PRATERIE, PASCOLI E BIODIVERSITÀ: SUL CARSO L’EQUILIBRIO TRA NATURA E ATTIVITÀ UMANA È UNA QUESTIONE DI FUTURO
MERCOLEDÌ 1° APRILE ALLE 19.00 TALK ONLINE (IN ITALIANO E IN SLOVENO) CON IL NATURALISTA E GEOBOTANICO TRIESTINO GIUSEPPE ORIOLO: “PRATERIE E PRATI DA SFALCIO DEL CARSO ITALIANO E SLOVENO, TRA CONSERVAZIONE E GESTIONE”

Sul Carso, la biodiversità non è un elemento separato dalle attività umane, ma il risultato di un equilibrio dinamico costruito nel tempo. Praterie aride, pascoli e ambienti semi-naturali – oggi sempre più rari in Europa – sono il frutto di pratiche agro-silvo-pastorali tradizionali capaci di rispettare la capacità ecologica del territorio.
È proprio questo equilibrio, fragile ma fondamentale, al centro del progetto transfrontaliero Interreg VI-A Italia-Slovenia Kras4us – – realizzato da GAL Carso-LAS Kras, Università del Litorale, DOPPS – BirdLife Slovenia e l’ente per la gestione del Parco delle Grotte di San Canziano – che mercoledì 1° aprile alle 19.00 propone l’ultimo appuntamento online del ciclo divulgativo “Serate biologiche”: un incontro aperto a tutti dedicato al tema “Le praterie e i prati da sfalcio del Carso italiano e sloveno, tra conservazione e gestione”, con protagonista il naturalista e geobotanico di origine triestina Giuseppe Oriolo. (Per partecipare collegarsi al link: https://upr-si.zoom.us/j/68378129561).
Sulle alture carsiche, tra doline e fenomeni di erosione, si sviluppano habitat di straordinario valore: ambienti aperti in cui trovano condizioni favorevoli piante rare, insetti impollinatori, anfibi e uccelli legati agli spazi aperti. Tuttavia, negli ultimi decenni, l’abbandono delle pratiche agricole tradizionali ha innescato una progressiva chiusura del paesaggio: la boscaglia avanza, i prati e i pascoli si incespugliano e questi ambienti – essenziali per molte specie– si riducono. Il Carso classico ha così subito profonde trasformazioni: le aree aperte, un tempo dominate dalla landa e da sistemi rurali tradizionali, sono diminuite sensibilmente. I prati da sfalcio sono stati in parte sostituiti da colture più redditizie, come la vite, mentre l’abbandono del pascolo ovino e caprino ha favorito l’espansione della vegetazione arbustiva e dei rimboschimenti di pino nero. Una dinamica che non solo altera gli equilibri ecologici, ma aumenta anche il rischio e l’intensità degli incendi.
Negli ultimi anni, grazie agli studi scientifici e al riconoscimento nella Direttiva Habitat, è cresciuta la consapevolezza del valore ecologico di questi ambienti, oggi considerati di interesse comunitario. La loro conservazione dipende in larga misura da una gestione attiva e condivisa del territorio, capace di integrare esigenze ecologiche ed economiche. Come sottolinea Giuseppe Oriolo, specializzato nei monitoraggi botanici, nella cartografia degli habitat e nella pianificazione di aree naturali: «L’obiettivo è guidare azioni di recupero e gestione, integrando aspetti ecologici ed economici, per preservare questo prezioso paesaggio». Il progetto Kras4us si muove proprio in questa direzione, promuovendo una visione strategica e transfrontaliera del paesaggio carsico, in cui biodiversità e pratiche produttive tornano a dialogare.
