• Dom. Lug 26th, 2026

Voce del NordEst

online 24/7

Formula 1: il pagellONE dell’Hungaroring 2026

DiF1 addicted

Lug 26, 2026

Top 5

  • M.Verstappen: Una prova di pura caparbietà. Se al venerdì appariva furioso con la squadra e con una vettura che non sentiva sua, alla domenica ha ribaltato la situazione. È scattato benissimo, ma a fare la differenza è stata la sua immensa classe al volante: il sorpasso ai danni di Hamilton è stato semplicemente sontuoso, uno dei più belli degli ultimi anni (voto 10 per la manovra). Ha lottato con il coltello tra i denti per il podio e, complice anche il ritiro di Piastri, ha conquistato una seconda posizione che alla vigilia sembrava pura utopia, voto 8.5
  • L.Norris: Imprendibile per tutto il fine settimana. Nonostante una partenza da dimenticare che sembrava aver compromesso la gara a favore del compagno di squadra, Lando non si è lasciato abbattere. Ha mantenuto una concentrazione glaciale, tenendo fisso nel mirino l’obiettivo finale e rivelandosi dominante in termini di pura velocità. La sua gestione degli stint e della monoposto è stata magistrale, rendendolo a tratti letteralmente inavvicinabile. Un’ottima risposta da vero campione del mondo in carica, esaltata anche dai recenti aggiornamenti portati sulla sua McLaren, voto 9
  • Racing Bulls: Continua l’incredibile striscia positiva del team di Faenza. Anche all’Hungaroring i due giovani alfieri riescono a piazzare entrambe le vetture in zona punti, mantenendo un trend che sta regalando enormi soddisfazioni alla scuderia satellite della Red Bull. I due piloti hanno trovato un feeling clamoroso con la monoposto. Se si considera che Arvid Lindblad è l’unico rookie di questa stagione, il risultato appare ancora più sorprendente, così come il netto riscatto di Liam Lawson dopo lo scarso rendimento offerto all’interno del Circus l’anno passato. Monoposto solida, piloti concreti: una stagione che sta andando ben oltre le aspettative, 7.5
  • N. Hulkenberg & F.Alonso: Accoppiata dedicata a due tra i piloti più esperti del Circus, autori di prove degne di nota per motivi diversi. Per Hülkenberg arriva finalmente il primo piazzamento a punti che smuove la sua classifica, frutto di una gestione intelligente delle potenzialità di una monoposto apparsa qui più costante e concreta che altrove. A sorprendere, però, è anche Alonso: non tanto per il posizionamento finale (chiude dietro al compagno Stroll), quanto per il netto passo in avanti mostrato nel weekend. Entra clamorosamente in Q2 quando sembrava tutto perduto e in gara si inventa una magia gestionale: uno stint su gomme Soft di oltre 30 giri, un’eternità se si pensa che per i top team la stessa mescola è crollata dopo appena 15 tornate. Inossidabili, voto 8
  • K.Antonelli: Le aspettative in casa Mercedes per la tappa ungherese erano tutt’altro che rosee. Privato della possibilità di lottare per la pole position a causa della bandiera gialla innescata da Verstappen nell’ultima curva del Q3, Kimi non si è mai dato per vinto. Fin dal via ha attaccato per lottare per il podio e per la vittoria, determinato ad allungare sui diretti rivali al titolo. La sua prestazione è stata eccellente: senza la sfortuna legata a un problema elettronico del sistema di segnalazione dei doppiati (che ha fatto perdere secondi preziosi sia a lui che a Hamilton), avrebbe probabilmente conquistato la seconda piazza d’onore. Una gara lucida e di grande forza, specialmente se confrontata con il calvario del compagno di squadra, frenato ancora una volta da noie meccaniche, voto 7.5

