Relazione annuale sull’inquinamento atmosferico elaborata da Legambiente a partire dai dati forniti dalle Agenzie Regionali per la Protezione Ambientale (ARPA) per 104 città capoluogo di Provincia
I dati dello smog relativi al 2025 mostrano una situazione in miglioramento, dovuta anche all’inverno relativamente mite con abbondanti precipitazioni. Tuttavia bisogna segnalare che in circa la metà dei capoluoghi si sono comunque sforati i limiti massimi giornalieri di PM10. Inoltre, nel 2030 entreranno in vigore dei limiti più stringenti sia per le polveri sottili (PM10 e PM2.5) e per il biossido di azoto (NO2); considerando i nuovi limiti, ben il 53% dei Comuni sarebbe fuori norma.
L’Italia non sta rispettando la Direttiva Quadro Aria (DQA) e altre Direttive europee in materia ambientale per cui è sottoposta a procedura d’infrazione in particolare in quanto non sta attuando il previsto Programma Nazionale sul Controllo dell’Inquinamento dell’Aria e nel 2024 ha dovuto versare (a favore del bilancio dell’Unione Europea) 888 milioni di Euro.
Per ovviare a questa situazione, Legambiente sottolinea la necessità urgente di attuare delle politiche strutturali in tutti i settori da cui provengono la maggior parte delle emissioni: trasporti, edifici, agricoltura e zootecnia e industrie.
L’inquinamento atmosferico è riconosciuto come il principale fattore di rischio per la salute in quanto favorisce l’insorgere di varie malattie, peggiora la qualità della vita delle persone e provoca molte morti premature. La compresenza di molteplici fonti di inquinamento non fa che aumentare i rischi per la salute e l’Italia, ed in particolare la pianura padana, resta una delle zone più inquinate d’Europa anche se nel 2025 si è registrato un seppur lento miglioramento tendenziale.
Legambiente esprime il proprio apprezzamento per l’adozione da parte del Governo del “Piano d’Azione per il Miglioramento della Qualità dell’Aria” per il periodo 2025-2027 ma condanna la cancellazione delle risorse destinate al “Fondo per il Miglioramento della Qualità dell’Aria” del bacino padano. Si teme infatti di dover incorrere in un’ulteriore procedura d’infrazione e di continuare a dover subire gravi rischi per la salute dei cittadini.
Una peculiarità del rapporto Mal’Aria 2026 è data dal cambiamento della geografia delle polveri sottili, prodotte specialmente da allevamenti intensivi. I livelli delle polveri sono sempre più elevati soprattutto nei centri medi e piccoli, spesso senza che la popolazione ne sia consapevole.
L’inquinamento si rivela sempre di più non tanto un’emergenza quanto il risultato di non scelte; manca una strategia di medio-lungo periodo per il settore dei trasporti, per i veicoli elettrici, per la coibentazione degli edifici e a favore dell’agroecologia. Si dovrebbe fare della qualità dell’aria una priorità nazionale, con una politica di continuità, risorse certe, coordinamento tra i vari livelli di governo, nazionale, regionale e comunale, per avere un’ambiente più sano e città più vivibili. Fondamentale per tutelare la salute è trasformare lo spazio urbano: una buona qualità dell’aria si raggiunge aumentando il verde pubblico sia orizzontale che verticale, promuovendo la mobilità attiva e una logistica sostenibile, aumentando le reti dei percorsi ciclo-pedonali, ridisegnando lo spazio pubblico urbano a misura di persona; vanno inoltre previsti dei programmi per favorire l’adeguamento delle prestazioni energetiche degli edifici e per la riduzione drastica delle emissioni degli allevamenti intensivi. La zootecnia, così come praticata oggigiorno nella “food valley” padana, produce una mal’aria che è specchio fedele di un’attività che mira solo a buone rendite nel presente anziché a mettere in sicurezza il futuro.
Utile sarebbe poi aggiornare il sistema di monitoraggio dell’aria: la rete delle centraline ARPA è piuttosto capillare per quanto riguarda i grandi centri urbani ma non sufficiente a coprire tutto il territorio e a rilevare tutte le sostanze inquinanti e pericolose.
