Rinnovata a Codroipo per il quarto anno la manifestazione culturale civista avviata a Udine nel 2000 e divenuta appuntamento scolastico a partire dal 2010.
L’instabilità meteorologica ha limitato, quest’anno, ma non impedito il “Carnevale Civico Studentesco” friulano o, per meglio dire, “euroregionale”, manifestazione culturale civista udinese in quota Fogolâr Civic, risalente al 2000 ma rivisitata come evento scolastico dal 2010, a cura del prof. Alberto Travain, e riproposta nel corso degli anni in piccoli e grandi centri del Friuli, da Udine a Cividale sino a Palmanova, per approdare, dal 2023, al “quadrivio” storico regionale di Codroipo, proprio ad un passo dal Padre Tagliamento. “Rivoluzioni & contraddizioni”: il titolo dell’edizione 2026. “Utopie e rimembranze di cittadinanza al quadrivio d’Europa ossia prove tecniche di pianeta libero da ingiustizie sin dai banchi di scuola, nella tradizione carnascialesca di un sovvertimento memoria e speranza di un mondo migliore!”: così in locandina di una “manifestazione di cultura civica dell’Istituto Comprensivo di Codroipo/Codroip, ispirata alle suggestioni storico-civili del Carnevale in area Alpe Adria oltreché alla storia locale e universale delle ribellioni contro ogni tirannia, nel fiero solco delle tradizioni di moderno civismo culturale friulano”. Rimarcato il “gradito concorso di: Comune di Codroipo, Agjenzie Regjonâl pe Lenghe Furlane, Movimento Civico Culturale Alpino-Adriatico ‘Fogolâr Civic’, Circolo Universitario Friulano ‘Academie dal Friûl’, Gruppo culturale ‘Codroipo nel tempo’ fb…”. In programma imponente mobilitazione, come da manifesto: “Partecipano le Classi 1^A, 1^C, 1^D, 1^E, 2^C, 2^D, 3^B, 3^C e 3^E della Scuola Secondaria di Primo Grado ‘Giuseppe Bianchi’ di Codroipo insieme al Sindaco del Consiglio Comunale dei Ragazzi di Codroipo. Coordinamento culturale a cura del prof. Alberto Travain, con il distinto concorso dei colleghi prof.ssa Ketty Dal Lago, prof.ssa Roberta Decolle, prof. Alexej Giacomini, prof.ssa Annamaria Marnich, prof.ssa Marica Parussini, prof.ssa Paola Saro e prof.ssa Anna Savonitto oltreché la valida collaborazione dei docenti prof.ssa Cristina Benedetti, prof.ssa Elena Bianconi, prof. Daniele Cressa, prof.ssa Teresina Menegotto, prof.ssa Margherita Nigris e prof.ssa Lidia Zanetti nonché il supporto della prof.ssa Lucia Schilter, vicaria dell’Istituto Comprensivo presieduto dalla dott.ssa Erminia Salvador. Si ringrazia segnatamente lo studioso Maurizio Zorzini per il supporto culturale offerto. Un apprezzamento anche all’indirizzo del prof. Mario Banelli, fonte di utili notizie storiche…”. Giovedì 12 febbraio 2026, nella ricorrenza del Giovedì Grasso, la manifestazione si è tenuta presso l’ampia rotonda della scuola Bianchi. Uno scroscio di applausi all’ingresso delle mascotte dell’evento: “Sclesute” ossia la personificazione carnascialesca dello Scaglione araldico udinese e savorgnano, emblema storico, insieme al “Garoful”, della gran rivolta popolare friulana della “Joibe Grasse” 1511, primo riferimento della kermesse. In pugno, un stendardo purpureo con l’aquila e l’insegna udinese, vero cimelio del fogolarismo civico e accademico della Capitale del Friuli di quarto di secolo fa, rimontate agli esordi della manifestazione. Ad aprire l’edizione 2026 è stato il saluto dirigenziale alle scolaresche, a cura della vicaria prof.ssa Schilter, saluto seguito da emblematica offerta, ad una giovanissima “Done Int”, allegoria della cittadinanza, di una rosa simbolo della suddetta grande sedizione locale del Rinascimento, da deporsi tra le inferriate della torre locale delle Prigioni, “Bastiglia” codroipese, oggi sede museale, “in omaggio alle vittime e agli oppositori di antiche e nuove tirannie”. Quindi, “Done Int” ha provveduto subito a consegnare la simbolica dedica al nuovo direttore del museo civico, prof. Giacomini. Poi, gli appassionati interventi del Sindaco di Codroipo, dott. Guido Nardini, e dello storico Zorzini. A seguire, il momento topico della “Cerimonia delle Torri”, il rito più antico della manifestazione, ovvero la rassegna e l’abbattimento, da parte del Sindaco dei Ragazzi nonché delle altre autorità presenti, di nutrita schiera di torrioni allegorici, realizzati ed intitolati dalle scolaresche a mali e ingiustizie