Flop 5

  • Ferrari: Dopo un venerdì che faceva presagire un dominio rosso e un sabato segnato da soli 12 millesimi di distacco dalla pole di Hamilton (poi incappato in una penalità che comunque gli sarebbe costato la prima piazza), la domenica ha mostrato una realtà ben diversa. Il crollo prestazionale è arrivato con il passaggio alle gomme Hard: un secondo stint disastroso che ha tolto la SF26 dalla lotta con le McLaren e complicato quella con la Red Bulll. A completare il quadro, la mancata reattività di Hamilton su Verstappen e il pasticcio allo start di Leclerc, che ha perso quattro posizioni finendo imbrigliato nel traffico. Tra pista e muretto box, il team di Maranello è apparso totalmente smarrito, voto 4.5
  • Cadillac: Un doppio ritiro che pesa come un macigno per il team americano. Se la natura di scuderia debuttante concede comprensibili attenuanti, dopo undici gare incappare in cedimenti strutturali — tra le sospensioni di Perez e il surriscaldamento dei freni per Bottas — inizia a diventare preoccupante. Queste continue defaillance tecniche privano il team di chilometri preziosi, frenando gravemente il processo di sviluppo della monoposto, voto 5
  • C.Sainz : Lo spagnolo sta attraversando una fase di evidente nervosismo che si riflette in una condotta di gara spesso poco sportiva nei doppiaggi, come già accaduto in Austria con Leclerc. Oggi l’intralcio è costato caro a Piastri (la cui gara si è poi comunque conclusa con un guasto meccanico, ma che di fatto era costata la prima posizione al pilota australiano). A monte di questa insofferenza ci sono le croniche difficoltà della Williams, inghiottita in un tunnel buio che vede le vettura di Groove costantemente relegate a fondo griglia e incapaci di superare il taglio del Q1, voto 4.5
  • L.Hamilton : Un’insufficienza lieve per un sette volte campione del mondo che, pur non sfigurando sul piano del ritmo puro, raccoglie la quarta sanzione consecutiva. La penalità per eccesso di velocità in pit lane è una leggerezza imperdonabile per chi sta lottando per il titolo mondiale e deve curare ogni singolo dettaglio. Poco incisivo nel tentare l’attacco su Verstappen, Lewis ha subito invece il contraccolpo psicologico del pazzesco sorpasso incassato dall’olandese, disputando una gara incolore, voto 5
  • O.Bearman: Una giornata no per uno dei giovani più cristallini del vivaio. Chiudere in ultima posizione dopo un testacoda banale in curva 4 evidenzia sbavature di gioventù che vanno limate al più presto se si vuole ambire a un sedile in Ferrari nel 2028. Nel confronto interno, Ocon — che a inizio stagione subiva il passo dell’inglese — ha mostrato una solidità e una costanza di rendimento nettamente superiori, voto 5

Sintesi

Il Circus della Formula 1 fa tappa all’Hungaroring per l’ultimo e rovente appuntamento prima della sosta estiva. Il weekend magiaro si apre con una notizia clamorosa che scuote il paddock: il ritorno in calendario del Gran Premio della Malesia. A distanza di oltre dieci anni, il circuito di Sepang subentra per sostituire l’annullato GP del Bahrain, riportando a 23 le gare stagionali e aggiungendo un capitolo cruciale a una lotta per i titoli mondiali che si preannuncia più serrata che mai.

I favori del pronostico della vigilia sembrano convergere tutti sulla Ferrari. Forte delle ottime prestazioni mostrate in Belgio, il team di Maranello si presenta in Ungheria con grandi aspettative, alimentate dagli importanti aggiornamenti portati sull’innovativa ala Macarena che promettono un salto di qualità in termini di velocità pura. Le prove libere del venerdì sembrano confermare lo stato di grazia della SF26, nettamente favorita sul giro secco, seppur serpeggi un certo timore verso le McLaren: anche le vetture color papaya introducono a Budapest un massiccio pacchetto di sviluppi che si rivela sin da subito molto efficace. Più in ombra, ma sempre pericolose, le Mercedes — in particolare quella del leader iridato Kimi Antonelli — e la Red Bull del mai domo Max Verstappen.

