IL CONSORZIO RIDUCE I CANONI IRRIGUI E LANCIA GLI INVESTIMENTI
Il nuovo anno parte con 10 milioni di euro di lavori già in cassetto
2026 decisivo per le concessioni idrauliche e il collaudo di Ravedis
Il consorzio di bonifica Cellina Meduna si attende un 2026 all’insegna del dinamismo. “Con 8 milioni di euro di cantieri in concessione nazionale e regionale e 2 milioni e mezzo di interventi già finanziati per il potenziamento e adeguamento della rete, il lavoro non mancherà di certo”, commentano al proposito i vertici dell’ente dal quartier generale di Pordenone. Le novità per l’anno appena iniziato sono molte, a partire dalla riduzione del canone irriguo a carico dei consorziati: nel bilancio di previsione si stima un risparmio di 4 euro e mezzo ad ettaro. “Negli anni abbiamo cercato di snellire l’arretrato delle passate gestioni, liberando risorse importanti per gli obiettivi prefissati – hanno spiegato il presidente Valter Colussi e il direttore generale Massimiliano Zanet -. Così che oggi possiamo investire con maggior efficacia sul territorio senza per questo dover gravare inutilmente sui soci. Del resto il nostro punto di forza sono gli oltre 80 collaboratori che ogni giorno ci aiutano a gestire la complessa mole di competenze e interventi delegati. La sola voce del personale pesa per più di 5 milioni di euro all’anno. Anche nel 2026 vogliamo continuare su questa strada, innovando gli impianti di distribuzione idrica per rispondere alle mutate esigenze dell’agricoltura”. Nota stonata il netto calo di entrate che da qualche tempo si sta invece constatando dalla vendita di energia elettrica prodotta dalle centraline di proprietà del consorzio. Un esempio: la sola centralina Populin di Vivaro incasserà 60 mila euro in meno rispetto all’esercizio precedente. “L’abrogazione degli incentivi del Gse, il gestore della rete, sta incidendo non poco sui bilanci ma ciò non fermerà l’intento di disporre di una quota di energia green sempre più consistente”, hanno riferito Colussi e Zanet. A proposito di idroelettrico, nelle prossime settimane andranno in rinnovo le concessioni per l’utilizzo delle acque dei torrenti Cellina e Meduna. La diga di Ravedis è poi pronta al collaudo finale, con il successivo avvio a pieno regime di una struttura nata per laminare le piene e difendere la Bassa pordenonese. “Il dissesto idrogeologico rappresenterà la vera sfida dei prossimi decenni anche nel nostro piccolo Friuli dove i cambiamenti climatici ci espongono al rischio di improvvisi danni e pericoli”, è stato il commento conclusivo.
