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Voce del NordEst

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Ernesto l’orologiaio più richiesto

DiSimone Piaquadio

Mar 23, 2026

C’era una volta…o forse eran molte, delle storie un poco stolte. In esse, di un uomo si raccontava, che del tempo spesso si burlava! Il suo nome era Ernesto e della città era l’orologiaio più richiesto. Ogni congegno sapeva creare, che all’opportuno proprietario sapeva abbinare. Costruiva orologi speciali, che scandivano il tempo con precisioni personali. Una sera era capitato, che in bottega un riccastro era entrato e… -di corsa!- aveva ordinato, -che il mio orologio venga riparato-.

-A suo tempo verrà eseguito-, rispose Ernesto con tono divertito. A quel punto adirato, il riccastro aveva tuonato: -io son don Raffaele ed ho denaro e potere; ogni uomo si piega sempre al mio volere! Se per domattina il mio orologio non riparerete, in guai grossi vi ritroverete!-

L’orologiaio per nulla affannato, l’orologio con calma aveva dunque smontato. Tutta la notte ci avrebbe lavorato, ma una modifica aveva escogitato, per dare una lezione a quel gran maleducato. Don Raffaele al mattino era arrivato, per ritirare l’orologio come programmato. Il lavoro era stato accurato e nulla da obiettare aveva trovato. Quando a casa era arrivato, la melodia dell’ora l’orologio aveva suonato. Ma quella originale era stata cambiata; di certo dell’orologiaio una furbata era stata. Ma così suadente era la nuova versione che don Raffaele l’aveva ascoltata a ripetizione. Fin quando il telefono aveva squillato, e da un sonno d’ipnosi si era come destato. La riunione alla sua banca aveva saltato!- così il direttore aveva annunciato.

Ma sul suo quadrante mancavan tre ore, doveva quell’altro esser in errore. Senza dar peso a quella segnalazione, ad una sua fabbrica era andato a far l’ispezione. Che infausta visione! Il personale lavorava a rallentatore e nemmeno un richiamo faceva il direttore. -Tu mi vuoi rovinare!- urlava a quello mentre lo stava a licenziare.

Il riccastro ancora furente, era uscito nel vicolo adiacente, per pranzare velocemente, con un panino caliente . Ma un randagio affamato, quel panino aveva adocchiato e sull’uomo si era avventato. Spaventato l’uomo era subito scappato, ma per quanto s’affannava, pur sempre lento avanzava. In un lampo il cagnaccio, gli aveva morso un polpaccio, portando a termine il colpaccio, di rubargli il panino da sotto il braccio. Don Raffaele, che era caduto di sedere, per il grande dolore, aveva chiamato un dottore. Ma nell’autoambulanza era iniziata la danza, dei rallentamenti ad oltranza e con malacreanza aveva urlato alla conduttanza: -ma quanto ci vuole, il sedere mi duole? Del mio orologio il quadrante, segna un tempo sconsolante. Orsù! Accelerate di più!-

-La testa avrà picchiato- aveva risposto il dottore sconcertato. -Siam partiti da due minuti, lesti come gli starnuti-.

Al riccastro in quell’istante, era sorta un idea stravagante. Che uno scherzo disonesto, gli avesse giocato l’Ernesto?

Ma l’orologio aveva suonato e di nuovo era capitato, che caduto era ipnotizzato. In ospedale si era svegliato, con il sedere fasciato ed un polpaccio bendato. In quella giornata surreale, cosa ancora poteva capitare?

Il riccastro aveva indovinato, che dal tempo era perseguitato. Dall’orologiaio doveva andare, e spiegazioni gli doveva dare. Perchè il tempo scorreva strano, a volte lesto, a volte piano? Il suo autista aveva chiamato, che a prenderlo fosse andato. Dell’orologio si doveva liberare, se alla normalità il tempo voleva far tornare. Ma appena il cinturino aveva toccato, la suoneria aveva suonato, ed ipnotizzato era di nuovo cascato. L’autista l’aveva destato, che ormai buio era diventato. Che bella scoperta, la serranda di Ernesto era ancora aperta! -Orologiaio screanzato!- Aveva urlato entrando arrabbiato. -Tu sei Ernesto, l’orologiaio disonesto, e ben presto, non sarai piú richiesto.-

Ma l’orologio aveva di nuovo suonato, ed ancora una volta era rimasto incantato. Nel letto di casa si era ritrovato, il giorno seguente in cui si era imbambolato.

-In che guaio mi sono cacciato?- aveva detto triste e sconsolato. -Del mio tempo non son piú detentore, proprio io che di mezza città son padrone. Al bagno penale, pagherà questo scherzo brutale. Ancora non e nato, chi il mio potere abbia sfidato-.

Ma il tempo di nuovo si era sballato dopo che l’orologio aveva suonato. Così era accaduto per il giorno intero, e niente era riuscito a concluder per davvero. Alla sera sfinito aveva però capito, che per la sua prepotenza era stato punito. Aveva sempre pensato, che con il denaro tutto avrebbe comprato. Aveva tanto malvissuto, e la vita non si era mai davvero goduto. Era solo ed abbandonato, perché con tutti era stato sempre uno screanzato. -Di vita ce n’è una sola-, disse tra se con un groppo in gola. Doveva rimediare: le sue scuse all’orologiaio doveva portare, prima che l’orologio si rimettesse a suonare. In un lampo era arrivato (o almeno così gli era sembrato). Era ormai orario di serrata, ma il riccastro chiese con voce garbata: -gentile signor Ernesto, siete davvero l’orologiaio più richiesto.

Scusate la mia intrusione, delle altre sere con maleducazione. La lezione ho imparato, che mi avete insegnato. Il tempo è assai prezioso, ed io l’ho sprecato in modo capriccioso. Se di questa maledizione mi libererete, un uomo nuovo conoscerete-.

Ma l’orologio aveva ancora suonato, interrompendo il discorso accorato, del riccastro che si era ancora imbambolato. Al mattino si era di nuovo ritrovato, a casa sua con l’orologio ben allacciato. c’era scritto sul quadrante, un messaggio scoraggiante: a suo tempo rimarrai, ipnotizzato come non mai. Ma invece di demoralizzarsi, Raffaele aveva deciso di attivarsi. Che avesse un’ora od un minuto, il tempo appieno avrebbe goduto. Andò a cantare e pure a ballare, ed anche ad aiutare chi soffre in ospedale! Con cortesia e comprensione, si fece amiche un sacco di persone. Per tanti anni non avrebbe piu suonato, la musichetta che lo aveva minacciato. E quando di nuovo l’orologio si era fermato, in bottega da Ernesto voleva fosse aggiustato. Perchè pur sapendo ch’era un inganno, questo lo aiutava a vivere con meno affanno. Padre tempo non si può sovrastare, perché lui sa pazientare e le ore può dilatare od accorciare, Questa è la lezione da imparare: dietro ad un orologiaio può essere celato, padre tempo da uomo incarnato.

Buona notte miei piccoli lettori

Di Simone Piaquadio

Simone è uno scrittore in viaggio tra parole e riflessioni. Ama raccontare storie di cambiamento e ricerca di sé, con uno sguardo profondo e autentico- Qui condivide pensieri, frammenti di racconti con chi, come lui, ama perdersi e ritrovarsi tra le righe.