A Vicenza e nel suo hinterland, il fenomeno del maltrattamento sui minori non è più un argomento confinato alle statistiche nazionali, ma si manifesta con crescente evidenza anche nella cronaca locale. Dietro alle denunce istituzionali – che in Italia mostrano una crescita dei crimini contro i minorenni con quasi 7.000 reati accertati nel 2023, in aumento del 34% nell’ultimo decennio secondo i dati elaborati dalla Polizia Criminale e presentati da Terre des Hommes – emergono casi gravi, spesso sotto il profilo della violenza sessuale e domestica, che scuotono la comunità locale.
Una delle vicende più eclatanti riguarda un uomo di 45 anni residente a Montecchio Maggiore, condannato nel 2025 dal Tribunale di Vicenza a quasi dieci anni per violenza sessuale aggravata nei confronti della figlia, che aveva tra i 15 e i 17 anni quando subì gli abusi, protrattisi per oltre un anno all’interno dell’abitazione familiare. La madre è stata rinviata a giudizio per omissione, accusata di non aver impedito gli abusi di cui era a conoscenza.
Nel centro cittadino, un altro episodio di violenza sessuale ha portato all’arresto di un 24enne accusato di aver abusato ripetutamente di una ragazza di 16 anni in uno stabile abbandonato adiacente al parcheggio Fogazzaro. I carabinieri di Vicenza, allertati dalla giovane in stato di shock, lo hanno poi rintracciato e portato in carcere per violenza sessuale aggravata.
Non solo violenze sessuali: la cronaca vicentina del 2025 registra anche episodi di maltrattamenti su bambini molto piccoli in contesti educativi formali. Nel maggio 2025 due operatrici di un asilo privato sono state arrestate con l’accusa di aver percosso più volte alcuni dei bambini loro affidati, episodi ripresi dalle telecamere installate nella struttura su segnalazione dei genitori. In un caso simile, l’8 novembre 2025 la titolare di un asilo nido di Cornedo Vicentino è stata posta agli arresti domiciliari con l’accusa di maltrattamenti e violenze sui bambini di pochi mesi ai tre anni, dopo che genitori avevano notato lividi e comportamenti anomali nei figli.
Questi casi – pur drammatici e specifici – si inseriscono in un più ampio fenomeno sociale. I servizi sociali e le forze di polizia riconoscono che condizioni di degrado urbano e vulnerabilità economica possono creare un terreno in cui aumentano i fattori di rischio per i minori. Zone come la “zona rossa” intorno alla stazione ferroviaria di Vicenza, comprendente aree tra via Eretenio, viale Venezia e piazzale Bologna, sono da anni al centro di segnalazioni per microcriminalità, spaccio e situazioni di bivacco. La presenza di tali criticità urbane, documentata anche dalle forze dell’ordine nei controlli antidegrado, riflette non solo un problema di sicurezza pubblica ma anche di frammentazione sociale e marginalità che può incidere sulle dinamiche familiari e sul benessere dei più giovani.
Queste aree, insieme ad altri quartieri segnati da fragilità socioeconomiche come via della Pace, San Pio X e zone periferiche di Campo Marzo e strada Padana, sono spesso citate nei dibattiti pubblici come “punti critici” per la coesione sociale e la percezione di insicurezza urbana, pur senza mappature ufficiali del rischio specifico di abuso su minori.
I fattori di rischio associati al maltrattamento infantile – instabilità economica, famiglie monoparentali, dipendenze da alcol o droga, disoccupazione e stress psicologico – sono ben documentati a livello internazionale come elementi che aumentano la probabilità di situazioni di abuso e trascuratezza nei confronti dei bambini. Anche se in Italia la ricerca specifica su correlazioni tra quartieri degradati e maltrattamento è agli inizi, le evidenze di cronaca suggeriscono che in contesti urbani con più vulnerabilità sociale queste dinamiche emergono con maggiore frequenza.
La crescita dei reati a danno dei minorenni non è un fenomeno isolato. Secondo il dossier elaborato a livello nazionale, oltre il 60% delle vittime di reati contro i minori sono ragazze, in gran parte a causa dell’aumento delle violenze sessuali e delle violenze domestiche registrate negli ultimi anni. Questo quadro nazionale si riflette anche nella realtà locale vicentina, dove casi gravi di abuso e maltrattamento richiamano l’attenzione sulle lacune nei servizi di prevenzione e supporto alle famiglie in difficoltà.
Per affrontare queste criticità, gli esperti sottolineano la necessità di politiche integrate di prevenzione, che includano interventi sociosanitari nei territori più fragili, potenziamento dei servizi sociali e formazione per insegnanti, operatori sanitari e forze dell’ordine nell’identificazione precoce dei segnali di abuso. Solo così sarà possibile agire prima che i segnali di vulnerabilità si trasformino in tragedie per i più giovani, spesso rimasti invisibili fino a quando non è troppo tardi.
