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XXVII STAGIONE DEGLI AMICI DELLA CONTRADA: LUNEDì 19 GENNAIO “IL MALINTESO” DI ALBERT CAMUS 

DiRedazione

Gen 16, 2026

AL TEATRO ORAZIO BOBBIO

TRIESTE, GENNAIO 2026 –  La stagione di Teatro a Leggio degli Amici della Contrada riparte nel 2026 con “Il Malinteso” di Albert Camus al Teatro Bobbio con la regia di Elke Burul e l’interpretazione di Daniela Gattorno, Giustina Testa, Lorenzo Zuffi ed Enza De Rose (in foto di copertina), lunedì 19 gennaio alle 18.

Gli Amici della Contrada portano uno dei testi più cupi e filosofici di Albert Camus. Scritto nel 1944, mentre l’Europa era ancora intrappolata nelle macerie e nel terrore del secondo conflitto mondiale, “Il Malinteso” riflette fedelmente lo spirito di un’epoca devastata, trasponendo la tragedia collettiva in una dimensione domestica e claustrofobica. La vicenda ruota attorno a una madre e una figlia che, segnate da una miseria morale e materiale, gestiscono una pensione trasformandola in una trappola mortale per i loro ignari ospiti. Il loro obiettivo è accumulare il denaro necessario per fuggire verso terre più solari, ma questo progetto di libertà si scontra con il ritorno inaspettato del figlio maggiore, fuggito anni prima e ormai irriconoscibile agli occhi della famiglia.

LORENZO ZUFFI – ph Carlo Pacorini

L’opera esplora con spietata lucidità il concetto di “divorzio tra l’uomo e la vita”, un tema centrale nel pensiero di Camus. In questo dramma, la solitudine diventa una condizione ontologica talmente profonda da compromettere persino la capacità di desiderare o di riconoscere l’amore. Il ritorno del figlio, che potrebbe rappresentare la salvezza e la riconciliazione, si trasforma nel culmine dell’assurdo: la cecità delle protagoniste, che preferiscono la menzogna e il cinismo alla possibilità della disillusione, impedisce loro di vedere la verità anche quando questa bussa alla porta. L’incomunicabilità tra i personaggi erige muri insormontabili, rendendo impossibile ogni legame affettivo residuo e condannando i protagonisti a un destino senza redenzione.

Sotto la guida registica di Elke Burul, la lettura scenica restituisce l’atmosfera fredda e priva di speranza di un mondo dominato da un Fato cieco. Camus sceglie infatti di mettere in scena un universo dal quale Dio sembra essere stato escluso, lasciando il posto a una tragica ironia affidata interamente al caso. Il malinteso del titolo non è dunque un semplice errore di valutazione, ma diventa la cifra stilistica di un’esistenza in cui l’umanità è stata ormai spenta dal dolore. La regia e l’interpretazione dei quattro attori coinvolti puntano a far emergere la tensione di un testo che, nonostante la sua collocazione storica, continua a interrogarci profondamente sul senso del male e sulla fragilità dei rapporti umani nel deserto della modernità.

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