• Dom. Ott 4th, 2026

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Formula 1: il pagellONE di Malesia 2026

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Ott 4, 2026

Top 5

  • K.Antonelli: Un weekend da ragioniere di altissima scuola. Come dichiarato da lui stesso a fine gara, Kimi ha massimizzato l’estraibile da una monoposto oggi chiaramente inferiore alla scuderia anglo-austriaca sull’asciutto. Forte di un ritmo stellare sotto l’acqua e di un’eccellente gestione sulle mescole da asciutto, l’italiano taglia il traguardo in seconda posizione. Complice il ritiro amaro e incolpevole del compagno George Russell (a cui va un 6,5 di stima per la sfortuna), Antonelli allunga in classifica generale e mette una prima, pesantissima ipoteca sulla corsa al titolo iridato, voto 6.5
  • M.Verstappen: Super Max è tornato ed è tornato con una prova d’autore semplicemente pazzesca. Al sabato si inventa una pole position da urlo, mettendo in riga perfino un ispiratissimo Lewis Hamilton. In gara, nonostante una partenza complicata in cui perde la leadership a favore delle Frecce d’Argento, sfoggia una pazienza e una classe di guida oltre i limiti della fisica. Ricuce il distacco, si riprende la testa della corsa con un sorpasso d’altri tempi e non la molla più fino alla bandiera a scacchi. Rompe un digiuno di successi che durava da ben 301 giorni e regala al progetto Red Bull Ford la prima storica vittoria da costruttore/motorista in F1. Dominatore assoluto, voto 9
  • L.Hamilton: Un voto altissimo per un sette volte campione del mondo che questo podio se lo è dovuto sudare con il coltello tra i denti. Certamente la fortuna gli strizza l’occhio nel finale con il ritiro di Russell, ma la sua prestazione rimane un monumento alla tenacia. Un muretto Ferrari non particolarmente brillante in termini di strategia gli vanifica in un solo giro quanto di buono costruito al sabato, ma Sir Lewis non si scompone: abbassa la visiera, picchia tempi da qualifica sull’asciutto e mette in piedi una rimonta feroce che lo porta al terzo posto. Quando il gioco si fa duro, la sua classe rimane cristallina, voto 7
  • Red Bull Powertrains: Entrare in Formula 1 da costruttore di motori e sfidare colossi del calibro di Mercedes, Ferrari, Honda e Audi era un’impresa da far tremare i polsi. Eppure, il reparto di Milton Keynes nato da pochissimo, con il supporto strategico e tecnologico di Ford, centra già la vittoria con una power unit proprietaria. Un traguardo straordinario che certifica la bontà, la visione e l’esecuzione impeccabile del lavoro svolto negli ultimi tre anni in casa Red Bull. Chapeau, voto 7.5
  • F.Alonso: Il leone asturiano sfrutta con il consueto fiato da sciacallo le condizioni atipiche dell’asfalto di Sepang e una serie di eventi favorevoli per artigliare un’ottava posizione di platino. Un risultato che vale non soltanto i primi punti stagionali per l’Aston Martin, ma una vera e propria boccata d’ossigeno dopo mesi passati a raccogliere macerie nelle retrovie. L’unica nota stonata rimangono certi veleni di troppo e le frecciate rancorose rilasciate ai microfoni a fine gara: se riuscisse a trovare equilibrio anche fuori dall’abitacolo, ricorderebbe a tutti perché è considerato uno dei più grandi di sempre, voto 7