della società odierna, attualizzando l’archetipo costume veneziano del “Zioba Grasso”, che prevedeva la demolizione di castelletti simboleggianti la prepotenza dei nobili friulani, costume rimontante all’anno 1162 e chissà se ispiratore anche della suddetta ribellione plebea “marchesca” del Friuli al Carnevale 1511, contro la stessa feudalità! Dunque, “Bullismo”, “Disparità di genere”, “Disuguaglianza”, “Egoismo/Individualismo”, “Guerra”, “Inquinamento”, “Povertà”, “Razzismo”, “Violenza di genere”: ecco le “torri” o negatività contemporanee da abbattere secondo gli alunni di 1^A della “prof” Dal Lago, simpaticamente truccati da gatto, per ricordare le forze del Bene della più arcaica tradizione friulana ovvero i “Benandants”, in eterno conflitto con le incombenti negatività sulla comunità locali. Ed il Leone e il Gatto dei “Benandants” anche ben in vista sulla bandiera confezionata dalla scolaresca! Come non ricordare gli agguerriti bimbi delle compagnie “dal Gjat”, che sfilarono, al rullo dei tamburi, alla prima udinese della manifestazione, nel lontano 2000? Ed ecco, poi, la “Cerimonia del Cappello”, ispirata alle consuetudini carantane o sloveno-carinziane inerenti ai principi di democrazia e sovranità popolare, matrice storica delle genti che ripopolarono il Medio Friuli dopo le invasioni barbariche ed eredità della Grande Carinzia, dal Garda al Semmering, i cui usi civili stupivano l’Europa dei tempi andati ed avrebbero ispirato gli Stati Uniti. Autorevole “Siôr Popul” ha imposto così un bel berretto rustico – anch’esso cimelio civista udinese, indossato da sindaci e personalità – al Primo Cittadino giovanile locale, giunto oramai in scadenza di mandato, il quale, scortato da due picchieri del Giovane Gruppo Storico Codroipese, ha tenuto l’ultimo suo discorso alla presidenza della manifestazione, dopo aver abbattuto le torri allegoriche con rituale mazza, conferita agli studenti, nel 2024, dalla cameraria dell’Arengo di Udine. In programma, a seguire, il canto plateale dell’amatissimo “Se il mont si strucje”, inno popolare civista friulano contemporaneo, commemorativo dei moti ribelli del Rinascimento e capace davvero di mobilitare l’entusiasmo delle scolaresche, come già avviene da diversi lustri. E poi gli alunni di 3^B hanno voluto rievocare la rivolta muranese “delle Palle di Neve”, avvenuta esattamente un mese prima della “Joibe Grasse” friulana 1511: una manifestazione di ribellione ad un podestà della Serenissima nelle forme furbesche della ragazzata, eccezione alla regola leggendaria di un incontestato buon governo veneziano. E poi ancora, 1^D della “prof” Marnich e 2^D della “prof” Saro hanno incrociato le armi – ossia le stelle filanti – attorno a un ideale castello di Sterpo ripensando a celeberrimo prologo dei moti friulani carnascialeschi dell’11: da un lato ancora “Se il mont si strucje”, sotto le insegne dei Savorgnan; dall’altro, invece, “Wir kamen vor Friaul” garrenti i vessilli di Casa d’Austria e dei Colloredo, a rappresentare le due fazioni, plebea “zamberlana” e patrizia “strumiera” filoimperiale. E poi il 50° dell’“Orcolat”, il terremoto friulano del 1976, prova collettiva di resilienza contro i cataclismi che divenne epica, moto di riscatto e ricostruzione materiale e sociale e culturale certo non senza perdite irreparabili e contraddizioni. Mentre i ragazzi di 2^C della “prof” Savonitto e di 2^D della “prof” Parussini intonavano il moderno inno della Patria del Friuli “Incuintri al doman”, levando striscioni, bandiere e mattoni con i motti storici della ricostruzione e del riscatto friulani (“Un modon par omp e o tornìn a plomp”), “sandwich” studenteschi argutamente impertinenti della 3^B commentavano sui loro cartelli: “Terremoto = + soldi / + soldi = + divisi?”. Bella riflessione, poi, quella proposta sullo stesso tema da un alunno di 1^E, coadiuvato dalla “prof” Zanetti. A seguire, la Classe 3^C della “prof” Decolle, ostentando coccarde tricolori e fiocchi rosa e azzurri, ha voluto celebrare l’80° della Repubblica Italiana e la parità politica tra uomini e donne concessa in extremis dalla Monarchia sabauda. Conquiste civili frutto di un Secondo Risorgimento che reinventò per l’Italia un futuro ricco di speranza comunque non privo di criticità. Da qui il canto storico “Sebben che siamo donne”, anche espressione di emancipazione di genere, e l’Inno nazionale repubblicano, prima e quarta strofa “Dall’Alpi a Sicilia”, quella accomunante le mille Italie nel fiero ricordo delle sedizioni contro la tirannide e l’invasione. Anche qui, a margine, i pungenti “sandwich” di 3^B: “Italia 1946 – Viva l’Uguaglianza” / “Italia 2026 – Sanità pubblica, visita privata?”