Per alcuni il tempo è implacabile,
consuma stagioni,
ruggine sul ferro.
Con alcuni la morte ha fretta,
corre più veloce del pensiero
e non lascia pensare
che la vita scappa.
Lui era una piccola luce
accanto al fiume nero dell’asfalto,
un guardiano silenzioso
sul bordo della corrente.
Attorno, il giorno sembrava intero,
intanto il destino affilava
le sue forbici invisibili.
Mentre tutto succedeva
una nuvola bianchissima
si è macchiata da passero perso,
un cane incantato
ha fermato per un istante
il respiro del mondo;
poi un soffio di silenzio,
e tutta la vista si è piegata nel bianco
di un coro silenziato.
La strada ha divorato
chilometri e ore.
I venti hanno ululato
sbattendo porte e finestre,
ondeggiando
come anime senza approdo.
Forse lui si è sentito morire
attimi prima della morte,
quando il tempo si è spezzato
come vetro sotto un peso improvviso.
Forse ha visto la terra trasformarsi
in un ampio letto con lenzuola di fiori,
e i suoi poveri piedi,
pellegrini di calore,
perdersi nel verde sentiero
che conduce oltre il rumore.
Poi venne l’urto.
si è sentito un lampo senza luce
e nell’asfalto il cimitero aperto
sui brividi della morte.
Tra lo scrocco dei denti,
la carne fragile ha lasciato
uscire quel che era
e mentre partiva in lontananza
l’urlo umano,
il giorno ha abbassato gli occhi.
Restarono le sirene,
uccelli di dolore sopra la carreggiata,
restarono mani impotenti
e parole cadute come foglie bagnate.
Restò il lutto,
una veste grigia stesa sulle coscienze,
e la rabbia muta di chi sa
che nessun lavoro dovrebbe chiedere
il tributo di una vita.
Questa poesia nasce dal desiderio di trasformare una tragedia individuale in una riflessione collettiva. La morte di un lavoratore non è soltanto una notizia di cronaca: è una vita spezzata, un’assenza che entra nelle case, nelle famiglie e nelle coscienze di tutti.
Attraverso il linguaggio simbolista, le metafore della natura, del tempo e della strada cercano di restituire umanità a chi troppo spesso viene ricordato soltanto come un numero nelle statistiche degli incidenti sul lavoro. Il passero smarrito, la nuvola macchiata, il vento che ulula e l’asfalto trasformato in un cimitero aperto rappresentano il dolore improvviso e l’incomprensibile fragilità dell’esistenza di fronte a una morte che non avrebbe dovuto accadere.
La poesia vuole essere un invito a non fermarsi alla commozione del momento. Ogni lavoratore ha diritto di tornare a casa. La sicurezza non può essere considerata un semplice obbligo burocratico né una responsabilità affidata esclusivamente ai singoli. Deve essere un impegno concreto, condiviso e costante da parte di istituzioni, aziende e società.
Ricordare Nando Curzio significa ricordare tutte le vittime del lavoro e ribadire che nessuna attività, nessuna urgenza e nessun interesse economico possono valere più della vita umana.
Yuleisy Cruz Lezcano