LUCI ED OMBRE NEL GORIZIANO:
I dati relativi alla qualità dell’aria di Gorizia forniti da ARPA a Legambiente per la redazione del rapporto Mal’Aria 2026 provengono da un’unica centralina situata in una zona centrale della città ma a diversi metri di distanza dalla strada di traffico moderato.
I dati per Gorizia dal Report Mal’Aria:
Biossido di azoto – NO2 (Concentrazioni medie – µg/m3 – microgrammi/metro cubo)
Anno 2025: 16,0 µg/m3
La concentrazione media annua di biossido di azoto mostra un andamento in miglioramento e a partire dal 2022 risulta al di sotto del limite previsto dalla nuova Direttiva sulla qualità dell’aria 2024/2881 (20 microgrammi per metro cubo) che entrerà in vigore a partire dal 2030.
Ricordiamo che il valore obiettivo posto a tutela della salute umana dall’O.M.S. è pari a 10 µg/m3.
Polveri sottili – PM10 (Concentrazioni medie – µg/m3 – microgrammi/metro cubo)
Anno 2025: 15 µg/m3
Il livello medio annuo registrato per il particolato PM10 evidenzia un miglioramento rispetto alle due annualità precedenti e si conferma al di sotto del nuovo limite previsto al 2030 (20 microgrammi/mc).
Polveri sottili – PM2.5 (Concentrazioni medie – µg/m3 – microgrammi/metro cubo)
Anno 2025: 11 µg/m3
I valori registrati negli ultimi anni risultano inferiori al limite normativo attuale (media annua di 25 µg/m3) ed evidenziano un andamento sostanzialmente stabile con un lieve miglioramento. Il dato del 2025 si avvicina al limite di 10 µg/m3 stabilito dalla nuova Direttiva Quadro Aria per il 2030.
Ma serviranno ancora molti anni prima di raggiungere i valori obiettivo per la tutela della salute umana stabiliti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) in 5 µg/m3. È quindi evidente che la municipalità deve intervenire con adeguate azioni locali (sul traffico veicolare, sugli edifici e non ultimo sul riscaldamento domestico) per abbassare il più possibile i livelli attuali, considerato che il PM2.5 è tra gli inquinanti più dannosi per la salute umana data la sua capacità di penetrare in profondità nei polmoni.
LA SITUAZIONE A NOVA GORICA
Durante il Convegno “Qualità dell’aria nel Goriziano” “Kakovost zraka na Goriškem” di mercoledì 11 febbraio 2026 organizzato dal Comune di Nova Gorica presso l’XCenter sono stati presentati i dati risultanti da ben 3 progetti: il progetto “Airless” da parte dell’Università di Nova Gorica, dal progetto “Prepair” dell’ ARSO e dal progetto ENCLOD da parte del Comune di Nova Gorica: è stata predisposta una rete di monitoraggio della qualità dell’aria a copertura territoriale capillare, con distribuzione di centraline di monitoraggio in punti strategici del territorio Goriziano Sloveno.
Tuttavia è difficile poter comparare i dati emersi dal convegno con quelli di Mal’Aria vista la carenza di sistemi di monitoraggio che possano dare valori significativi per tutto il territorio comunale di Gorizia.
Si ricorda che si è in presenza di fonti multiple di inquinamento atmosferico, causato, oltre al traffico urbano e al riscaldamento domestico in particolare anche da stabilimenti industriali, sia sul territorio italiano che sloveno che producono numerose emissioni che si disperdono in tutta la conurbazione.
Particolarmente colpiti il quartiere di Montesanto e la località di Salcano dov’è presente la Fonderia Livarna.
Preoccupanti sono i dati emersi dal convegno relativi alla presenza di polveri ultrasottili (PM1) contenenti sostanze altamente pericolose dall’arsenico al cadmio, dal piombo al cromo fino al manganese.
Legambiente FVG è impegnata nella realizzazione del Rapporto Ecosistema Urbano Transfrontaliero che terrà conto della qualità dell’aria della conurbazione territoriale del Goriziano che crediamo possa rappresentare un passo ulteriore verso una concreta ed efficace condivisione della conoscenza per avviare progetti comuni di miglioramento della qualità della vita dei cittadini che vivono e lavorano nell’ambito del sistema urbano transfrontaliero.
