Mille miglia di distrazione
In questo contenitore
di impazienza e numeri
la mattina si è sgranata
polvere sui binari,
fretta angosciosa e minimi
ragionamenti che si riempiono
le tasche vuote del giorno.
Un occhio nero spiava il binario,
filtrava la benedizione
dell’angelo custode ghiacciato,
sugli sbocchi di abissi evocati
di misure di prudenza abbandonate.
Ci sono morti che muoiono a ritroso,
ogni volta che li rallentiamo nel ricordo,
e altri che inciampano nella luce
come aquiloni senza vento.
Dove l’erba non cresce,
cresce il rumore, cresce la distrazione,
siamo tutti in balía di un passaggio,
inermi davanti alla prestazione che decide.
Privi d’ogni futuro immediato,
sbiancati dalla velocità che ci attraversa,
in cui ci catapultano, senza appello,
in mille miglia all’ora
di imprudente disattenzione.
Hai pensato con le ossa, forse,
quando il tempo ha perso consistenza,
e sentito con la testa spogliata, a forza,
dal tuo volto umano, ridotto a soglia.
Se l’esperienza arriva col sudore,
qui è evaporata sottratta
dell’incosciente gioco
del tempo senza regole.
Sotto il temporaneo cielo purgatorio
anche il treno sembrava respirare piano,
ma il deposito del destino ha aperto
sulla morte mobile
le sue blasfeme labbra.
Questa poesia nasce come un tentativo di stare accanto al dolore senza amplificarlo, di non trasformare la perdita in spettacolo ma in ascolto. La vicenda di Silvana Berton attraversa i versi come un’ombra concreta, non per essere esibita, ma per ricordare quanto il lavoro, la fretta e la distrazione possano diventare luoghi di vulnerabilità estrema.
Yuleisy Cruz Lezcano
