Civico omaggio presso la Cappella Manin di Udine per iniziativa del Fogolâr Civic. Il presidente prof. Travain: “Siamo ad onorare il capro espiatorio del fallimento di uno Stato che ha abbandonato il suo popolo alla mercé dei Barbari”.
Al via le celebrazioni popolari spontanee per l’803° Compleanno della Città di Udine, promosse dal Fogolâr Civic di Udin seguito da cordata di enti e associazioni. In attesa del clou della manifestazione nella ricorrenza di quelle Idi di Settembre (13 del mese) dell’anno 1223 in cui il principe patriarca regionale Bertoldo di Andechs concesse il privilegio di mercato ad anonimo sobborgo del Castello di Udine, mercoledì 9 settembre 2026, in Via dei Torriani, di fronte all’artistica Chiesa di S. Maria dell’Umiltà o Cappella Manin, i vertici del civismo culturale udinese si sono dati appuntamento per un “omaggio popolare al ‘doxe furlan’ Lodovico Manin nel tricentenario, con dedica sociale commemorativa dello sfortunato ultimo doge di Venezia, di rimarchevole casato udinese oriundo fiorentino, capro espiatorio della caduta ignominiosa della Serenissima. D’altronde – recitava il testo delle locandine – sotto un Lodovico il Friuli cedette a Venezia nel 1420 e sotto un Lodovico Venezia cedette incolpando un friulano nel 1797: chi la fa l’aspetti!”. Irriverente profezia, vendetta del destino” ha detto il prof. Alberto Travain, leader fogolarista e “camerarius” dell’Arengo cittadino, associando il ricordo dell’ultimo Capo di Stato friulano, Lodovico di Teck, spodestato dai Veneti, ed il suo omologo veneziano, Lodovico Manin, d’origini friulane. “Siamo qui a rendere omaggio ad un uomo calpestato dalla Storia, accusato del fallimento di uno Stato di cui fu solamente curatore fallimentare. La Serenissima cadde per la stessa ragione per cui era sopravvissuta negli ultimi secoli d’indipendenza: una neutralità nella quale si era garantita un’effimera pace nel quadro europeo. Molto attuale il tema, ha detto Travain, e le sue dinamiche, riproducibili su varia scala della vicenda umana, pubblica e privata. Poi la riflessione sulle carenze di una Serenissima anche troppo celebrata come Stato tutore dei propri sudditi, abbandonati alla mercé degli eserciti e sovente immeritatamente fedeli o comunque capaci d’iniziativa autonoma anche a tutela dello Stato stesso: ricordate, così, le Pasque Veronesi ed i Vespri Friulani del 1797, insorgenze di popolo di diversa estensione contro le truppe napoleoniche accampate nella Terraferma. Evidenziato anche il dato, riguardo alla storia della casata del “doxe furlan”, della gratitudine della schiatta esule fiorentina verso l’accogliente città di Udine, celebrata e beneficata quale miglior nutrice di quanto Firenze fosse loro madre. Dopo Travain, primo promotore dell’iniziativa, ha preso la parola la presidente del Club per l’Unesco di Udine, prof.ssa Renata Capria D’Aronco, anche “procurator” dell’Arengo udinese, che ha ringraziato l’intellettuale per l’alto intento di commemorare il dramma di quello che fu senza dubbio un capro espiatorio della rovina della Serenissima. Pubblico plauso, poi, indirizzato alla prof.ssa Maria Luisa Ranzato, dei direttivi fogolarista e arengario, per la particolare dedizione profusa per la buona riuscita delle celebrazioni del Compleanno della Città. A seguire, brindisi “al Contarena” alla memoria del “Doxe furlan” ed inaugurale deposizione floreale alla statua di “Florean dal Palaç” in Piazza Libertà, “Pasquino” storico locale e simbolo di cittadinanza attiva o, come scritto nei cartigli, “dal citadin sveât”.
