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Voce del NordEst

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Lettera aperta dei donatori coinvolti nella raccolta fondi a favore del Molino Tuzzi a seguito dell’alluvione di novembre 2025

DiRedazione

Apr 11, 2026

In qualità di cittadini che hanno sentito il dovere morale di sostenere in prima persona il Molino Tuzzi di Dolegna del Collio, duramente colpito dall’alluvione del 16/17 novembre 2025, chiediamo conto alla Regione Friuli Venezia Giulia del perché, a quasi cinque mesi dal drammatico evento, ancora molto poco sia stato fatto per mettere in sicurezza gli abitanti del territorio attraversato dal torrente Judrio e realtà artigianali uniche in regione, come quella del Molino Tuzzi di Ruttars. 

Il molino, gestito dalla famiglia Tuzzi da 130 anni, ma con una storia di oltre otto secoli, è l’ultimo rimasto attivo nel territorio della provincia di Gorizia, di Trieste e del Collio Sloveno, è premiato con la medaglia d’oro e annoverato tra le imprese storiche della regione. Oltre alla produzione artigianale di elevata qualità, il mulino svolge anche un fondamentale ruolo culturale per il territorio, ospitando eventi ed essendo sede di un museo che ospita ogni anno in visita scolaresche di ogni ordine e grado, gruppi di studenti universitari, esperti e professionisti del settore agroalimentare e visitatori di ogni tipo, italiani e stranieri.

Abbiamo investito volentieri piccole e grandi somme per aiutare la famiglia Tuzzi a trovare il coraggio di rialzarsi di fronte alla catastrofe che li ha colpiti, ma oggi vogliamo sapere se quel denaro potrà essere utilizzato senza la paura che tra una settimana, un mese, un anno tutto possa nuovamente naufragare sotto una montagna di acqua e di fango.

Assistiamo continuamente ad eventi calamitosi che sono quasi sempre disastri annunciati. All’indomani della frana di Niscemi, venivamo informati dall’ISPRA che il 94% dei Comuni italiani è a rischio idro-geologico. Eppure, ogni volta che accadono le chiamano “emergenze”, per le quali vengono stanziate briciole del bilancio dello Stato, ma per le quali tutte le volte le uniche certezze sono la mobilitazione di migliaia di volontari e le raccolte fondi organizzate dal basso per aiutare amici e sconosciuti, perché la solidarietà delle persone per fortuna non va mai in vacanza.

Nel nostro specifico caso, oltre che solidali ad un’azienda vittima di un evento climatico estremo, nonché della mancanza di manutenzione del torrente Judrio, siamo anche sostenitori del Patto della Farina, che da 11 anni ha nel Molino Tuzzi il centro propulsore della prima filiera partecipata del Friuli Venezia Giulia. Il Patto della Farina del Friuli Orientale riunisce centinaia di attori tra agricoltori, trasformatori, consumatori, per la produzione di cereali e derivati di alta qualità, economicamente accessibili a tutti e prodotti con metodi sostenibili.

Un progetto basato su relazioni vere e solide, interamente nato e gestito dal basso, senza contributi pubblici.

La messa in sicurezza di un territorio è una priorità, che dovrebbe prevenire i disastri. Se questo non accade nemmeno a disastri avvenuti, si sollevano perplessità legittime, sia in merito alla responsabilità delle istituzioni, che di ciò che è considerato prioritario nella gestione e nell’impiego delle risorse pubbliche.

Di Redazione

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