Appalti, subappalti e patrocinio gratuito per le famiglie delle vittime del lavoro
La presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta richiama l’assenza di dati specifici sugli infortuni nelle catene degli appalti e presenta la necessità di garantire il diritto alla giustizia alle famiglie che hanno perso un proprio caro sul lavoro. La proposta di legge sul patrocinio a spese dello Stato è all’esame della Commissione Giustizia della Camera.
LONGARONE, 11 ottobre 2026 – Nel corso della Giornata nazionale ANMIL per le Vittime degli Incidenti sul Lavoro, celebrata a Longarone, l’intervento della presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro, Chiara Gribaudo, ha portato all’attenzione del pubblico due questioni fondamentali: la difficoltà di conoscere con precisione quanti infortuni e quante morti si verifichino nelle filiere degli appalti e dei subappalti e la necessità di garantire alle famiglie delle vittime un accesso effettivo alla giustizia, indipendentemente dalle loro disponibilità economiche.
Due temi strettamente collegati, perché la tutela della vita e della salute dei lavoratori richiede innanzitutto la capacità di conoscere il fenomeno, individuare le responsabilità e intervenire sulle condizioni che rendono il lavoro pericoloso. Allo stesso tempo, quando una tragedia si verifica, le famiglie devono poter contare su strumenti concreti per ottenere verità e giustizia.
Uno dei passaggi più significativi dell’intervento ha riguardato l’assenza di dati specifici sugli infortuni mortali e gravi collegati agli appalti e ai subappalti. Gribaudo ha richiamato una criticità che la Commissione d’inchiesta segnala da tempo: nonostante le tragedie che hanno coinvolto lavoratori impiegati attraverso catene di affidamenti e subaffidamenti, non è disponibile un quadro statistico sufficientemente articolato che consenta di conoscere con precisione la dimensione del fenomeno.
Il problema non è soltanto tecnico. Senza dati adeguati diventa più difficile individuare le situazioni maggiormente esposte al rischio, verificare l’efficacia dei controlli, comprendere il peso delle diverse forme di organizzazione del lavoro e costruire politiche di prevenzione mirate.
La questione era già stata sollevata pubblicamente dalla presidente della Commissione nel giugno 2026, dopo l’approfondimento sulla strage di Casteldaccia. In quell’occasione Gribaudo aveva ricordato che, sia a Casteldaccia sia nella tragedia ferroviaria di Brandizzo, i lavoratori coinvolti erano impiegati attraverso rapporti di subappalto, sottolineando l’assenza di dati INAIL specifici su questa tipologia di incidenti. La Commissione aveva posto il problema all’attenzione del Governo.
Il rischio, ha evidenziato il ragionamento della presidente, è che una parte importante della realtà lavorativa rimanga ai margini delle rilevazioni ufficiali. Le catene dei subappalti, la frammentazione delle responsabilità, il lavoro irregolare e le condizioni di sfruttamento possono rendere più difficile ricostruire le circostanze nelle quali si verificano gli incidenti.
A questo si aggiungono le situazioni legate al caporalato e al lavoro sommerso, nelle quali la precarietà e la paura di perdere l’occupazione possono scoraggiare le denunce. Per queste realtà, disporre di informazioni affidabili è essenziale per capire dove si concentrano i rischi e quali strumenti siano necessari per contrastarli.
È importante, tuttavia, distinguere tra ciò che le testimonianze e le inchieste documentano e ciò che le statistiche disponibili consentono di quantificare: l’assenza di dati disaggregati non permette, da sola, di stabilire una percentuale precisa di morti riconducibile agli appalti e ai subappalti. Proprio per questo diventa urgente colmare il vuoto informativo.
Se un fenomeno non viene rilevato in modo adeguato, rischia di non trovare il giusto spazio nelle decisioni politiche, nelle strategie ispettive e negli interventi di prevenzione. Rendere visibili questi numeri significa riconoscere la portata del problema e mettere le istituzioni nelle condizioni di affrontarlo.
La sicurezza, ha ricordato Gribaudo nel suo percorso di approfondimento sul territorio nazionale, non può essere affrontata attraverso dichiarazioni generiche. Occorre analizzare le responsabilità, conoscere le condizioni reali in cui si lavora e superare la frammentazione degli strumenti di controllo. Le morti sul lavoro non possono essere considerate una fatalità né un prezzo inevitabile dell’attività produttiva.
