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SICUREZZA IN CANTIERE, IL FRIULI-VENEZIA GIULIA, PER LA PRIMA VOLTA IN ITALIA, FORMA LA FIGURA SPECIFICA DEL “PONTEGGIATORE”

DiRedazione

Mag 22, 2026

Ponteggi, nel nostro Paese si muore 5 volte in più rispetto al Regno Unito. Per garantire competenze certe e sicurezza, è necessaria la cultura della formazione.

IL FRIULI-VENEZIA GIULIA, PER LA PRIMA VOLTA IN ITALIA, FORMA LA FIGURA SPECIFICA DEL “PONTEGGIATORE”

Pilosio porta al GIC l’eccellenza britannica di Clive Dickin (NASC/CISRS) e il protocollo che ha abbattuto gli infortuni dell’80%: una sfida raccolta da Regione FVG, Formedil e ANCE Udine per trasformare il cantiere in un ambiente a rischio zero

Il ponteggiatore è, per definizione, una delle professioni più pericolose e al contempo indispensabili nel comparto edile. È lui che “costruisce il pavimento nel vuoto”, creando superfici stabili anche a centinaia di metri di altezza dove, se non ci fosse la sua perizia, nessuna maestranza potrebbe operare per il ripristino di edifici o grandi viadotti.  Eppure, è una figura che non è ancora ben inquadrata: fa parte contrattualmente del comparto metalmeccanico ma opera principalmente nel mondo dell’edilizia, con tutti i rischi connessi a una professione che è tra quelle in cui si registra il maggior numero “di morti bianche”.

La Regione Friuli-Venezia Giulia, in sinergia con Formedil Udine, fa da capofila nazionale e accelera sulla professionalizzazione del comparto impegnandosi ad istituire ufficialmente la figura del “ponteggiatore” all’interno del repertorio regionale delle qualificazioni professionali.  Lo ha detto l’Assessore Regionale al Lavoro e alla Formazione, Alessia Rosolen, intervenuta a Piacenza durante il GIC 2026, (Giornate Italiane del Calcestruzzo), la più importante fiera di settore.

Il dibattito ha assunto una rilevanza internazionale grazie alla presenza di Clive Dickin, vertice di NASC e CISRS, l’istituzione britannica che è riuscita ad abbattere dell’80% la mortalità nei cantieri grazie ad un rigido protocollo di formazione e controllo eccezionalmente illustrato al mondo del ponteggio e della formazione edile italiana.

L’iniziativa nasce dalla volontà di Nereo Parisotto, Presidente di Pilosio (azienda di Tavagnacco leader nella produzione di ponteggi e strutture sospese) ma “ponteggiatore” da sempre, che ha voluto farsi promotore attivo, assieme a Francesca Fuser, Responsabile dello Sviluppo Commerciale di Pilosio, del panel Speciale Sicurezza perché – ha detto Parisotto – nessuna madre, nessuna moglie deve più piangere il proprio figlio o marito perso durante il lavoro in cantiere“.

All’incontro sono stati invitati ad assistere tutti i ponteggiatori e i rappresentanti del mondo delle costruzioni, ma anche le istituzioni e le scuole edili friulane, che hanno ascoltato con estremo interesse.

“Il FVG si attiene attualmente alle regole nazionali che prevedono un percorso formativo standard di 28 ore, le quali rappresentano la base per essere in regola- Ha spiegato il dottor Stefano Bertoni di Formedil Udine parlando dal palco anche a nome del Direttore Loris Zanor– . Ma non è sufficiente. Noi come Formedil utilizziamo, come tutta la formazione professionale regionale,  uno strumento tecnico fondamentale: un repertorio (composto da 24 sottorepertori e oltre 500 competenze mappate) che serve a facilitare l’incontro tra domanda e offerta; aiutare i lavoratori a strutturare un curriculum basato su competenze reali e non solo su titoli, e aggiornarsi costantemente in base agli stimoli delle imprese e alle evoluzioni del mercato“.

Un passo in avanti importante è stato fatto con l’adozione, in FVG, della Carta di Lorenzo. “Si tratta di un manifesto dedicato alla memoria di Lorenzo Parelli, studente al 4° anno dell’Istituto professionale ‘Bearzi’ di Udine, vittima nel 2022 di un incidente in un’azienda durante il periodo di alternanza scuola-lavoro. – Ha ricordato visibilmente commossa l’assessore Rosolen durante il collegamento da Udine. – Un documento che definisce in modo chiaro ruoli e responsabilità di tutti i soggetti coinvolti nei percorsi formativi, dalle scuole agli enti di formazione, passando per le associazioni di categoria e le imprese, e che pone la sicurezza come elemento centrale in ogni esperienza di stage o di apprendistato, portando la Regione a sviluppare strumenti innovativi e riconosciuti anche a livello nazionale. Ora – ha aggiunto l’assessore – intendiamo continuare con questa sinergia per creare delle strategie di standardizzazione e internazionalizzazione che possano condurci ad azzerare i decessi sul lavoro “.

