – Terzo concerto e terzo successo di pubblico per il Festival Antichi organi del Polesine, che ieri, 14 dicembre, ha radunato un centinaio di persone alla piccola chiesa di San Nicolò di Ca’ Venier, per ascoltare la voce dell’organo Giacomo Bazzani del 1887. Un evento organizzato da Asolo Musica Veneto Musica, con la partnership del Comune di Porto Tolle, da sempre sostenitore della rassegna, la collaborazione della parrocchia di San Nicolò ed i patrocini della Provincia di Rovigo e della Diocesi di Chioggia. “Siamo orgogliosi di partecipare a questo festival – ha esordito l’assessore alla Cultura, Silvia Boscolo – perché ci permette di ascoltare in tutto il suo splendore, questo gioiello artistico e musicale che ha una valenza identitaria per la comunità: non è solo musica, ma ci parla di quello che siamo stati e di quello che siamo”. “Siamo onorati di mettere a disposizione questo strumento, che appartiene a tutti – ha detto il parroco padre Fiorenzo Biasibetti – soprattutto, appartiene a chi lo sa suonare”. Il maestro Nicola Cittadin, direttore artistico del festival, ha introdotto il concerto raccontando alcune caratteristiche tecniche del Bazzani, mostrandolo attraverso il grande schermo, che ha consentito di apprezzare la tecnica dell’organista durante tutto il concerto, riprendendo i musicisti dalla cantoria, dietro la fitta grata di legno.Per il Comune di Porto Tolle c’era anche il presidente del Consiglio comunale Alberto Bergantin.
Alla consolle dell’organo, c’era il maestro Alberto Voltolina in duo col clarinetto del maestro Raffaele Magosso, entrambi musicisti polesani, diplomati ai due conservatori della provincia, concertisti di lungo corso. Con loro, l’organo Bazzani è tornato letteralmente alle radici della sua fonica, poiché hanno preparato un programma di brani di stile operistico realizzati nell’Ottocento, quando gli organi riproducevano stilemi compositivi delle composizioni da teatro. Aria, quindi, ai voli melodiosi dei registi più argentini, in particolare proprio un registro clarinetto, sopravvissuto alla Riforma Ceciliana: un movimento di reazione alla musica liturgica del tempo, dominata da arie operistiche e melodie sentimentali, spesso derivate da compositori come Verdi, Bellini e Donizetti. L’implicazione per gli organi esistenti fu, nei casi più fortunati, la rimozione di registri “da concerto”: strumenti tipici dell’organo ottocentesco come ance (trombe, clarini) e mutazioni eccessivamente colorate, che imitavano l’orchestra sinfonica. Quindi largo alle melodie originali di Padre Davide da Bergamo e di Dènis Bedard, che pur essendo contemporaneo, si avvicina per estetica al primo. Tripudio di colori e continui movimenti delle leve di registro (che scivolano in orizzontale abbandonando i tiranti della Scuola veneta e mutuando il sistema lombardo). Voltolina coadiuvato da Cittadin ai registri, ha dato spettacolo. I brani in duo col clarinetto di Magosso erano arrangiamenti degli anni Quaranta a partire da materiali originali settecenteschi di Domenico Cimarosa e di Giuseppe Tartini, anche questi brani assemblati con gusto moderno e, diciamo pure, “svolazzante”. Magosso ha utilizzato un clarinetto della prima metà degli anni Settanta, con un suono molto tondo e dolce, che pur non essendo della stessa epoca, s’impastava molto bene con la fonica dell’organo. Applausi a non finire e richiesta di bis.
