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MORIAGO, FESTIVAL DELLA CULTURA: SABATO 4 DICEMBRE ALLA SCOPERTA DELLA PALA DEL PORDENONE “BATTEZZATA” DA CANOVA E DELLA “GUERRA” PER GLI APOSTOLI DI CADORIN

DiRedazione

Nov 30, 2021

Dal passato ad oggi, attraverso guerre, ricostruzioni, restauri: la Chiesa di San Leonardo, a Moriago della Battaglia, “raccoglie” secoli di storia da riscoprire e rivivere con occhi nuovi grazie al Festival della Cultura diretto da Lorena Gava: sabato 4 dicembre alle 20.30 è in programma una serata curata dalla stessa docente e critica d’arte con la partecipazione di Clara Silvestrin, fresca di laurea in Conservazione dei Beni culturali a Ca’ Foscari con una tesi sulle chiese del Quartier del Piave all’indomani del primo conflitto, con un capitolo importate dedicato proprio a quella di Moriago. Un incontro che vuole accompagnare il pubblico tra le meraviglie nascoste di questo edificio a pianta centrale nato sulle rovine della precedente parrocchia distrutta durante la Prima Guerra Mondiale. Sarà un vero e proprio viaggio dentro il tema del sacro attraverso l’evoluzione di tecniche e forme espressive che sanciscono il legame intramontabile tra arte e devozione. Ma nello stesso tempo sarà anche un curioso percorso fatto di aneddoti e curiosità, che aiuteranno i visitatori a “vedere” da vicino la chiesa più antica del borgo del Quartiere del Piave.

LA GRANDE GUERRA

Il Quartier del Piave, prima linea del fronte sul fiume, è uno dei territori italiani maggiormente colpiti dalla prima guerra mondiale. Poco o niente si salva al passaggio delle truppe nemiche. Le chiese vengo semidistrutte, tra queste la chiesa di Moriago dedicata a San Leonardo. Una chiesa che risale a prima del secolo X, cioè al tempo dei Franchi, quando viene introdotto il culto a San Leonardo di Limoges, titolare della chiesa.

Nel corso dei secoli la chiesa viene ampliata e modificata: nel 1870 custodisce opere preziose, a partire della celebre Pala del Pordenone, “La Madonna col Bambino e i santi Antonio Abate, Leonardo, Caterina d’Alessandria, Giovanni Battista e due angeli” che viene sequestrata dagli Austriaci nel 1917, portata poi a Vittorio Veneto, Udine e infine a Vienna. Solo alla conclusione degli eventi bellici ritorna in Italia, prima alle Gallerie dell’Accademia di Venezia e poi nel 1921 a Moriago. Perdute invece altre opere importanti, come “L’Ascensione della Vergine” del DeMin, distrutta dalle granate durante la guerra, e le tele “Madonna della cintola” del Frigimelica e “L’Addolorata e Santi” di Giovanni Speranza.

LA RICOSTRUZIONE

Il primo conflitto rade al suolo l’intero paese, chiesa compresa e anche parte dell’antichissima Torre dei Da Camino del XII secolo, fino ad allora usata come campanile. La riedificazione della chiesa avviene anni dopo, nel 1925, su progetto dell’architetto bellunese Alberto Alpago-Novello che propone una pianta poligonale a 12 lati con cupola centrale d’ispirazione medievale. Un edificio che avrebbe avuto un’interpretazione personale, dove le reminiscenze romaniche e bizantine si sarebbero fuse con il pensiero dell’architetto. Il 5 novembre 1928 la chiesa viene consacrata dal vescovo Eugenio Beccegato.

Per affrescare la cupola, è lo stesso progettista a suggerire la figura di Guido Cadorin, uno tra i più significativi maestri del primo ‘900, docente all’Accademia di Venezia. Nella volta di San Leonardo il pittore veneziano, tra il 1924 e il 1925, cerca di fondere il realismo magico delle figure con gli ornamenti dello sfondo. Con l’aiuto del pittore Giovanni Zanzotto, papà del poeta Andrea, Cadorin dipinge il cielo blu della cupola e, seguendo l’idea ispiratrice, la Pentecoste, crea una grande sorgente di luce al centro della calotta dalla quale si irradiano raggi di fuoco verso il basso che collegano gli spazi della volta alla costolatura. Poi si dedica al tamburo, ideando lo scenario che funge da sfondo per le figure degli Apostoli. Per riprodurli, l’artista promette di ispirarsi alle teste sbalzate in un calice bizantino e ai mosaici di San Marco. Ricevuta l’approvazione della Commissione d’Arte Sacra di Vittorio Veneto, inizia i lavori, ma non mantiene gli impegni presi.

