Nata in seno al vulcanico sodalizio civista udinese proprio in occasione della festività patronale dei Santi Ermacora e Fortunato, la proposta ora seguirà il suo corso appellandosi a interlocutori pubblici e privati.
Pur promotori di un’identità laica, civica, di Udine, del Friuli Storico e del Friuli Venezia Giulia oltreché di Alpe Adria o Mitteleuropa che dir si voglia, i fogolaristi udinesi, vivace compagine del civismo locale, hanno presenziato, il 12 luglio 2026, alla Messa Solenne nella tradizione della festa patronale religiosa cittadina e regionale dei Protomartiri aquileiesi Ermacora e Fortunato, con devozione da Venezia a Lubiana, nel solco dell’antico Patriarcato di Aquileia. Presente in cattedrale, quindi, il presidente del “Fogolâr Civic di Udin”, prof. Alberto Travain, anche “camerarius” dell’Arengo civico, attorniato dai più stretti collaboratori quali la prof.ssa Renata Capria D’Aronco e la prof.ssa Maria Luisa Ranzato, anche “procuratores” dell’Assemblea civica; il “consiliarius” quinterale sig.ra Marisa Celotti ed il consigliere fogolarista dott. Mario Cozzi. Un’occasione, poi, d’incontro sociale non solamente per riflettere su benefici e danni apportati da religione cristiana e confessione cattolica nella vicenda locale e universale ma anche per fare il punto sul tema dell’identità civica culturale da promuovere. Interessante l’istanza, sollevata dalla prof.ssa Capria D’Aronco, di un costume popolare udinese attualizzato, non folcloristico, sull’esempio austriaco o mitteleuropeo. Proposta accolta entusiasticamente dal presidente prof. Travain, che ha ricordato come, già sullo scorcio degli anni ‘90 del secolo scorso, fosse, da lui partita, in seno al movimento poi denominato “Fogolâr Civic” e capeggiato al tempo dal Circolo Universitario Friulano “Academie dal Friûl”, iniziativa analoga, che, in seguito, avrebbe trovato anche varie espressione ed applicazione: dai “gjacs” blu sociali dell’“Academie”, di stoffa jeans, in omaggio al grande Linussio, ai costumi “borghesan” dell’udinese Borgo Sole. Unico precedente, quello dell’Associazione “Mitteleuropa”, prima in Friuli Venezia Giulia a realizzare un modello di abito popolare identitario locale nel solco degli “erneuerte Trachten” mitteleuropei. La qualifica brigata, riunita per il pranzo all’ombra del campanile del Duomo, ha subito dato fuoco alle polveri. Si è concordato di puntare su singolo capo di vestiario, su singolo elemento. Il prof. Travain ha ricordato il tipicamente udinese “façoleton” delle borghigiane e delle popolane della città storica. “Façoleton” per le donne e “façolet” per gli uomini? Ed ecco il tocco finale di un’idea formidabile: la felice proposta della sig.ra Celotti di ornare gli scialli e i foulard con il simbolo floreale della Viola di Udine, celebre emblema internazionale della città capitale friulana in tutta l’Europa del tempo che fu. Contrassegno elegante e cortese, che la prof.ssa Ranzato ha ricordato ancora negli anni ‘60 come dono galante degli universitari veneziani di Ca’ Foscari alle loro belle! Il culturale consesso si è sciolto di fronte a Palazzo Dragoni-Florio, storica cornice del ballo udinese delle debuttanti, dove certamente – oltreché a Parigi, San Pietroburgo e Vienna – la Violetta di Udine imperava sovrana, regina delle feste, molto prima di essere persino proposta come logo della locale Camera di Commercio. Il fogolarismo udinese è determinato: “cuant che al dîs une robe, le fâs”. “L’idea di un capo di abbigliamento che possa essere identitario cittadino udinese ma anche regionale non è mero lusso di anime belle fuori dal tempo ma alta politica socioculturale di coesione civica, strumento semplice, smart, inclusivo, per sentirsi parte, quotidianamente, oltre la retorica delle bandiere, di una tradizione popolare locale incrementante un senso di comunità. Il “Kilt” scozzese non fu forse inventato nel Settecento come moderna sintesi di una tradizione? A Udine e in Friuli si può fare lo stesso con ‘façolets’ e ‘façoletons’ dei tempi passati ed il richiamo al mito internazionale della Viola udinese, intrecciato a quello del grande casato dei Savorgnan, del ramo Brazzà, che tanto diede alla storia locale e intercontinentale, anche molto in termini di affrancamento delle popolazioni da antiche tirannidi! Una storia e un orgoglio da condividere, io credo, e da indossare!”.
In copertina: Direttivo Fogolâr Civic di Udin nel duomo di Udine per la S. Messa patronale
