A gennaio 2026, in Italia, la domanda di elettricità è salita in modo chiaro. Il Paese ha consumato 26,8 miliardi di kWh, con un +2,2% rispetto a gennaio 2025. Se si corregge il dato per calendario e temperatura, la crescita resta positiva: +1,5%. Per capire meglio questo scenario, può essere utile guardare il quadro generale del sistema luce e gas in Italia. In pratica, famiglie, servizi e imprese hanno usato più energia. Il tema centrale, però, non è solo la quantità consumata: conta anche da quali fonti arriva questa elettricità e quanto pesa il contesto normativo, a partire dalle regole ARERA.
Consumi elettrici in Italia, i dati chiave
La crescita non è stata uguale ovunque. Al Nord i consumi sono aumentati del 2,7%, al Centro del 2,3%, al Sud e Isole dell’1,2%. Il dato mostra una crescita diffusa, ma con intensità maggiore nelle aree con più attività produttive. Gennaio 2026 ha avuto anche un giorno lavorativo in più e temperature medie leggermente più basse (-0,2°C). Questi fattori aiutano a spiegare il risultato finale: in inverno, quando aumenta il fabbisogno, il sistema deve essere ancora più flessibile. Per questo motivo, leggere i consumi insieme alle dinamiche del mercato libero dell’energia è utile anche per chi vuole fare un confronto tariffe luce in modo più consapevole.
Perché aumentano termoelettrico e importazioni di energia
La produzione nazionale netta si è fermata a 22,7 miliardi di kWh, con un calo del 5,9% su base annua. Per coprire la domanda, l’Italia ha quindi aumentato il ricorso a centrali termoelettriche e importazioni. Nel mese, la quota coperta da produzione interna è stata dell’82,3%, mentre il 17,7% è arrivato dal saldo estero. In parole semplici: quasi un quinto dell’elettricità usata in Italia è stata acquistata oltre confine. Quando il mix si sposta verso fonti più costose o instabili, molte famiglie iniziano a monitorare con più attenzione la bolletta della luce e il costo medio della bolletta luce, valutando anche un possibile cambio fornitore luce e gas.
Cosa cambia per famiglie e imprese con le rinnovabili in calo?
Le fonti rinnovabili, nel complesso, hanno registrato un -12,7%. Il calo più forte è quello dell’eolico: -31,5%. Sono scesi anche idroelettrico (-2,9%) e geotermico (-1,8%), mentre il fotovoltaico è salito (+19,0%). La conseguenza è visibile nella quota FER sulla domanda elettrica: 32,2% a gennaio 2026, contro 35,5% a gennaio 2025. In un anno si perdono oltre tre punti percentuali, un segnale che conferma quanto la transizione resti sensibile alla variabilità climatica. Il messaggio finale è semplice: la domanda cresce, ma il mix energetico resta fragile nei mesi più critici. Nei prossimi mesi sarà decisivo capire se il sistema riuscirà a recuperare con più rinnovabili, più flessibilità di rete e più stabilità dei prezzi.
Fonte: papernest.it