LA GUERRA PER GLI APOSTOLI

Moriago della Battaglia è noto come il “paese degli Apostoli”, o meglio della “guerra per gli Apostoli”: perchè Cadorin, per creare le figure degli Apostoli, si ispira ai volti di alcuni abitanti del paese. Tra di loro, anche il sindaco, il giudice conciliatore e il farmacista. Soggetti che all’epoca non brillano per santità di vita. Un’operazione che suona blasfema. E si grida allo scandalo. I paesani sono raffigurati con crudo realismo ed è proprio questo che, secondo la critica attuale, risulta uno dei maggiori pregi dell’opera del pittore. Si tratta di un realismo schietto, che rende gli apostoli vivi e carichi di affabilità. Al tempo, tuttavia, il pittore viene sollecitato ripetutamente dalla Chiesa a modificare gli Apostoli per eliminare i richiami ai personaggi reali. Ma Cadorin non cede e lascia tutto come poi giunge a noi: piccoli interventi di restauro sono stati eseguiti nel 1975 dal pittore Glauco Benito Tiozzo.

IL PORDENONE E CANOVA

La chiesa di Moriago raggiunge il suo apice tra il 1528-30, quando Antonio de’ Sacchis, il Pordenone, realizza la celebre pala “Madonna col Bambino in trono assieme ai Santi Leonardo, Antonio Abate, Caterina e Giovanni Battista” collocata sull’altare maggiore e restaurata tra il 2012 e il 2014. In passato l’opera ha suscitato sentimenti unanimi e qualche incertezza: se tutti erano convinti di trovarsi di fronte a un vero capolavoro, alcuni erano propensi ad attribuirlo al genio di Tiziano per la maestria dei colori, altri invece all’arte del Pordenone per la straordinaria energia dei volumi. Il parere definitivo viene espresso da Canova il 20 settembre 1822, 23 giorni prima della sua morte; dopo una visita a Collalto decide di sostare a Moriago per ammirare la celebre opera. Esaminatala con attenzione, fuga ogni dubbio, definendola un miracolo del pennello di Antonio de’ Sacchis.

“Nella composizione l’autore dimostra quanto siano meritati gli elogi che lo accostano a Michelangelo per il vigore e l’armonia delle forme, pur senza trascurare il sapiente uso del cromatismo caro agli artisti veneti – spiega Lorena Gava – . L’immagine della Madonna in trono con il Bambino sovrasta i santi Antonio abate, il patrono Leonardo, Caterina d’Alessandria e Giovanni Battista, disposti a semicerchio in modo da creare una mirabile visione prospettica: l’occhio dell’osservatore, subito catturato dall’armonioso volto della Vergine, inclinato verso il figlio e posto in risalto dal drappo rosso che stacca dalle strutture architettoniche dello sfondo, scorre verso il basso, soffermandosi prima sul viso del fanciullo e poi sulla mano del battezzatore.  La disposizione piramidale del gruppo, richiamata da quella dei putti ai piedi del trono, permette la perfetta distribuzione dei volumi, unita alle raffinate gradazioni di colore”

LE ALTRE OPERE DA SCOPRIRE

La chiesa di Moriago custodisce anche alcune opere dello scultore Carlo Conte, (Moriago, 1898-1966), a cui è stata intitolata la rinnovata sala espositiva della Casa del Musichiere, sede del Festival: un artista ammirato da Andrea Zanzotto per la concretezza e verità dei temi trattati. Le formelle in terracotta riguardanti i miracoli di Sant’Antonio da Padova, la Deposizione e  il Crocifisso in bronzo sono esempi vivissimi di un’elaborazione plastica che dalla tradizione classica approda a contenuti innovativi e originali.

Da non perdere anche le opere del pittore Bepi Modolo, pittore veneto di rara bellezza, straordinario frescante e capace di passare con disinvoltura dalla pittura parietale, alle vetrate, alle opere da cavalletto. Moriago ospita gli affreschi “La Cacciata di Adamo e Eva dal Paradiso terrestre” e “l’Annunciazione dell’Angelo a Maria”. Infine vanno ricordate anche le opere pittoriche di Luigi Gay e Alfonso Panozzo.

Redazione

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