Flop 5

  • Regolamento 2026: Il weekend di Sepang ha messo a nudo, nella maniera più impietosa e imbarazzante possibile, tutti i limiti strutturali del nuovo pacchetto normativo sulle Power Unit. Vedere ben otto monoposto su venti bloccate nel giro di formazione per clamorosi glitch al software di gestione del limitatore di velocità, con la Direzione Gara costretta a rinviare la partenza di oltre un’ora, è la fotografia di un fallimento progettuale conclamato. La complessa ripartizione tra la componente elettrica e quella termica voluta dalla Federazione si sta dimostrando un’architettura fragile e ipersensibile. Assistere a uno spettacolo mutilato sugli spalti per banali nodi di programmazione è un colpo durissimo alla credibilità della Formula 1 , voto 4
  • Strategia Ferrari e McLaren: Un suicidio tattico in piena regola commesso dai due muretti box più esperti della griglia. In condizioni di asfalto viscidissimo, sia Maranello che Woking hanno azzardato montando mescole slick, senza avere la lungimiranza di differenziare la scelta tra le due vetture. Un autogol clamoroso che in pochi giri ha fatto precipitare Leclerc, Hamilton, Piastri e Norris nelle retrovie, vanificando quanto di buono costruito nelle qualifiche. Se la Ferrari è poi riuscita a limitare i danni grazie all’orgoglio dei propri piloti (con il podio di Hamilton), in casa McLaren la gestione dell’emergenza è stata a dir poco disastrosa, chiudendo con un opaco sesto posto per Piastri e un nono per Norris, voto 4
  • L.Norris: Una prestazione da dimenticare per il campione del mondo in carica, palesemente incapace di gestire i momenti di tensione del Gran Premio. Mentre i ferraristi e il compagno Piastri cercavano di ricucire lo strappo causato dall’errore strategico dei box, l’inglese è andato completamente in tilt. L’errore in regime di Safety Car ha del grottesco: si lascia distrarre, non avvede il rallentamento del gruppo per un testacoda davanti a sé e finisce rovinosamente nella ghiaia, sprofondando in griglia fino a un malinconico nono posto finale. Un’involuzione di maturità impressionante a pochi giorni dalle sue velenose polemiche post-Baku, voto 5
  • Mercedes : Il tanto pubblicizzato pacchetto di aggiornamenti portato in Malesia si è rivelato un mezzo buco nell’acqua. Entrambi i piloti hanno faticato a trovare il bilanciamento ideale, mostrando un netto passo indietro in termini di fluidità d’inserimento e trazione rispetto allo strapotere sfoggiato soltanto una settimana prima a Baku. A coronare una domenica amara si è aggiunto l’ennesimo cedimento di affidabilità sulla vettura di Russell, un campanello d’allarme rosso fuoco per la stella a tre punte. In vista del prossimo appuntamento a Singapore serve un’inversione di rotta immediata se si vuole blindare la leadership iridata, voto 5
  • P.Gasly: Partire dentro la Top 10 e tagliare il traguardo in un’anonima sedicesima piazza è un boccone amarissimo da mandare giù. Anche il francese è finito nella trappola del cambio gomme precoce da bagnato a slick, ma a differenza di altri colleghi non ha mai mostrato il ritmo necessario per risalire la china. Vedere la rivale Aston Martin di Alonso artigliare la zona punti con una monoposto palesemente inferiore è una bocciatura solenne per Pierre, apparsa per la prima volta in stagione disconnesso dalla sua Alpine, voto 5,5

Sintesi

La Formula 1 ha fatto il suo attesissimo e trionfale ritorno tra i curvoni veloci del tracciato di Sepang, una pista iconica assente dal calendario per ben nove anni e reinserita in extremis per prendere il posto del Gran Premio del Bahrain, ereditandone sia la collocazione in agenda che la nomenclatura ufficiale. Fin dalle prime sessioni di libere, la pista malese ha confermato le sue leggendarie insidie tecniche. La pioggia, costante spada di Damocle sulla vigilia, ha inizialmente concesso una tregua: nel venerdì di prove, le simulazioni di long run avevano mostrato un equilibrio sottilissimo tra Mercedes, Red Bull, Ferrari e McLaren, promettendo un weekend ad altissimo coefficiente agonistico.

Il sabato delle qualifiche si è trasformato in uno show d’altri tempi. Max Verstappen ha tirato fuori un giro da cineteca al volante della sua monoposto, prendendosi una pole position magistrale ed emergendo come il punto di riferimento assoluto nei settori guidati. A fargli compagnia in prima fila non è stato però un pilota Mercedes, bensì un feroce Lewis Hamilton, capace di spingere la sua Ferrari a un nulla dal tempo dell’olandese, animato dal desiderio di prendersi una rivincita su una pista che nel 2016 e nel 2017 gli aveva riservato cocenti delusioni. Dalla terza casella è scattato il leader del Mondiale Kimi Antonelli — lesto a cogliere l’opportunità creata dalla penalizzazione di Isack Hadjar (retrocesso di cinque posizioni per la sostituzione di componenti sulla Power Unit) —, mentre il compagno George Russell, palesemente a disagio con il nuovo pacchetto aerodinamico portato dalla Stella, non è andato oltre una deludente ottava piazza.

