L’assenza del programma di gestione dei sedimenti alimenta la confusione sulla loro gestione Sono comparsi nei giorni scorsi interessanti interventi sul tema dell’estrazione di inerti dalle aree golenali. Ad un accenno ai danni causati dagli appesantimenti burocratici che impediscono di ripulire velocemente gli alvei dei fiumi e quindi di mettere in sicurezza le infrastrutture di attraversamento ma anche, più in generale, i territori golenali anche se privi di insediamenti da proteggere.
Ora la posizione espressa dal gruppo di sindaci indica che la questione degli sghiaiamenti in alveo è ancora avvolta in una nebbia normativa che non tiene in considerazione l’equilibrio fluviale i cui depositi di ghiaie sono l’effetto della continua ricerca del corso d’acqua di trovare e ripristinare il proprio equilibrio. Intervenire con continui prelievi di inerte e sghiaiamenti o con altrettanto poco chiare “sistemazioni fluviali” non fa altro che mettere in continua discussione il processo di stabilizzazione del corso d’acqua e ogni intervento non fa altro che determinare la “necessità” di ulteriori interventi “correttivi” nel futuro.
Come più volte dimostrato dalla letteratura scientifica ma anche più semplicemente nei dibattiti svolti sul tema durante la campagna “Free Tagliamento”, dal punto di vista anche strettamente idraulico è un bene che i corsi d’acqua siano riconnessi alle aree golenali e che le piane alluvionali si allaghino con frequenza, è un bene che il fiume abbia la possibilità di divagare nell’area golenale, è un bene che gli argini vengano allontanati ed anche rimossi dove possibile, ed è assolutamente necessario, per uno svariato numero di motivi, che le portate di magra siano garantite dal deflusso vitale. Al contrario non va bene fare le spianate in alveo, non va bene elevare argini, scogliere e fare pennelli per ricavare terreni da coltivare o per proteggere il “nulla” in aree di pertinenza, non va bene togliere la vegetazione dove l’acqua va rallentata e trattenuta, non va bene lasciare vegetazione in alveo dove l’acqua deve invece defluire velocemente. Ma la realtà dei fatti è andata spesso in tutt’altra direzione.
Un caso ancora più eclatante è proprio quello citato nelle urgenti richieste di rimozione degli accumuli ghiaiosi che si depositano in corrispondenza dei piloni dei ponti che risulterebbero essere un pericolo per la sicurezza delle infrastrutture di attraversamento che poggiano su piloni. Questa teoria, oltre che non essere avvalorata da alcuno studio scientifico, non è sostenuta nemmeno da evidenze derivate dall’esperienza. Nessun evento alluvionale ha messo mai a rischio di crollo o anche la sola ostruzione delle arcate dei ponti sul Tagliamento come è normale che avvenga su un corso d’acqua con un alveo così ampio. Al contrario si sono verificati invece eventi causati dall’erosione, come lo scalzamento con crollo di un pilone del ponte di Braulins durante l’alluvione del 1983.
Il Tagliamento, ma la situazione è comune a quasi tutti i corsi d’acqua, ha carenza di materiale ghiaioso in alveo e, anche se i prelievi non sono sproporzionati come nel periodo del post terremoto, è ancora in carenza di ghiaia in parecchi tratti. Oggi sarebbe necessario pensare ad un riporto di materiale utilizzando tecniche già in uso laddove il ripristino fluviale non sono parole vuote ma anche azioni pratiche. In alternativa, attività che richiede tempo ma anche meno risorse, ridurre e sospendere le concessioni a prelevare inerti in alveo fino a che non si saranno corretti i fenomeni di erosione.
Nella nostra Regione una buona pianificazione sull’estrazione degli inerti che chiarisca dove e quanto si può prelevare e soprattutto dove non si può prelevare ma è necessario riportare materiale, è uno strumento imprescindibile per risolvere innumerevoli questioni che i corsi d’acqua pongono oggi alla ns attenzione per risolvere una lunga serie di problematiche non solo strettamente ambientali.Legambiente FVG ancora nel 2019, con la pubblicazione del Manifesto “Tagliamento domani” ne aveva richiesto la redazione
TAGLIAMENTO, EQUIVOCI SULLO SGHIAIAMENTO IN ALVEO
