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Voce del NordEst

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JOANNIS – Dopo la celebrazione della Santa Messa in onore di Santa Agnese, il 21 gennaio, il Marchese Gordio Frangipane Strassoldo ha voluto illustrare ai presenti la storia e le motivazioni legate alla grande lampada votiva posta al centro della chiesa.

La storia della grande lampada votiva di Joannis affonda le radici nel pieno della Seconda Guerra Mondiale. Il 25 marzo 1943, il parroco don Giovanni Maria Mantelli ufficializzò un documento che testimoniava la corale adesione delle famiglie del paese a un voto per la pace e per la protezione dei combattenti.

L’iniziativa nacque sulla scia della consacrazione del mondo al Cuore Immacolato di Maria fatta da Papa Pio XII nel 1942 (legata alle apparizioni di Fatima). La comunità di Joannis rispose con una generosità straordinaria per l’epoca: furono raccolte ben 3081 lire, una cifra che permise di acquistare non una semplice lampada, ma un imponente lampadario a venti fiamme, soprannominato affettuosamente dai fedeli “la clocja” (Clocja – chioccia riferisce ad oggetti che ricordano la chioccia… una gallina cicciotta attorniata dai pulcini in questo caso le 20 lampadine).

Il documento originale, che riporta i nomi di 138 donatori, non è solo un atto amministrativo, ma una preziosa testimonianza sociologica. In un tempo di estrema incertezza e scarse possibilità economiche, ogni famiglia contribuì “coram populo”, senza timore del confronto, dimostrando un’unità e una compattezza oggi rare.

A distanza di oltre ottant’anni, quel lampadario e l’elenco dei donatori — arricchito da cuori ex voto e dall’immagine della Madonna di Fatima — rappresentano molto più di un oggetto liturgico. Sono il ricordo vivo di una generazione sobria e autorevole, un monito contro la disgregazione della società moderna e un invito a riscoprire quel carisma comunitario che vedeva nella fede e nella solidarietà il fondamento del progresso sociale.

Di Redazione

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