Un obiettivo, se non del tutto, in buona parte raggiunto dal sistema inglese. A ribadirlo dal palco di Piacenza è stato Clive Dickin, che ha illustrato come nel Regno Unito l’adozione di protocolli rigorosi targati NASC (National Access & Scaffolding Confederation) e CISRS (Construction Industry Scaffolders Record Scheme) abbia permesso di abbattere la mortalità in cantiere dell’80%. I dati parlano chiaro: nonostante il numero di addetti nel settore dello scaffolding sia decisamente superiore rispetto a quello italiano, l’efficacia di questo sistema ha portato il Regno Unito a registrare appena un quinto degli infortuni rilevati in Italia.

Per azzerare i decessi, la sicurezza non deve essere un semplice adempimento, ma un processo di standardizzazione ferreo che accompagni il lavoratore in ogni fase della carriera”. Ha ribadito il numero uno di NASC e CISRS durante il convegno.

Tre sono i pilastri fondamentali su cui si basa il protocollo “salvavita” britannico e riguardano, il lavoratore, l’azienda e i prodotti.

Per il lavoratore una cosa è chiara: in cantiere non è ammessa alcuna improvvisazione. Il protocollo prevede infatti che almeno il 90% della forza lavoro sia in possesso della tessera professionale CISRS.  E il suo ottenimento non è così facile: inizia con la tessera base, rilasciata dopo i primi giorni di formazione, che abilita esclusivamente all’accesso assistito sotto stretta vigilanza. Per progredire verso i livelli 1 e 2, il sistema impone un rigore assoluto: sono necessari almeno 18 mesi di esperienza pratica certificata, tra uno step formativo e l’altro, garantendo che la teoria venga sempre convalidata dal lavoro sul campo. Il vertice di questa carriera è rappresentato dalle figure “Advanced” o dai Supervisori, veri e propri leader della sicurezza la cui preparazione, per anni di studio e carico di responsabilità, è paragonabile a quella di un manager o di un medico. Questi professionisti devono essere in grado di interpretare progetti ingegneristici complessi e gestire l’incolumità dell’intero team; un traguardo che richiede circa otto anni di attività costante prima di essere raggiunto. Tuttavia, la competenza non è acquisita per sempre: ogni cinque anni vige l’obbligo di superare un test di aggiornamento, il CPD, per il rinnovo della tessera.

C’è poi l’aspetto che riguarda gli audit e standard aziendali (NASC): le aziende non vengono solo registrate, ma sottoposte a verifiche costanti. Per risultare membri certificati NASC, le imprese devono superare audit fisici costanti (ogni 1 o 2 anni) durante i quali i “controllori” entrano nei loro magazzini e nei cantieri per verificare le modalità di stoccaggio e montaggio dei materiali. 

E infine l’ingegneria e i prodotti utilizzati dai ponteggiatori che devono essere certificati: in UK la sicurezza passa per l’adozione di standard tecnici precisi. Le linee guida denominate TG20, per i ponteggi a tubi e giunti, e la recentissima TG30, lanciata a novembre 2024 per i sistemi prefabbricati. Quest’ultimo standard introduce un portale dedicato capace di generare modelli 3D realistici e fogli di conformità automatici per il cliente. Inoltre, la possibilità di ottenere una valutazione ingegneristica indipendente consente di garantire la stabilità della struttura ancora prima di avviarne il montaggio. Questo sistema, infatti, certifica che ogni opera venga progettata nel rispetto di soglie minime di resistenza e stabilità, vincolando gli appaltatori all’utilizzo esclusivo di attrezzature approvate e collaudate da professionisti esterni.

“Un modello ‘complesso ma completo’”. Ha concordato l’ingegner Angela Martina che ha parlato dal palco di Piacenza in duplice veste di Presidente di ANCE Udine e Presidente di Formedil Udine. “Formedil – ha tenuto a precisare – è un ente composto equamente da datori di lavoro e rappresentanti dei sindacati. Questa ‘pariteticità’ garantisce un equilibrio nelle scelte strategiche, mettendo la sicurezza e la formazione come obiettivi sociali primari oltre che normativi.”

Il core business dell’ente è diviso in due rami: la scuola professionale rivolta ai ragazzi che escono dalle medie, per avviarli al settore edile, e la sicurezza aziendale rivolta a imprese e dipendenti già operativi, per l’aggiornamento continuo. Con grande pragmatismo, Martina ha ribadito, anche da imprenditrice, come sia necessario tornare alla praticità in cantiere. “Dopo un incidente – ha detto la presidente di ANCE Udine – spesso la reazione è l’aumento delle ‘imposizioni teoriche documentali’“. Il POS, ad esempio, che da 10 pagine è passato a 500, diventando spesso un faldone burocratico nel quale ‘per il dubbio’ viene inserito tutto“. E poi, un altro passaggio sottolineato dalla Presidente Martina è stato quello sul superamento della formazione puramente teorica. Formedil Udine, nello specifico, 6 anni fa si è fatta capofila di un progetto che, partito in sordina, ora è imitato da molti: il simulatore avanzato per macchine operatrici come escavatori o gru a torre. Non solo ha permesso di imparare a manovrare i joystick e gestire i carichi in un ambiente virtuale senza i pericoli del mezzo reale, ma ha anche ridotto le emissioni legate alla pratica sul campo e reso il settore più moderno e di “appeal” per le nuove generazioni.

