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Basta cemento nei corsi d’acqua: l’allarme del presidente del Circolo Legambiente di Udine Marino Visintini

DiRedazione

Lug 26, 2026

Abbiamo appreso con soddisfazione che, grazie ad un emendamento del consigliere regionale Furio Honsell, è stata approvata dal Consiglio Regionale del Friuli V.G. la scelta di dare priorità alla tutela ambientale rispetto alla sicurezza idraulica dei corsi d’acqua; preoccupa però la bocciatura di un’altro simile , sottoscritto da 3 consiglieri regionali (Capozzi, Honsel e Pellegrino) che prevedeva che i prossimi interventi seguissero la metodologia dell’ingegneria naturalistica.
Dobbiamo ricordare che il Circolo Legambiente di Udine A.P.S. aveva sollevato e denunciato in una conferenza stampa / Flash Mob 5 mesi fa (mercoledì 4 marzo 2026 ) la cementificazione del canale
Ledra e di tanti altri corsi d’acqua nel medio Friuli.
Da tempo erano in atto opere di sbancamenti delle sponde di numerosi canali e roielli ad opera del Consorzio di Bonifica Friulana a Udine e nei comuni contermini, che di fatto hanno modificato la morfologia dell’ambiente, costituendo un grave pericolo di annegamento soprattutto per le persone e per la fauna selvatica . Una parte del territorio friulano è stato ormai massacrato a danno dell’ambiente e della biodiversità.

Il Circolo Legambiente di Udine, aveva poi aderito alla manifestazione/presidio svoltosi il 11 giugno 2026 e al successivo incontro tra una delegazione dei manifestanti e il vertice del Consorzio Bonifica Pianura Friulana, ritenendo insufficienti le risposte date alle contestazioni riguardo gli interventi di disboscamento, al massacro del territorio portato avanti dal Consorzio stesso e che hanno interessato le sponde dei corsi d’acqua del Friuli.
Questa mobilitazione è attiva da alcuni mesi contro le cementificazioni che, in questi ultimi 2 anni, è in corso con opere di sbancamenti delle rive di numerosi canali e roielli ad opera del Consorzio di Bonifica Friulana a Udine e in altri comuni del medio Friuli ( Pradamano, Pavia di Udine, Bicinicco, Pozzuolo, Mortegliano, Santa Maria la Longa, ecc..) .
Riteniamo che non sia corretta la classificazione data dal Consorzio convinto di intervenire su “canali artificiali scavati dall’uomo alla fine del 1800” ignorando che molti di questi siano rogge pluricentenarie e quindi, diversamente dai canali di irrigazione, implicitamente soggette alle leggi di tutela dei beni pubblici di notevole rilevanza, quindi di pertinenza della Soprintendenza !!
Il Decreto Ministeriale del 14 aprile 1989 a firma della ministra Bon Parrino stabilisce che:

“Le rogge di Udine, di Palma e il roiello di Pradamano hanno notevole interesse pubblico ai sensi della legge 29 giugno 1939, n. 1497,
art. 1, commi 3 e 4, e sono quindi sottoposte a tutte le disposizioni contenute nella legge stessa nella seguente delimitazione:

  • il Canale Principale, dalla presa di Zompitta alla divisione in due bracci in localita’ “Casali Cecutt”;
  • la roggia di Udine dall’origine in localita’ “Casali Cecutt” per tutto il suo corso fino allo sbocco nel Cormor, all’altezza di Mortegliano;
  • la roggia di Palma, dall’origine in localita’ “Casali Cecutt” per tutto il suo corso fino all’ingresso nella fortezza di Palmanova;
  • il roiello di Pradamano, dalla derivazione in localita’ “Mulino del Vicario” per tutto il suo corso fino allo sbocco nel canale di Trivignano, dopo Lovaria.”

Questo significa che sono equiparate a dei monumenti e quindi non potevano essere modificate e/o intaccate nel loro essere;
Il che significa che sono ammesse opere di manutenzione ordinaria e straordinaria, ma queste opere non dovevano intaccare la loro natura né il paesaggio circostante.
Lavori vietati in modo assoluto:
impermeabilizzare/cementificare, che significa danneggiare le rogge, la loro natura originaria.
Nel caso qualcuno volesse apportare delle modifiche a queste rogge protette dallo Stato,
per farlo dovrebbe chiedere e ottenere il parere della Soprintendenza archeologica, belle arti e paesaggio del FVG.
Se questo non viene fatto e ottenuto, l’atto si configura quale reato penale.
Ci auguriamo che le autorità preposte verifichino l’iter amministrativo e la correttezza delle procedure di tali interventi già realizzati e quelli in cantiere.
Si ribadisce che quanto sopra esposto e richiesto, viene fatto nel perseguimento dei fini istituzionali di questa associazione, cioè nell’interesse della salute, del benessere dei cittadini e dell’ambiente.

In allegato: Il Decreto Ministeriale del 14 aprile 1989 a firma della ministra Bon Parrino.

Di Redazione

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