Un’analisi comparativa sfata il grande pregiudizio sulla pesantezza della cucina di montagna, con un confronto tra la carta di un ristorante della Valchiavenna con i piatti di tutti i giorni dei milanesi: tolti pizzoccheri e polenta, oltre l’80% del menu non è più pesante di cotoletta, hamburger e primi piatti romani o campani
Milano, 27 ottobre 2026 – La cucina di montagna è davvero più pesante di quella italiana? Nella mappa mentale del consumatore di città metropolitane come Milano, o di città italiane in generale, esiste un pregiudizio radicato: l’idea che la cucina di città sia più leggera di quella di montagna. E che per concedersi una cena infrasettimanale sia meglio ripiegare sui classici della tradizione locale, o sui trend della ristorazione veloce, relegando invece la cucina di montagna come un’esperienza domenicale, a causa della sua presunta “pesantezza”.
Ma è davvero così impegnativa la cucina di montagna rispetto ad una cucina tipica locale?
Il confronto: i piatti della cucina regionale italiana sotto la lente
A farsi portavoce della verace cucina di montagna il sig. Mauro, il titolare del Crotto Quartino, un noto ristorante della Valchiavenna, che ha messo a confronto la cucina urbana milanese, e italiana, con quella della Valchiavenna.
Il Risotto e Ossobuco / Cotoletta con patate: simboli della cucina milanese, richiedono cotture prolungate nel burro chiarificato e impanature
• La Carbonara o la Trattoria Romana: format esplosi in città per il consumo infrasettimanale, basati sulla combinazione intensiva di guanciale, generosi piatti di pasta e pecorino romano. Scelte non proprio leggere.
• L’Hamburger gourmet con patatine fritte: scelta popolarissima tra gli italiani in settimana, che unisce carni bovine accompagnate con salse e altri ingredienti sicuramente non così light
Per quanto riguarda i capisaldi della cucina nazionale, tra pasta, pizza e salumi, tutti ovviamente buonissimi, nei fatti dal punto di vista dietetico non c’è nulla di meno calorico rispetto a quelli della cucina di montagna.
Infatti i piatti considerati “normali” o “quotidiani” della cucina regionale italiana sono in realtà comparabili a quelli della montagna, spesso relegata ingiustamente come “lo sgarro” del weekend.
La realtà del menu di montagna
Escludendo le icone, come i pizzoccheri nelle due varianti e la polenta taragna, che costituiscono una scelta di puro ed esplicito comfort food, oltre l’80% della carta del Crotto Quartino Milano (www.crottoquartino.it) offre piatti perfettamente comparabili alle tradizioni della penisola, come quelli di migliaia di ristoranti cittadini:
• Antipasti come la Brìsaola artigianale chiavennasca è in assoluto il salume più magro, proteico e salutare della tradizione italiana
• Proposte sfiziose e pulite: Il carpaccio di cervo e il flan di zucca rappresentano alternative più sane
• Piatti come i tagliolini al ragù di cervo, gli spaghetti ai funghi porcini o la torta di patate e funghi non sono certo più calorici di altri piatti di pasta nazionali.
• Le carni bianche e i tagli alla griglia: il galletto intero o a metà, le costine marinate agli aromi, la salsiccetta e il controfiletto sono cotti a alla piastra e serviti nature, senza salse o intingoli. Compreso lo “Tzigoiner”, lo spiedone di legno avvolto con fesa di manzo e servito solo con patate a fette.
Per non parlare di un aperitivo con formule apericena flessibili: come i tre taglieri della Valchiavenna, che permettono di condividere delle specialità per un aperitivo veloce, senza alcun obbligo di percorsi completi o menu degustazione.
La cucina di montagna non merita sensi di colpa
Alla luce di questo confronto si può capire che la cucina di montagna in realtà non ha niente di più calorico rispetto alla cucina urbana italiana, fatta di pasta, pizza, e purtroppo fast food e cibi processati sempre più presenti.
“Al Crotto Quartino Milano abbiamo voluto scardinare questo luogo comune attraverso un’analisi pragmatica della nostra carta, dimostrando come la percezione della pesantezza sia spesso l’effetto di un condizionamento culturale piuttosto che di un dato oggettivo”, conclude Mauro, il titolare delnoto ristorante tipico della Valchiavenna, che da anni ha aperto un locale anche a Milano, in Via Dionigi Bussola, 9. Per offrire anche ai milanesi la gustosa cucina tipica della Valchiavenna, senza sensi di colpa.
