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Dal Sud della Francia alle colline piacentine: il catalogo di Elemento Indigeno si amplia

DiRedazione

Mar 25, 2026

Da aprile nuovi ingressi arricchiscono la selezione: tra le novità Le Temps de Fleurs, giovane realtà di Limoux, e Vecchio Consorzio 1953 con i suoi sidri della Val d’Arda.

A partire da aprile il catalogo di Elemento Indigeno si arricchisce di nuovi produttori e prodotti che condividono una visione comune: lavorare nel rispetto della materia prima e del territorio, lasciando che ogni prodotto sia espressione autentica del luogo da cui nasce. Tra le novità spiccano due realtà molto diverse tra loro ma accomunate da una forte identità agricola: Le Temps de Fleurs, giovane progetto vitivinicolo nel cuore della regione francese di Limoux, e Vecchio Consorzio 1953, già presente in catalogo e ora introdotto anche nella categoria sidro con una produzione legata alla tradizione contadina locale.

Il progetto Le Temps de Fleurs nasce a Limoux, territorio dove la tradizione delle bollicine ha radici profonde. Qui lavora Baptiste Gazeau, giovane viticoltore che ha scelto di valorizzare il terroir della regione con uno sguardo contemporaneo, senza allontanarsi dalle pratiche agricole tradizionali. I vigneti sono anche certificati biologici dal 2020 e in cantina l’intervento è ridotto al minimo, con l’obiettivo di lasciare spazio all’espressione dell’uva e del territorio. Il lungo affinamento sui lieviti contribuisce a definire vini che si distinguono per purezza, profondità e complessità aromatica.

La Blanquette de Limoux e il Crémant de Limoux, entrambi in versione Extra Brut, entreranno in catalogo come due interpretazioni eleganti e distintive delle bollicine della regione. La Blanquette, ottenuta da uve autoctone Mauzac provenienti da vigneti che possono raggiungere gli 80 anni, coltivati su suoli calcarei, si distingue per freschezza e tensione, con note di mela verde, agrumi e delicate sfumature floreali. Il Crémant, blend di 70% Chardonnay e 30% Chenin provenienti da parcelle selezionate in altitudine e vielles vignes, è affinato a lungo sui lieviti e mostra un profilo più ampio e complesso, mantenendo brillantezza e bevibilità. Si tratta di vini che raccontano con precisione il carattere di Limoux e il lavoro di una nuova generazione di vignaioli che sta contribuendo a dare nuova energia a questo territorio storico della spumantistica francese.

Accanto a questo progetto vitivinicolo, Vecchio Consorzio 1953 amplia la propria presenza in catalogo entrando nella categoria del sidro con due diverse etichette. Più che una semplice cantina, Vecchio Consorzio è un progetto di rigenerazione territoriale nato tra le colline piacentine grazie all’iniziativa di Massimiliano Croci e Pietro Gazzola. L’idea è quella di ridare valore a un’area in cui viticoltura e melicoltura stavano progressivamente scomparendo, sostenendo i contadini locali attraverso l’acquisto di uve e mele coltivate esclusivamente con metodo biologico.

La sede si trova a Bacedasco Basso, in Val d’Arda, all’interno di un ex consorzio agrario degli anni ’50 che oggi rappresenta simbolicamente un ritorno consapevole alla cultura agricola del territorio. Da questo progetto nascono i sidri Spacco, prodotti da varietà di mele antiche e fermentati spontaneamente con lieviti indigeni. Il nome richiama la pratica dell’innesto sugli alberi di mele che i nonni dei produttori eseguivano nei frutteti di famiglia, un gesto agricolo semplice che diventa simbolo di continuità tra passato e presente.

Lo Spacco Bianco Secco si distingue per un sorso fresco e scorrevole, con una leggera vena amaricante che ricorda la buccia della mela e una bollicina fine che rende la bevuta dinamica e conviviale. Accanto a questo, lo Spacco Rosé Secco, ottenuto anche da mele a polpa rossa, ha un profilo più teso e sapido, con una bolla persistente e un finale netto e dissetante.

Con l’ingresso di queste nuove referenze, Elemento Indigeno continua a costruire un catalogo che mette al centro progetti agricoli autentici e fortemente radicati nei territori di origine. Dalle colline calcaree di Limoux ai frutteti della Val d’Arda, il filo conduttore resta lo stesso: raccontare prodotti che nascono da un legame reale con la terra, il lavoro agricolo e le comunità che li rendono possibili.

Di Redazione

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