. E ancora, i ragazzi di 3^E con una rievocazione critica per il 250° degli Stati Uniti d’America, la cui dichiarazione d’indipendenza fu alla radice della prima ribellione popolare vittoriosa al colonialismo europeo nel mondo, divenuta, però, in seguito, imperialismo globale. Ma allora a Udine, l’illuminismo friulano brindò alla Rivoluzione americana. In campo, da lato, dunque, la Statua della Libertà, lo Zio Sam, George Washington, l’aquila USA; dall’altro, allegoria della Britannia, Queen Victoria, il generale Cornwallis, la nativa americana Pocahontas, l’imperatore giapponese Hirohito, un orso bianco della Groenlandia ed un pentito Luigi Del Bianco, lo scultore friulano di Rushmore, insieme a tamburini reggimentali della Guerra d’Indipendenza. Serrato il confronto tra propugnatori, avversari e vittime di un controverso “America Dream” plurisecolare. Poi, di nuovo, gli irriverenti “sandwich” di 3^B: “USA 1776 – Viva l’Autodeterminazione! / 2026 – Liberi dagli USA?”. Alla fine, l’intervento del prof. Travain, in qualità di ideatore e di coordinatore culturale dell’evento culturale civista, nonché di presidente del Fogolâr Civic udinese oltreché del Circolo Universitario Friulano “Academie dal Friûl”, sodalizi promotori storici del Carnevale Civico Studentesco friulano ed euroregionale. L’ultima parola di nuovo alla vicaria d’Istituto Comprensivo, prof.ssa Schilter, che ha ribadito come non risulti altra sede in Italia in cui sino a tal punto le vicende locali siano riannodate alla grande storia internazionale del luogo cammino della cittadinanza nella vicenda dell’Umanità. Nella parte di programma annullato per maltempo rientrava, infatti, anche un omaggio canoro – la famosa “Marsellaise” – a combattenti e vittime della Rivoluzione Francese in luogo evocativo di un caduto dell’epoca, il sergente Sauderant, colpito mortalmente da proiettile asburgico proprio all’angolo dell’ex Casa Chiaruttini, tra le Vie Candotti e Piave, “umbilicus urbis” codroipese, segnalato dal citato studioso Zorzini. Ed ancora, in Piazza della Legna o “Place dai Lens”, sotto un affresco della “Fuga in Egitto”, emblema universale dell’oppressione degli innocenti, doveva ripetersi, vigoroso, il canto del “Magnificat” in lingua friulana, contro prepotenti e persecutori dell’Umanità, in omaggio alle vittime di tutte le ingiustizie, tradizione avviata nel 2024. Non basta. Il Carnevale Civico Studentesco 2026 doveva concludersi con un’haka maori ovvero “bocjate” guerriera codroipese sotto il mascherone “turchesco” in Via Candotti o “Borc disot”, associato al ricordo delle incursioni ottomane e della resistenza contro di esse, rinnovata sfida popolare ai Barbari di ogni epoca, ricordando l’epica sortita locale del 1477. Saltati anche il corso infiorato da Via Friuli (Borc S. Roc), lungo le Vie Roma e Italia (Borc Grant) sino a Piazza Garibaldi (Place dai Grans), con Sberleffo ai Conti rievocativo della “Joibe Grasse” 1511, prima grande rivolta di popolo della storia europea moderna, anticipata nel Medio Friuli dai fatti di Sterpo (1509) e Malazompicchia (1510), ossia scherzoso lancio di stelle filanti contro Palazzo Cossio, celeberrima sede feudale codroipese, al grido storico “Savorgnan! Savorgnan!”, inneggiante ai capi dell’antica fazione plebea friulana, fieramente ostili ai nobili locali, giudicati usurpatori. Previsto anche omaggio alla memoria del deputato Giacomo Matteotti presso la civica lapide dedicatagli dai codroipesi in Via Italia: una vittima eroica della tirannide che costò la corona alla Monarchia sabauda con l’istituzione, 80 anni or sono, dell’odierna Repubblica. Le scolaresche hanno anche ricevuto la cordiale visita del Presidente ARLeF – Agjenzie Regjonâl pe Lenghe Furlane, Eros Cisilino, sempre attento e propenso a tutte le iniziative volte ad incrementare i contenuti profondi dell’essere friulani in una Contemporaneità non senza radici e non senza memoria.
