La violenza di genere contro le donne è oggi riconosciuta, sul piano internazionale, come una violazione dei diritti umani dalla Convenzione di Istanbul ed è considerata uno dei principali fattori di rischio per la salute femminile dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Non si tratta di un fenomeno episodico, ma strutturale, diffuso e profondamente radicato nei contesti sociali e culturali.
Nonostante questa consapevolezza, esiste ancora una zona d’ombra significativa: la violenza contro le donne anziane. Un ambito che, come evidenziato dalla letteratura accademica, è stato a lungo trascurato sia negli studi di genere sia nelle ricerche sulla salute pubblica. Il ritardo nell’analisi della violenza sulle donne in età avanzata può essere ricondotto a quello che la sociologa Bonifacio definisce un approccio dicotomico. Da un lato, si studia la cosiddetta “elder abuse”, ovvero la violenza sugli anziani, adottando una prospettiva neutra rispetto al genere. Dall’altro, si analizza la violenza sulle donne, ma con un focus quasi esclusivo sulle fasce più giovani della popolazione.
Il risultato è una rimozione implicita: le donne anziane scompaiono dall’orizzonte analitico, come se, superata l’età riproduttiva, non appartenessero più pienamente alla categoria “donne”. Questa esclusione ha conseguenze concrete, perché ciò che non viene studiato difficilmente viene riconosciuto, prevenuto o affrontato con strumenti adeguati.
Quando si parla di violenza sugli anziani, l’attenzione si concentra, giustamente, su forme di abuso legate alla fragilità e alla dipendenza: maltrattamenti in contesti istituzionali, violenze domestiche da parte di caregiver, familiari o badanti, abusi economici o psicologici. Si tratta di fenomeni ampiamente documentati e in crescita anche nelle statistiche internazionali. Tuttavia, questa prospettiva rischia di essere riduttiva se non viene integrata con una lettura di genere. Le donne anziane, infatti, non sono solo anziane: portano con sé una storia di disuguaglianze, stereotipi e vulnerabilità che si accumulano nel corso della vita. La violenza può cambiare forma, ma non scompare con l’età. In questo senso, la dimensione di genere consente di cogliere continuità e trasformazioni: molte donne anziane hanno vissuto violenze domestiche per decenni, altre si trovano esposte a nuove forme di abuso proprio a causa della perdita di autonomia o dell’isolamento sociale.
A rendere evidente questa realtà è stato, tra gli altri, un caso di cronaca avvenuto nel 2023 a Sesto San Giovanni, nell’area metropolitana di Milano. Una donna di 89 anni è stata brutalmente aggredita e violentata nei pressi della propria abitazione durante la notte. L’episodio, ripreso dalle telecamere di videosorveglianza, ha portato all’arresto di un uomo di 42 anni. La vicenda ha colpito l’opinione pubblica per la sua efferatezza, ma anche per il profilo della vittima: una donna molto anziana, percepita socialmente come “fuori” dai rischi tipici della violenza di genere. Eppure, proprio questo caso dimostra quanto tale percezione sia fuorviante. La violenza sessuale, così come altre forme di abuso, non ha un limite anagrafico.
Le conseguenze della violenza sulle donne anziane sono particolarmente gravi. Sul piano fisico, il corpo è più fragile e le lesioni possono avere esiti più severi; sul piano psicologico, l’impatto può essere amplificato da condizioni di solitudine, dipendenza o declino cognitivo. A livello sanitario, la violenza rappresenta un fattore di rischio che interagisce con altre vulnerabilità, aggravando lo stato complessivo di salute. Tuttavia, come sottolinea la ricerca, non è possibile affrontare il problema esclusivamente con strumenti medici o farmacologici. La priorità resta l’interruzione della violenza e la costruzione di reti di protezione efficaci. Senza un riconoscimento pieno del fenomeno, anche gli interventi rischiano di essere parziali o inadeguati.
In questo scenario, anche la dimensione culturale gioca un ruolo cruciale. Il modo in cui la violenza viene raccontata influisce sulla sua percezione sociale. Un esempio è il libro Di un’altra voce sarà la paura di Yuleisy Cruz Lezcano, che utilizza la scrittura poetica per rielaborare episodi di violenza, tra cui proprio il caso della donna anziana aggredita nel milanese. In questo contesto, la poesia non è il centro dell’analisi, ma uno degli strumenti possibili per restituire voce e visibilità a esperienze altrimenti marginalizzate.
Riconoscere la violenza sulle donne anziane significa superare categorie rigide e adottare uno sguardo più complesso, capace di intrecciare età e genere. Significa anche rimettere al centro i diritti: il diritto alla sicurezza, alla dignità, alla salute, indipendentemente dall’età.
