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Danni collaterali da disinfestazioni d’emergenza: come al solito prevenire è assai meglio che curare

DiRedazione

Set 5, 2022

La problematica del West Nile virus e la sua endemicità in Regione è cosa nota da una decina di anni, così come per altri virus simili. Prova ne è che la Regione FVG è dotata di un Piano Regionale di sorveglianza e gestione delle arbovirosi trasmesse da zanzare datato 2016 e poi mai rivisto, nemmeno per aggiornarlo rispetto al più recente piano nazionale.

Tale piano comunque sembra giacere in un cassetto visto che anche quest’anno e anche per questo problema nulla si è fatto per la prevenzione e si è atteso che il tutto raggiungesse una conclamata emergenza per poter indossare la tuta di superman e “disinfestare”. Chiaro che quando ci si ritrova con l’acqua alla gola si accetta di tutto, anche le palate di piretroidi di sintesi irrorate sul terrazzo e sul cane della zia.

L’estate 2019 qualcosa aveva insegnato e prodotto una buona collaborazione tra la Direzione Regionale della Salute, l’istituto Zooprofilattico delle Tre Venezie, i Comuni interessati, i Dipartimenti di prevenzione e la ditta che si era aggiudicata l’appalto, arrivando a concludere che la chiave del successo era proprio la prevenzione, estrinsecata attraverso un approccio di sistema e sul controllo attento e puntuale delle larve laddove esse nascono. Che cosa significa? Che non si gestiscono le zanzare operando a macchia di leopardo ma tutti i possibili luoghi ospitanti uova di un’areale vanno coperti, ovvero caditoie, tombini, pozze d’acqua…. ovunque l’acqua ristagni e su tutto il territorio, senza guardare ai confini amministrativi. Dall’altro lato significa che bisogna agire  sui giovani degli insetti, ovvero le larve che hanno vita acquatica. Tra l’altro sulle larve si può agire con prodotti a basso, bassissimo impatto ambientale, come il Bacillus thuringiensis israeliensis e non con le piretrine di sintesi che si sparano sugli adulti.

E così dice di fare il  Piano nazionale di PREVENZIONE, sorveglianza e risposta alle arbovirosi 2020-2025: “I trattamenti ordinari antilarvali in aree urbane dovranno attivarsi precocemente, non appena il sistema di monitoraggio rilevi la presenza di larve (o, in assenza di questo, a partire dal mese di maggio), e dovranno essere condotti con una cadenza dettata dal tipo di principio attivo utilizzato, dalle condizioni climatiche e dal tipo di focolaio.”

Il piano raccomanda anche altre cose rimaste neglette. Stralciando: a seguito dell’identificazione della circolazione virale, è necessario  attivare interventi diretti alla riduzione del rischio di diffusione, che includano sia misure precauzionali finalizzate a prevenire la trasmissione dell’infezione che azioni mirate contro il vettore. In particolare:
-Intensificare le attività di rimozione dei focolai larvali e le attività larvicide nei focolai non rimovibili nel territorio;
– potenziare l’informazione affinché le persone che vivono o lavorano nell’area provinciale interessata adottino le misure di protezione individuale e collaborino alle attività di rimozione dei focolai larvali e alla attività larvicide nei focolai non rimovibili nelle aree private.

Invece si è atteso, giocando sulla siccità che ha assai limitato la proliferazione delle zanzare, che però ora, con le prime piogge, stanno massicciamente riproducendosi.

Il risultato: scarsa efficacia della gestione delle zanzare e delle malattie che possono portare con sè, una bella nube di piretrine di sintesi da respirare da parte di cittadini e animali domestici (tutta salute!) e, quel che è peggio, un impatto pesante su tutti gli organismi non bersaglio, specialmente quelli acquatici. Infatti la cipermetrina rimane attiva molto a lungo (le piretrime naturali hanno il difetto di durare poco, quindi quando l’uomo ci ha messo mano sintetizzandole è proprio su questo aspetto che ha agito) e non è per nulla selettiva. In altre parole uccide tutto ciò con cui viene a contatto o da cui viene ingerita e lo fa per molti giorni! Quindi tutto ciò che vive nelle aree trattate contro gli adulti con la piretrina di sintesi (in questo caso la cipermetrina), e per diversi giorni dopo il trattamento, viene colpito.

Un altro colpo alla resilienza degli ecosistemi, anche quelli urbani, già messi a dura prova, un’altra sostanza tossica da respirare. Ma finchè si rincorre l’emergenza va così!

Le associazioni firmatarie chiedono quindi che vengano rese note le motivazioni degli interventi adottati e dell’informazione rassicurante ma inesatta (in particolare qualità dei prodotti usati e loro tempi di  carenza) fornita a Comuni e popolazione sugli interventi eseguiti, e, per il prossimo futuro, si augurano che venga aggiornato il Piano regionale di sorveglianza e gestione e ne vengano rispettate prescrizioni e procedure. Infine, per un ruolo sempre attivo della cittadinanza, le associazioni chiedono strumenti informativi affinché ognuno, nel proprio giardino e  terrazzo, possa agire in modo opportuno ed evitando pericolosi danni.
Legambiente FVG APSAIAB FVGISDE (Società Internazionale Medici per l’Ambiente)

Redazione

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