La Casa Bianca alza il livello di pressione su Teheran: Donald Trump ha annunciato dazi del 25% per i Paesi che continuano a fare affari con l’Iran, presentandoli come una misura “con effetto immediato” e “definitiva”. La mossa, legata alla crisi interna iraniana e ai contatti diplomatici avviati, apre però un’incognita economica: quando la geopolitica colpisce i flussi commerciali, la volatilità può arrivare fino ai costi di energia e bollette.
Tariffe “definitive” e pressione sul regime: cosa ha annunciato Trump
L’annuncio è arrivato via social, con una formula che mira a colpire non solo l’Iran ma anche chi mantiene rapporti con Teheran: una tariffa del 25% su “tutti gli affari” svolti con gli Stati Uniti per qualsiasi Paese che commercia con la Repubblica islamica. Washington, almeno nelle prime ore, non ha diffuso dettagli operativi su tempi, perimetro o possibili esenzioni, limitandosi a presentare la scelta come un ordine vincolante. Resta da capire come verranno valutate, nel concreto, le singole transazioni.
Sul piano politico, la misura viene inserita nel tentativo di fermare la repressione delle proteste in Iran. Le stime sulle vittime variano molto: da circa 600 a 2.000 fino a oltre 12.000 secondo diverse fonti e testimonianze, mentre è stata riportata anche la cifra di 2.000 morti citando un funzionario iraniano.
Accanto alla leva commerciale resta aperto il canale diplomatico. Sono stati segnalati contatti attraverso l’inviato speciale Steve Witkoff e l’apertura di Teheran a negoziati “equi” e basati sul “rispetto reciproco”, pur ribadendo di essere “preparata alla guerra”. Nel frattempo, a Washington si lavora a una gamma di opzioni, dalla diplomazia fino a scenari militari, da sottoporre al presidente.
Partner commerciali e reazioni: l’Europa tra i Paesi più esposti
I numeri aiutano a capire perché la minaccia dei dazi secondari potrebbe avere eco ben oltre il Medio Oriente. Nel 2022 l’Iran ha esportato verso 147 partner commerciali e tra le principali destinazioni figurano Cina, Emirati Arabi Uniti, Turchia, Brasile e Russia. È una rete ampia, che rende la misura potenzialmente dirompente se applicata in modo rigido.
Il peso della Cina è centrale: oltre 32 miliardi di dollari di interscambio con Teheran, con Emirati e Turchia tra gli altri partner rilevanti. Nella lista compaiono anche Iraq, Unione europea e India, segno che il dossier non riguarda solo gli equilibri asiatici, ma anche filiere industriali e servizi.
Sul fronte europeo, tra i Paesi Ue con rapporti commerciali con l’Iran guida la Germania, seguita dall’Italia, poi Paesi Bassi, Francia e Spagna. Per Roma il tema è concreto: l’export italiano verso l’Iran valeva 663 milioni di euro nel 2024, mentre sono state stimate importazioni per quasi 200 milioni e vendite per circa 500 milioni. Intanto Pechino ha criticato l’iniziativa americana e Giappone e Corea del Sud hanno detto di monitorare gli sviluppi.
Dai dazi alle bollette: il possibile effetto domino su luce e gas
Il collegamento con energia e bollette passa soprattutto dal petrolio, che resta una delle principali leve economiche di Teheran. Il principale sbocco del greggio iraniano è la Cina, dove finisce l’80% della produzione, anche se quel petrolio pesa per il 9% del totale importato da Pechino. Se i dazi minacciati diventassero effettivi, alcuni Paesi potrebbero ricalibrare acquisti e rotte, con effetti indiretti sui prezzi internazionali e sul clima di rischio.
C’è poi l’elemento dell’incertezza: una strategia simile era stata evocata nel 2025 sul Venezuela, senza arrivare – “fino ad oggi” – all’applicazione concreta delle tariffe annunciate. Ma l’escalation commerciale è un tratto ricorrente: viene citata anche una proposta di legge al Congresso che consentirebbe dazi fino al 500% per chi acquista energia dalla Russia, a dimostrazione di quanto il settore energetico sia ormai centrale nelle dispute tariffarie.
Per le famiglie italiane, la ricaduta non è automatica ma può manifestarsi come maggiore volatilità dei prezzi all’ingrosso, che tende a riflettersi su offerte variabili e, a cascata, sul costo finale di luce e gas. In questa fase, vale la pena tenere d’occhio tre segnali:
- eventuali conferme ufficiali sull’entrata in vigore e su chi viene colpito;
- reazioni dei grandi importatori e possibili tensioni nelle catene di approvvigionamento;
- oscillazioni dei prezzi energetici, che possono anticipare ritocchi in bolletta nelle settimane successive.
Fonte: https://www.papernest.it/news/dazi-usa-contro-chi-commercia-con-liran-effetti-bollette/
