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Ensemble Vivaldi de I Solisti Veneti – 24 Giugno a Treviso – Chiesa di San Francesco

DiRedazione

Giu 20, 2022

Un programma ambizioso quello che l’Ensemble Vivaldi de I Solisti Veneti firma con il celebre flautista Massimo Mercelli, nel concerto del 24 giugno a Treviso, che si terrà nella Chiesa di San Francesco. I quattro Quartetti per flauto e archi di Mozart rappresentano una produzione particolare tra le opere scritte dal genio austriaco

La loro genesi è legata all’incontro tra Mozart e Ferdinand Dejean, chirurgo olandese e musicista per diletto. Quest’ultimo promette a Mozart 200 fiorini in cambio di alcune composizioni per flauto. Mozart accetta l’incarico, anche se con poco entusiasmo, confessando infatti al padre che questa commissione lo fa sentire un compositore anchilosato.

Massimo Mercelli

Mozart tenta di portare a termine la stesura delle partiture, almeno fino quando Dejean lascia Mannheim per trasferirsi a Parigi. Nella lettera che Wolfgang spedisce al padre il 10 dicembre 1777 si fa esplicito riferimento all’offerta economica da parte del flautista dilettante mentre, in una lettera successiva, Mozart lamenta la partenza per Parigi del committente olandese e di aver ricevuto solo 96 dei 200 fiorini promessi, per non aver portato a termine tutto il lavoro.

Dei quattro Quartetti, quelli in do maggiore K285b e in sol maggiore K285a risultano infatti incompleti. Nonostante ciò, è possibile registrare un’importante evoluzione nell’espressione compositiva di Mozart che vira verso uno stile musicale maturo e più elegante. Particolarmente interessante è il Quartetto in la maggiore K298, appartenente al genere “d’airs connus dialogués”, molto alla moda nella Vienna di quel tempo, nel quale il compositore impiega famose melodie e temi tratti da brani d’opera o popolari.

I Quartetti lasciati ai posteri sono legati alla figura di Johann Baptist Wendling, flautista dell’orchestra di Mannheim e che Mozart definisce “squisito flautista”. Tra l’altro, fu proprio Wendling a presentare Dejean a Mozart.

Oggi, nella Chiesa di San Francesco l’Ensemble Vivaldi sottoscrive il luminoso sodalizio con Massimo Marcelli, squisitissimo flautista che, da tempo, è solista amato dall’Orchestra e dal suo pubblico essendosi esibito con I Solisti Veneti in importanti stagioni e festival in Italia e all’estero, sempre raccogliendo grande favore di pubblico e critica.

Mercelli è il flautista al mondo che vanta le più importanti dediche e collaborazioni con i maggiori compositori: hanno scritto per lui o ha eseguito le prime assolute di personalità del calibro di Penderecki, Gubaidulina, Glass, Nyman, Bacalov, Galliano, Morricone, Sollima. Allievo dei celebri flautisti Maxence Larrieu ed André Jaunet, a diciannove anni diviene Primo flauto al Teatro La Fenice di Venezia, dedicandosi successivamente alla carriera solistica.

Un’occasione imperdibile allora questa del concerto trevigiano, anche per apprezzare, grazie alla solennità degli esecutori, un Mozart giovane, appena ventunenne, ma che allo stile galante approccia già una metamorfosi sotto il profilo estetico. Si incomincia infatti già ad intravedere un importante mutamento nel suo pensiero compositivo: la freschezza della vena melodica inizia a intrecciarsi sapientemente con la condotta delle parti, facendo presagire uno stile più maturo, elegante e raffinato.

Il Quartetto in re maggiore K285, di cui esiste il manoscritto autografo che reca in epigrafe la data del 25 dicembre 1777, rappresenta un capolavoro assoluto sia per il superamento delle convenzioni dello stile galante che per la qualità dell’invenzione tematica.

I maggiori studiosi dell’opera mozartiana concordano nel definire questo lavoro come un’opera eccellente: Hermann Abert scrive: «… importante è il primo tempo, con la sua accurata condotta delle parti, l’appassionato sviluppo molto esteso ma tematicamente qualificato. Il tempo più originale è quello di mezzo, con una melodia del flauto accompagnata a guisa di romanza da un pizzicato…». E ancora Alfred Einstein segnala che «… nessuno potrebbe mai immaginare che non sia stato composto con amore. L’Adagio dolcemente melanconico è forse il più bel “solo” accompagnato che sia mai stato scritto per flauto». E con il flauto magico di Massimo Mercelli si renderà onore a tanta prodigiosa letteratura musicale.

Info e biglietti: www.solistiveneti.it

Redazione

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