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Dalla community del TCE, le sette direttrici strategiche del Manifesto

DiRedazione

Feb 14, 2026

Dalla community del Trieste Coffee Experts, le sette direttrici strategiche del Manifesto

 L’ambizione era dichiarata fin dal titolo: Coffee Megatrends. “Con l’ottava edizione del Trieste Coffee Experts ci siamo posti un obiettivo chiaro: individuare, analizzare e affrontare le principali istanze e tendenze di un settore in profonda trasformazione”, spiega Andrea Bazzara. “Non volevamo limitarci a osservare i cambiamenti, ma creare uno spazio di confronto capace di interpretarli e metterli a sistema. Per farlo abbiamo costruito un percorso di confronto articolato, che accanto agli speech ha introdotto nuovi format di dialogo e approfondimento unici, come gli Stati Generali del Caffè e il Think Tank Torrefattori, pensati per favorire un contributo realmente condiviso”. 

Questo percorso ha portato Bazzara a sintetizzare i contenuti emersi durante il summit, grazie al contributo dei partecipanti, in un Manifesto che nei prossimi mesi si amplierà ed evolverà in un Paper.

 Presentato ufficialmente a Rimini, in occasione della 47esima edizione del Sigep World, il Manifesto è stato successivamente condiviso da Bazzara, e continuerà a esserlo, con partner, stakeholder, associazioni ed esperti, coinvolgendo sia i protagonisti dell’ottava edizione del Trieste Coffee Experts sia interlocutori esterni.

L’obiettivo era quello di creare un contributo corale, capace di racchiudere quanto sviluppato attraverso gli speech e i nuovi format del summit di dicembre.

Da questo lavoro sono emerse sette direttrici strategiche, che restituiscono le principali sfide e opportunità espresse dai protagonisti della filiera del caffè, che di seguito riportiamo:

1) Da settore a sistema

La coesione come leva competitiva.

Il futuro del caffè italiano non dipende dalla somma delle singole eccellenze, ma dalla capacità di fare sistema. In un contesto globale segnato da instabilità economiche, normative e climatiche, solo una filiera coesa – imprese, associazioni e istituzioni – può rappresentare l’espresso italiano con una voce credibile, autorevole e riconoscibile in Europa e nel mondo.

2) Da tradizione a identità condivisa

L’espresso come patrimonio culturale vivo.

La tradizione non è nostalgia né retorica: elementi come qualità e artigianalità non rappresentano più valori distintivi, ma condizioni di partenza. Costruire un’identità comune dell’espresso italiano significa trasformare il gusto in linguaggio, la tecnica in racconto, la cultura in valore economico, rendendo tutto ciò che ruota intorno all’esperienza dell’espresso parte integrante del suo significato nel lifestyle, nel turismo, nei media e nella società contemporanea.

3) Il valore reale della tazzina

Dal rito al prezzo giusto. 

Il prezzo della tazzina non può più essere disallineato dal suo valore reale. Costi crescenti, qualità del servizio, sostenibilità e professionalità richiedono un nuovo equilibrio economico. Difendere il valore della tazzina significa garantire la sostenibilità di bar, torrefazioni e dell’intera filiera, in un mercato che evolverà verso meno volume e maggiore valore.

4) Sostenibilità sostenibile

Dalla visione ai fatti. 

La sostenibilità non è più un’opzione, ma una soglia di accesso al mercato. Ambientale, sociale ed economica, deve diventare concreta, misurabile e applicabile anche alle PMI. Tracciabilità, gestione delle risorse, filiere responsabili ed EUDR ridefiniscono le regole del gioco: chi non misura, non governa; chi non governa, non compete.

5) Dal sapere al sapore 

Formazione, gusto, consapevolezza.

Il valore del caffè nasce dalla conoscenza. Serve un modello formativo coordinato e un linguaggio del gusto accessibile, capace di rendere il consumatore più consapevole e di rafforzare il ruolo del barista come professionista culturale. Solo chi sa raccontare il caffè può farne percepire il valore. Educare al gusto significa anche educare all’esperienza: saper leggere un espresso nel suo contesto, nel rito e nel luogo in cui viene vissuto.

6) L’uomo al centro della macchina

AI come leva, non come rimpiazzo.

 L’intelligenza artificiale non deve sostituire il sapere umano, ma amplificarlo. Nel caffè, come in altri settori, un uso etico e cooperativo dell’AI può migliorare qualità, controllo, replicabilità, tracciabilità ed efficienza, diventando una nuova alleata dell’artigianalità italiana e del rito dell’espresso.

7) Made in Italy reloaded

Dal marchio al messaggio.

Il Made in Italy del caffè non è solo un’origine geografica, ma un sistema di valori. Qualità, territorio, etica, design, tecnologia ed esperienza devono tradursi in un modello riconoscibile, coerente e credibile sui mercati internazionali. Non vivere dei fasti del passato, ma rigenerare valore trasformando cultura industriale, artigianalità e innovazione in un messaggio contemporaneo. Il Made in Italy del caffè deve tornare a essere una promessa mantenuta, non un’etichetta.

Di Redazione

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