Proprio l’aspetto dell’attrattività del settore, nei confronti dei giovani, è stato sottolineato da Nedo Piccolo di Nemesis (Montebelluna-TV) e Presidente di Unilavoro PMI di Treviso, con un’esperienza ultratrentennale di sicurezza aziendale nei luoghi di lavoro: “Mancano figure appassionate di questo mestiere.- Ha detto- Molti addetti sono stranieri che conoscono a malapena la lingua tanto da costringere le aziende a dotarsi di interpreti o organizzare le squadre per nazionalità (albanese, rumeno, macedone, egiziano) e garantire – ha detto Piccolo – almeno tra di loro una comunicazione immediata e sicura.”

Nedo Piccolo ha inoltre evidenziato la frammentazione del mercato in realtà piccolissime, da 3-6 dipendenti che spesso mancano di struttura o “improvvisano” la professione.  “In Veneto e Friuli, ad esempio, si contano sulle dita delle mani le aziende davvero organizzate in grado di gestire montaggi complessi e la relativa sicurezza in cantiere. E poi – ha continuato Piccolo – c’è un pericolo spesso sottovalutato che deriva non da chi allestisce il ponteggio ma da chi lo utilizza successivamente, come muratori e imbianchini: manomettono le strutture, lasciandole in condizioni di rischio estremo. Ho visto situazioni che fanno rizzare i capelli.” Ha detto il consulente trevigiano per la sicurezza nei luoghi di lavoro.

“L’esperienza nel Regno Unito ha evidenziato la necessità per le aziende italiane di adattarsi rapidamente agli standard internazionali per ottenere pieno riconoscimento. – Ha detto Francesca Fuser, Business Development Manager di Pilosio ed esperta dei mercati internazionali –  Nonostante l’ingegneria italiana sia altamente stimata, per essere competitivi, è indispensabile innovare costantemente nel campo della formazione, evitando il rischio di rimanere isolati rispetto ai mercati strategici.”

A questo proposito, viene evidenziato come il modello NASC/CISRS, pur essendo un protocollo di origine britannica, abbia ormai raggiunto una caratura internazionale. Si tratta di uno standard che è stato adottato con successo in Nord America, attraverso la partnership con la SAIA (l’associazione dei ponteggi di Stati Uniti e Canada) e ha ottenuto ampi riconoscimenti in mercati strategici come Australia, Nuova Zelanda, Malesia, Cina, Arabia Saudita e Medio Oriente.

La natura globale di questo modello – continua Francesca Fuser – offre un vantaggio concreto: il ponteggiatore in possesso del patentino CISRS acquisisce la capacità di operare non solo nel contesto nazionale, ma in tutto il mondo.”  In un’economia sempre più interconnessa, la tesi sostenuta dal BDM di Pilosio è che le imprese italiane debbano superare i modelli puramente locali, puntando con decisione verso l’internazionalizzazione e il conseguimento di certificazioni globali per poter competere ai massimi livelli.

A concludere il convegno è stato Nereo Parisotto, che ha trasformato le riflessioni tecniche in un appello politico e sociale volto a colmare un divario troppo grande per un Paese civile come il nostro. “Non è accettabile che un ragazzo muoia mentre impara un mestiere. Cinque anni fa un giovane di 23 anni ha perso la vita a pochi chilometri da casa. La madre e il padre non si danno pace. Nessun genitore dovrebbe provare quello che sta vivendo quella famiglia.- Ha detto Parisotto.- Da oggi sappiamo che c’è un metodo per far calare questi infortuni e può essere un valido punto di partenza su cui lavorare insieme” ha detto Parisotto riferendosi al metodo illustrato da Dickin.

Il Presidente di Pilosio si è messo quindi a disposizione come capofila di un gruppo di aziende, del settore dei ponteggi, per offrire luoghi e mezzi per la formazione, sottolineando come questa non sia un costo, ma un vantaggio competitivo: “Se un’impresa edile può dichiarare che i suoi operai sono formati secondo standard internazionali, viene scelta più spesso e pagata meglio (anche un 10% in più) perché offre garanzie di vita e professionalità che gli altri non hanno”. E ha poi concluso con un aneddoto che fa ben capire l’importanza di “muoversi” correttamente in un ambiente potenzialmente molto pericoloso.

Se non ho la patente del camion non posso guidarlo: potrei far del male a me e agli altri!  Questa è la mentalità che dobbiamo importare: responsabilizzare il singolo, attraverso la formazione, affinché sia il primo custode della propria incolumità. È nostro dovere di imprenditori e istituzioni, forti della nostra maturità ed esperienza, trasmettere ai giovani questa consapevolezza. Se non sentiamo questa spinta come professionisti, dobbiamo avvertirla come genitori perché solo chi ha piena consapevolezza del valore della propria vita potrà impegnarsi, appieno e concretamente, per proteggerla”. Ha concluso Nereo Parisotto.

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