Il libro “I colori del mio spettro” di Davide Cava (Controluna, 2025 pp.119 € 16.00) scompone la percezione sensibile dei versi attraverso una sequenza visibile dei sentimenti, indaga l’instabilità e l’imprevedibilità delle vicende umane, condensa il contenuto cromatico nella simbologia di cinque variazioni di colori, rosso carminio, nero avorio, mattone, turchese, bianco che indicano il carattere identificativo di ogni espressione esistenziale e la prospettiva di ogni riflesso emotivo. Il colore come metafora rappresentativa dell’anima dipinge la pagina di vibrazioni interiori e influenza l’essenza fisica e spirituale del linguaggio, ravvivando la destinazione poetica dell’uomo e l’efficacia complice della sua relazione con il mondo. Davide Cava insegue la volontà dei desideri, avvolgendo nel rosso carminio la componente passionale e vitale della vita, la tonalità seducente dell’arte di amare, descrive nella spinta impetuosa il temperamento comunicativo delle suggestioni romantiche, espone la sfumatura della sensualità e l’intensità degli incontri, la presenza vitale e profonda dell’anima, associata all’accesa e impulsiva frequenza interiore, al vincolo sensibile delle parole. Dipinge nel nero avorio l’ancestrale frattura esistenziale tra l’enigmatica solennità della luce e la misteriosa energia dell’ombra, suggerisce la complessità delle sensazioni, vissute attraverso il richiamo simbolico dell’oscurità e il saggio percorso della conoscenza, evoca, nella dimensione pulsante dei versi, la combinazione estetica ed etica della tenacia sentimentale, nella coesistenza creativa delle congiunture opposte tra resistenza e fugacità. La poesia di Davide Cava accoglie la stabilità e la richiesta di calore umano, nella nostalgia densa di un colore mattone che profuma d’autunno e di malinconia, ferma il pensiero nella contemplazione delle possibilità, nella caducità delle illusioni, nell’evoluzione del rimpianto, adattando il cambiamento in una prospettiva ispirata alla costruzione della consapevolezza e della protezione. Il poeta rafforza la visione con il mondo spirituale, materializzando nel color turchese il senso devoto della poesia, come amuleto sacro e terapeutico lungo il cammino introspettivo, trasmette il potere rigenerante della libertà, oltre la condanna della disperazione e la scontrosità delle relazioni, il distacco immaginifico della realtà. Concentra la sapiente capacità di guardare oltre, di intrecciare l’andamento elegiaco nella sottile e impercettibile scintilla dei versi, di animare la sorgente luminosa della poesia e di avvicinare il lettore, sotto la guida tutelare dell’entità artistica, all’iniziatico e magico percorso delle parole, nel loro incantesimo esoterico, nella qualità divina della meditazione. Davide Cava conclude la sua opera sigillando con il bianco l’espressione della rinascita, la cerimonia di un passaggio necessario in cui il corpo nuovo si veste di nuova empatia e di compassione, abbraccia la dimensione sovrumana, oltre il confine dell’esperienza e della condizione oggettiva, rinnova il significato simbolico del sublime fondamento poetico, archetipo di interpretazione e di integrazione con il mondo. Il libro “I colori del mio spettro” illustra la variazione confidenziale delle osservazioni terrene, nelle sfumature sarcastiche e beffarde degli inganni e dei sorrisi, accompagna il viaggio di un vissuto dichiarato tra suggestive testimonianze individuali e ragionamenti universali, affonda il coinvolgimento delle sensazioni nell’intuizione propizia ed efficace dell’autenticità lirica.
Rita Bompadre – Centro di Lettura “Arturo Piatti” https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/
Testi scelti:
In verità fu già dall’incontro
degli spazi vuoti tra le dita
ch’io entrai in te, e mai più,
in alcun altro modo
che contempli la carne;
fu piuttosto il giuoco
di due anime opache
che a vicenda soffiano
sull’altrui fuoco.
Edere che al precipizio
per un poco si fondono,
fondute di suoni,
sordomute mani
logorroiche a lor modo.
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Mi son trovato solo
tra gli olezzi di zolfo
e neppure un chicco
di rugiada m’è rimasto
tra palpebre e pupille.
Ora so
che alla fine dei respiri
non v’è nessun trofeo;
quanto banale, ritrito
e tragicomico sarebbe
se già la vita stessa
in qualche modo fosse il premio?
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“Com’è andata, alla fine?”
Alla fine è andata
abbastanza bene,
come ogni volta
che non muoio.
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Rassomigli innocente
a un demone del mio ieri.
Avrei voluto amarti
litri di lacrime fa.
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Il poeta manipola parole
che nessuno ha ancora udito
in quell’ordine preciso,
e che nessun si è reso conto
d’averne il gran bisogno.
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Meditazione
Sarebbe dolce morire
in questa trasparenza
con l’ego genuflesso
le mani vibranti
il diaframma aperto
senza punteggiatura
sarebbe dolce cadere
adesso
oppure ascendere
al prossimo oceano.