La domenica, tuttavia, la Malesia ha ricordato a tutti la spietatezza del suo clima. Un violento e improvviso nubifragio si è abbattuto sul tracciato a meno di un’ora dal via, costringendo la Direzione Gara a posticipare la procedura di partenza. Ma il vero dramma sportivo si è consumato durante il giro di formazione: il nuovo e dibattuto sistema di ripartizione elettrico-termico delle monoposto 2026 è andato letteralmente in tilt a causa di un glitch software. Muovendosi a bassissima velocità sull’asfalto allagato, la centralina ha mandato in blocco preventivo la trasmissione di ben otto vetture — tra cui la Red Bull di Verstappen e tutte le monoposto motorizzate Ferrari —, paralizzando la griglia e costringendo i commissari a sospendere tutto per oltre un’ora tra le proteste degli spalti.

Alla ripartenza dopo la lunga interruzione, i muretti box sono andati completamente nel pallone. Ferrari, McLaren e Alpine hanno azzardato la mossa disperata di montare le mescole slick su una pista ancora insidiosissima, mentre Mercedes e Red Bull hanno mantenuto la lucidità scegliendo le gomme intermedie. La decisione di Maranello e Woking si è rivelata un suicidio tattico immediato: allo spegnimento dei semafori, Leclerc, Hamilton, Piastri e Norris si sono ritrovati con aderenza zero, scivolando inesorabilmente in fondo allo schieramento. Davanti, Verstappen ha pagato un pattinaggio eccessivo in trazione, facendosi sfilare alla prima staccata dalla coppia Mercedes Antonelli-Russell, che si è così impossessata della testa della corsa.

La gara è schizzata sulle montagne russe dopo il lungo di Valtteri Bottas in ghiaia (anch’egli tradito dalle slick), che ha provocato l’ingresso della prima Safety Car. Alla ripartenza, Verstappen ha fatto valere una superiorità meccanica e di guida schiacciante: nel giro di pochi passaggi si è sbarazzato prima di Russell e poi di Antonelli, volando al comando. Nel frattempo, nelle retrovie, Lewis Hamilton ha iniziato una rimonta da antologia: in accordo con il suo ingegnere di pista, ha tenuto duro nel momento più difficile dello stint su gomma da asciutto, iniziando a martellare tempi da qualifica man mano che la traiettoria andava asciugandosi.

La svolta finale è arrivata con il ritiro di Alexander Albon e il conseguente ingresso della seconda Safety Car. Durante il rientro della vettura di sicurezza, Russell si è dovuto arrendere all’ennesimo guasto meccanico della sua W17, parcheggiando la vettura a bordo pista in una fumata nera e spalancando ad Antonelli le porte per un secondo posto di platino in ottica Mondiale (+18 punti virtuali sul compagno). Nel medesimo frangente, Lando Norris si è reso protagonista di una grave distrazione, non vedendo il rallentamento del gruppo davanti a sé, finendo rovinosamente nella ghiaia di Curva 1 e precipitando in nona posizione.

Alla bandiera a scacchi, Max Verstappen ha tagliato il traguardo da vincitore assoluto, spezzando un digiuno di successi che durava da ben 301 giorni e firmando una pagina di storia: si tratta del primo trionfo ufficiale in Formula 1 per la Power Unit proprietaria Ford-Red Bull Powertrains. Alle sue spalle un maturissimo Kimi Antonelli, secondo e sempre più padrone del campionato, mentre il podio è stato completato da uno straordinario Lewis Hamilton, autore nel finale del sorpasso decisivo su Isack Hadjar (quarto). Prossima fermata tra le luci della notte di Singapore, per una sfida che si preannuncia caldissima.

Di F1 addicted

Thomas SERAFINI