Il nostro Paese è leader europeo per la trota e il caviale, ma servono più concessioni a mare
«Insieme possiamo raggiungere risultati concreti. Più trasparenza e informazione per valorizzare il prodotto ittico italiano oltre a una necessaria reciprocità internazionale». Questa la richiesta del presidente dell’Associazione Piscicoltori Italiani (Api – Confagricoltura), Matteo Leonardi al vertice organizzato dalla stessa Associazione nella sede di Confagricoltura, a Roma, con i principali rappresentanti dei comparti acquacoltura e pesca e delle istituzioni.
L’Italia vanta il primato per qualità e sicurezza anche nel comparto ittico, un valore aggiunto riconosciuto a livello internazionale, ma che non basta a far crescere il settore. Al contrario, altri Paesi, in Europa e nel mondo, stanno conquistando risultati importanti in termini di produzione e mercati.
Sebbene l’Italia abbia un consumo di pesce più elevato rispetto ad altri Stati europei — circa 31 kg pro capite all’anno — soltanto il 14% arriva dalla produzione nazionale. Il resto è importato. Pesano, per spigole e orate, l’esiguo numero di concessioni demaniali marittime: solo 19 su oltre 8.000 km di costa; solo la Turchia, uno dei nostri principali competitor, ne ha 540. La Norvegia è arrivata a produrre 1,5 milioni di tonnellate di pesce in mare, mentre l’Italia è ferma a 15.000 tonnellate.
Siamo primi produttori di caviale da storione in Europa, con 67 tonnellate, e secondi al mondo dopo la Cina, che ha avuto una crescita molto veloce in breve tempo, fino ad occupare il 54% del mercato mondiale. Ma non c’è reciprocità: noi importiamo il caviale dalla Cina, ma il nostro è respinto dal loro Paese.
Anche con la troticoltura siamo leader continentali, con una produzione annuale di circa 30.000 tonnellate.
Il comparto dell’avannotteria di spigole e orate è cresciuto molto, ma l’Italia assorbe solo il 10% della produzione (pari a 200 milioni di avannotti/anno). Se ci fossero più allevamenti, potremmo avere maggiore presenza di pesce italiano sulle tavole. Sul fronte pesca, invece, si è registrata una diminuzione della produzione, sia per la contrazione della flotta italiana, sia per difficoltà strutturali e aumento di costi che incidono fortemente sul comparto.
Per invertire la tendenza, la necessità di intervenire su più fronti. Le proposte condivise dai rappresentanti di pesca e acquacoltura sono di garantire maggiori informazioni al consumatore con la trasparenza dell’origine del prodotto nel canale Ho.Re.Ca, dove viene consumato circa il 60% del pesce.
Parallelamente, a fronte di una richiesta che si è rivelata crescente, occorre aumentare il numero di concessioni a mare per l’allevamento di pesce in Italia. La spietata concorrenza dall’estero rischia altrimenti di soffocare tutti gli investimenti realizzati finora in un settore che è emblema della cucina italiana nel mondo.