L’altra questione centrale affrontata dalla presidente a Longarone riguarda il diritto alla difesa per le persone che subiscono le conseguenze più gravi degli infortuni sul lavoro e per i familiari di chi perde la vita.
La proposta di legge C. 2904, presentata da Chiara Gribaudo e altri deputati il 27 aprile 2026, mira a modificare l’articolo 76 del testo unico sulle spese di giustizia, introducendo una specifica tutela attraverso il patrocinio a spese dello Stato per le persone offese da reati commessi in violazione delle norme sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro, quando ne conseguano la morte o la totale inabilità.
L’obiettivo è evitare che il costo di un procedimento giudiziario diventi un ostacolo insormontabile per chi ha già subito una perdita irreparabile o un grave danno alla propria vita. La possibilità di essere assistiti legalmente non dovrebbe dipendere dalle risorse economiche della famiglia, dalla capacità di sostenere spese legali o dalla disponibilità di patrimoni personali.
La questione investe un principio fondamentale: il diritto alla giustizia deve essere effettivo e accessibile. Una famiglia che perde un figlio, un coniuge o un genitore a causa di un infortunio sul lavoro deve poter comprendere quanto è accaduto, seguire gli accertamenti e far valere i propri diritti senza essere ulteriormente penalizzata dalle difficoltà economiche.
La proposta si inserisce in un percorso nel quale l’ascolto dei familiari delle vittime ha assunto un ruolo centrale. Non a caso, il 29 settembre 2026 la Commissione Giustizia della Camera ha svolto audizioni informali sul provvedimento, ascoltando, tra gli altri, rappresentanti dell’INAIL, delle organizzazioni sindacali e forensi, dell’ANMIL e Monica Michielin, fondatrice dell’Associazione in memoria di Mattia Battistetti.
Proprio ANMIL, nel corso dell’audizione, ha espresso il proprio sostegno alla misura, evidenziando che il costo della difesa può rappresentare un ulteriore ostacolo per le persone colpite da un grave infortunio e per i familiari delle vittime. L’associazione ha chiesto anche di rafforzare la tutela, affinché possa essere concretamente accessibile e accompagnata da informazioni chiare e strumenti adeguati.
L’iter parlamentare è in corso. Il seguito dell’esame della proposta C. 2904 è previsto nella Commissione Giustizia della Camera per martedì 13 ottobre 2026. È quindi importante distinguere l’avanzamento dell’iter e il sostegno espresso nelle audizioni dall’approvazione definitiva della legge, che non risulta ancora avvenuta.
Il patrocinio a spese dello Stato non rappresenta soltanto una misura di sostegno economico. È anche uno strumento per ridurre le disuguaglianze nell’accesso alla giustizia e riconoscere che il diritto a conoscere le responsabilità di una tragedia non può diventare un privilegio riservato a chi dispone di maggiori mezzi.
La riflessione si collega al significato più profondo della Giornata nazionale ANMIL celebrata a Longarone: dietro ogni morte sul lavoro c’è una persona, una famiglia e una storia che merita di essere ascoltata. La tutela non può esaurirsi nel momento del cordoglio, ma deve proseguire attraverso strumenti di prevenzione, accertamenti efficaci e possibilità concrete di ottenere giustizia.
Nel calendario dei prossimi appuntamenti istituzionali dedicati alla materia, a Roma sono inoltre previsti dal 20 al 22 ottobre 2026 gli Stati Generali della Salute e Sicurezza sul Lavoro, promossi dalla Commissione parlamentare d’inchiesta in collaborazione con la Camera dei deputati. L’iniziativa è annunciata come un momento di confronto tra istituzioni, organismi competenti e soggetti coinvolti nella prevenzione, con temi che comprendono formazione, responsabilità delle imprese e rischi emergenti.
Il richiamo che arriva da Longarone è dunque duplice: occorre conoscere meglio il fenomeno delle morti e degli infortuni nelle filiere produttive, rendendo disponibili dati più precisi sugli appalti e sui subappalti, e occorre garantire alle famiglie delle vittime strumenti effettivi per affrontare il percorso giudiziario.
La prevenzione e la giustizia sono due facce della stessa responsabilità pubblica. La prima deve impedire che le tragedie accadano; la seconda deve assicurare che, quando accadono, le persone coinvolte non siano lasciate sole.
Perché non si può proteggere ciò che non si riesce a conoscere fino in fondo, e non si può parlare di uguaglianza davanti alla legge se il diritto a essere difesi dipende dalle possibilità economiche di chi ha già pagato il prezzo più alto.