Il sabato ungherese si trasforma in una qualifica al cardiopalma. La prima vera ovazione è per Fernando Alonso: l’asturiano, estraendo il massimo potenziale da una Aston Martin fin qui deficitaria, riesce clamorosamente a superare il taglio, ergendosi a MVP assoluto della prima fase di sessione. Ma è in Q3 che si accende la vera battaglia per la pole position. A giocarsela sono in sette: Verstappen, Leclerc, Hamilton, Piastri, Norris, Antonelli e un sorprendente Hadjar, che mai come quest’anno sta dando filo da torcere al blasonato compagno di box in Red Bull. Il primo tentativo vede la Rossa di Hamilton svettare su tutti. Nel giro decisivo, la pole sembra saldamente nelle mani del sette volte campione del mondo, ma il colpo di scena è dietro l’angolo: Verstappen perde il controllo della sua vettura nell’ultima curva, innescando una bandiera gialla fatale. Tutti i piloti alle sue spalle alzano il piede, compreso Lando Norris, che pur rallentando nel micro-settore incriminato riesce per la miseria di 12 millesimi a scavalcare Hamilton, complice un giro semplicemente perfetto. Una beffa atroce per l’inglese, che poco dopo si vede infliggere anche tre posizioni di penalità per impeding ai danni di Piastri. Stessa sorte per Kimi Antonelli, arretrato di tre caselle per non aver rispettato le bandiere gialle. La griglia rivoluzionata vede così Norris in pole, seguito da Leclerc e Piastri.

La domenica si carica di una tensione palpabile. Allo spegnersi dei semafori rossi, le due McLaren scattano alla perfezione, ma a prendere la testa della corsa non è Norris ma bensì Oscar Piastri, che approfittando di un’esitazione del compagno, si invola al comando. Chi vive una partenza da incubo è Charles Leclerc: penalizzato probabilmente da un eccessivo pattinamento e da gomme non in temperatura, il monegasco perde ben quattro posizioni, venendo infilato da Piastri, Hamilton e uno spietato Verstappen. Anche George Russell vive uno start horribilis, sprofondando in diciottesima posizione a causa di un grave calo di potenza, costringendolo a una gara di pura agonia e rimonta che lo porterà solo a un deludente settimo posto finale. La fase centrale del Gran Premio è segnata dalla lotta tattica. Lando Norris riesce a riprendersi la leadership della corsa, sfruttando sia un passo gara nettamente superiore, sia le disfunzioni del sistema elettronico delle bandiere blu: Piastri perde infatti secondi preziosissimi dietro un Carlos Sainz lentissimo nel farsi doppiare, un episodio che di fatto consegna la gara nelle mani dell’inglese. Più indietro, si consuma uno dei duelli più belli dell’anno: Verstappen viene braccato da Hamilton, subisce il controsorpasso ai box a causa di una sosta strategicamente lenta, ma si inventa poi una manovra di sorpasso magistrale e irripetibile che stende definitivamente le velleità del ferrarista.

A rimescolare le carte nel finale è il cedimento meccanico della McLaren n°81: Oscar Piastri è costretto ad alzare bandiera bianca proprio quando il podio sembrava in cassaforte. Si innesca così una furiosa lotta a tre per il secondo e terzo gradino tra Verstappen, Antonelli e Hamilton. È in questo frangente che Lewis commette una leggerezza fatale: supera il limite di velocità in pit lane, incassando 5 secondi di penalità che lo autoescludono dalla lotta per il podio, facendolo scivolare in classifica persino alle spalle del compagno Leclerc (giunto al traguardo a soli 4 secondi dall’inglese).

Sotto la bandiera a scacchi, Lando Norris festeggia la sua prima vittoria stagionale, la risposta perfetta di un campione del mondo in carica. Dietro di lui, un sontuoso Verstappen e un solidissimo Kimi Antonelli completano il podio. Profondo rosso per la Ferrari: la scuderia di Maranello chiude a ridosso della top 3 ma con l’amaro in bocca per una gestione tattica confusionaria e un passo gara sulle gomme Hard mai davvero competitivo. In zona punti, da incorniciare le prestazioni delle Racing Bulls (ottava e decima) e il prezioso nono posto dell’Audi di Nico Hülkenberg.

La Formula 1 va in vacanza, ma Kimi Antonelli può godersi l’estate da dominatore: il talento italiano va alla sosta con circa 50 punti di margine sui diretti inseguitori. Un bottino pesante che gli permette di studiare, insieme alla Mercedes, le strategie migliori per riportare il titolo piloti in Italia, un sogno che manca da troppi anni.

Di F1 addicted

Thomas SERAFINI