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Renée Nicole Good, una vita stroncata dalla violenza statale

DiRedazione

Gen 11, 2026

Renée Nicole Good, poetessa e attivista americana di 37 anni, è stata uccisa il 7 gennaio 2026 in Minnesota durante un’operazione federale di controllo dell’immigrazione. Secondo le cronache, gli agenti avrebbero sparato mentre la donna stava cercando di allontanarsi dal luogo dell’intervento, contraddicendo la versione ufficiale di “difesa propria”. L’episodio è stato filmato e ha suscitato shock e indignazione a livello mondiale.

In memoria di Renée, riporto uno dei suoi testi più noti, tradotto in italiano. 

On Learning to Dissect Fetal Pigs che riflette la profondità della sua osservazione sulla vita, la scienza e la spiritualità, con la limpidezza dolorosa di una voce che sa parlare al corpo e all’anima.

Imparare a dissezionare feti di maiale

di Renée Nicole Macklin Good

Voglio indietro le mie sedie a dondolo,

i tramonti solipsistici,

e i suoni della giungla costiera,

che sono terzine di cicale 

e pentametri dalle zampe pelose degli scarafaggi.

Ho donato Bibbie ai negozi dell’usato

(e le ho schiacciate in sacchi della spazzatura di plastica con una lampada di sale himalayano acido—

le Bibbie post-battesimo, quelle raccolte dagli angoli delle mani carnose dei fanatici,

le semplificate, facili da leggere, parassitarie):

Ricordo soprattutto l’odore gommoso delle immagini lucide dei libri di biologia;

mi bruciavano i peli dentro le narici,

e il sale e l’inchiostro che si attaccavano ai palmi delle mani.

Sotto ritagli di luna, alle due e quarantacinque di notte,

studio e ripeto: ribosoma

  endoplasmatico—

  acido lattico

  stame

all’IHOP all’angolo tra Powers e Stetson Hills—

Ho ripetuto e scarabocchiato finché ha trovato la sua strada

e si è fermato in un punto che ormai non riesco più a indicare, forse

nel mio intestino—

forse lì, tra pancreas e intestino crasso, scorre il piccolo ruscello della mia anima.

È la regola con cui ora riduco tutte le cose;

bordi duri e scheggiati dalla conoscenza

che un tempo si posava, un panno sulla fronte febbrile.

Posso lasciarli in pace entrambi?

Questa fede instabile

e questa scienza universitaria che mi deride dal fondo dell’aula;

ora non riesco a credere

che la Bibbia, il Corano e il Bhagavad Gita mi accarezzino i lunghi capelli dietro l’orecchio

come faceva mamma

e sospirino “fai spazio alla meraviglia”—

Tutta la mia comprensione scivola giù dal mento fino al petto e si riassume in:

La vita è semplicemente

l’ovulo e lo spermatozoo,

dove si incontrano,

quanto spesso e quanto bene,

e tutto ciò che lì muore.

Renée Good scriveva con la precisione di chi studia e con l’intensità di chi sente la vita nella carne e nella città. Nei suoi versi convivono disciplina e disobbedienza, curiosità scientifica e contemplazione spirituale. La sua poesia è un ponte tra corpo e anima, tra lo studio dei testi e la poesia quotidiana, tra la scienza e l’intimità dell’esperienza umana.

Il suo linguaggio non chiedeva permesso: entrava nel mondo con la lucidità di una voce giovane che sa che le parole possono essere rifugio e barricata insieme. Nei suoi testi, ogni dettaglio – dalle biblioteche all’odore dei libri di biologia – diventa spazio di memoria e di esperienza condivisa.L’uccisione di Renée non è un evento isolato: è stata definita da molti una ferita politica. Quando uno Stato spara a una poetessa, non colpisce solo il corpo, ma cerca di zittire la domanda, la curiosità, la possibilità di stupore che la poesia incarna.

Tuttavia, la poesia di Renée sopravvive. Circola tra i lettori, accende nuove voci, illumina finestre chiuse. Il suo lavoro resta testimonianza della necessità di parlare, anche di fronte al potere e alla violenza.

Yuleisy 

Di Redazione

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