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Recensione di Maria Rizzi al volume “Il risveglio dell’amore” di Nicola Comberiati

DiRedazione

Set 16, 2026

Nicola Comberiati, Il risveglio dell’amore, Guido Miano Editore, Milano 2026

Recensione di Maria Rizzi

La silloge “Il risveglio dell’amore” di Nicola Comberiati – Guido Miano Editore -, è una disamina ad ampio spettro delle situazioni umane, che termina con l’analisi della crisi del lirismo. Un viaggio circolare, che con stile immaginifico, esaltato da musicalità assordante, ci spinge a ripercorrere il suo vissuto e a manifestare con lui la rabbia per le ingiustizie che governano il pianeta.

L’opera è divisa in due parti: la prima, intitolata “Amori, affetti, speranze”, è centrata sugli amori più importanti della sua esistenza. Si parte dal grembo, da una mamma ‘antica’, legata ai riti di un tempo, lontana da ogni stereotipo. Vittoria, così si chiama, è guida, ma il legame profondo tra loro viene celebrato attraverso l’allattamento al seno, momento intimo e naturale, rifugio di pace e nutrimento d’amore. La donna, come accadeva spesso in passato, partorisce nove volte, cucina pasti poveri ed è dedita a lavori pesanti. L’ho definita guida, perché in ogni stagione della vita è per eccellenza il luogo del concepimento e della protezione biologica. Nel contesto della poesia del Nostro, l’eterno grembo rappresenta un capovolgimento del ciclo vitale: la madre, che un tempo ha dato la vita biologica al figlio facendolo uscire dal proprio corpo, ora lo riaccoglie idealmente in una dimensione spirituale ed eterna in ogni momento felice: “…Ma quando incontro l’amore/ ritorno/ nel mio grembo/ a ritrovare/ la bellezza dell’alba…” (Il grembo di mia madre). E quell’amore che ritrova in Vittoria, nel concreto sale i gradini della bellezza dei corpi fino alla bellezza ideale e universale.

Comberiati si definisce ‘muto d’amore’, incapace di esprimere i sentimenti con le parole. Questo atteggiamento è spesso legato a un passato in cui le emozioni non sono state accolte o validate. Il silenzio diventa una corazza protettiva contro la vulnerabilità. Ma il poeta, e soprattutto un artista come il Nostro, ha l’infinita risorsa dei versi. Sa esprimere l’amore di ogni tipo attraverso i versi e non si tratta solo di catarsi, ma di una lavorazione consapevole della parola, ritmata dai suoni della natura, affinché le esperienze intime divengano bellezza condivisa. “…Cerco nel vento/ l’aldilà del mio essere,/ i sospiri della nascita/ e i suoni di antiche melodie” (La solitudine del verso). D’altronde il verso poetico nasce da uno spazio vuoto, un ritiro ascetico o contemplativo. La parola si isola dal brusio del mondo per farsi eco autentica del paesaggio e del tempo interiore… come avviene in Petrarca o in Emily Dickinson.

La seconda parte della raccolta è intitolata “Indignazione, dolori, riscatti” e vede ergersi fiero il poeta civile, infinitamente caro al mio cuore. Comberiati inizia denunciando la guerra e l’atto dell’artista significa trasformare la parola in una testimonianza morale contro la violenza, l’irrazionalità e la distruzione dei conflitti. Il poeta rifiuta la retorica bellica e offre la visione cruda e reale della sofferenza umana in trincea, nei campi profughi, sotto le macerie. Denuncia con voce tonante i bombardamenti in Ucraina, e la poesia, unico mezzo per custodire la dignità, e ristabilire un legame di solidarietà universale, prova a resistere, mentre i giovani delle città rase al suolo coprono i corpi con i libri. “Non c’è amore nel braccio che distrugge” recita Comberiati nella lirica dedicata a Giulia Cecchettin. E la sua è una potente riflessione psicologica, legata alle relazioni malate, alla manipolazione e alla violenza. Il suo concetto, che definirei di psicologia cruda, è smantellata delle più pericolose illusioni relazionali: giustificare il danno in nome dell’amore.

A mio umile avviso i narcisisti che manipolano in nome del controllo rappresentano i deboli, gli insicuri di questa società senza spina dorsale. “…Il mare della mia infanzia/ tomba per bambini/ a cui è stato spento/ il respiro dell’infinito…”. I versi tratti da Lo steccato del mare di Cupro fanno tremare i polsi, levano il respiro a chi non ha fatto dell’indifferenza il suo habitus. Si riferiscono alla tragedia marittima avvenuta nel 2023, il naufragio di un caicco carico di migranti, che si è spezzato in due a pochi metri dalla costa di Steccato di Cutro, in provincia di Crotone, città natia dell’autore. Il bilancio fu di 94 persone morte, tra cui 35 minori e molti bambini. Sangue innocente e ‘invisibile’ nel mare nostrum a tormentare l’anima di coloro che, come Nicola Comberiati, non sanno sentirsi salvi, dopo una vita dedicata all’insegnamento, e alla creazione di una biblioteca popolare nella zona degli altipiani di Arcinazzo tra Frosinone e Roma, per far sì che i libri restino ‘biblioteca di fede’ (cit. Victor Hugo).

È importante definire nel giusto modo il valore della tonante poesia civile del Nostro. Essa rappresenta la fusione tra l’impegno etico – politico e la forza espressiva del verso, utilizzata come strumento di denuncia, risveglio delle coscienze e rottura degli schemi. Non si tratta di solo lirismo, ma di una parola-azione che assume valenza filosofica profonda. Il poeta si fa filosofo della società, criticando le derive morali, politiche e storiche del suo tempo. Il tono tonante o profetico, così limpido in Nicola Comberiati, serve a squarciare il velo di Maya dell’indifferenza di fronte all’ingiustizia.

Pur senza scrivere versi da tante stagioni amo la poesia in modo ‘matto e disperato’, per dirla con il Vate di Recanati, e i versi possenti di quest’autore, che non sceglie mai l’elegia, eppure leva canti struggenti alla natura, mi hanno conquistata. Il suo viaggio tra gli amori, le rabbie, la speranza, e la sofferenza per la crisi della poesia aderiscono al mio sentire come l’abito sognato da tempo. Egli riflette sull’incapacità del linguaggio di dare un nome al vuoto, sull’ alienazione e il trauma storico. La parola poetica diventa una casa che brucia, un’interrogazione disarmata di fronte alla dissoluzione dei valori. “La poesia/ di questi tempi/ si è fatta spettacolo/ moda/ passerella/ lagnanza e sconfitta,/ capitolo d’amore/ stracciato anzitempo…” (Poesia decaduta). Mi viene da pensare, sorridendo senza sorriso, a Pierangelo Bertoli e alla sua stupenda canzone A muso duro: “Adesso dovrei fare le canzoni/ Con i dosaggi esatti degli esperti/ Magari poi vestirmi come un fesso/ Per fare il deficiente nei concerti”. Mi scuso per la contaminazione, forse sbagliando professo la sinestesia tra tutte le arti.

A questo autore sanguigno e dolcissimo chiedo di contagiare lettori, amici e giovani con il suo silenzio palpitante e di aiutarli a svegliarsi nell’aurora di una nuova bellezza.

Maria Rizzi

Nicola Comberiati, Il risveglio dell’amore, prefazione di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2026, pp.88, isbn 979-12-81351-97-4, mianoposta@gmail.com.

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