• Sab. Lug 11th, 2026

Voce del NordEst

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Matteo Mancuso live a Udine Jazz 2026

DiAlPontelli

Lug 11, 2026

Ritorna a Udine, per la riuscitissima 36′ edizione di Udine jazz (un plauso va sicuramente all’organizzatore Giancarlo Velliscig e ad Euritmica ) il talento infinito del “nostro” Matteo Mancuso, 30 enne chitarrista siciliano e figlio d’arte (il papà Vincenzo è un apprezzato chitarrista) ormai nell’ olimpo del chitarrismo mondiale.

Ritorna appunto qui a Udine per la terza volta e questa volta con il suo tour, nel quale ci presenta il suo secondo album in studio , Route 96, che vanta collaboratori di riguardo come Steve Vai, il chitarrista spagnolo Antoine Boyer e il tastierista Stepanov, tra gli altri.

Tour partito a gennaio negli Usa. Il “teatro” dell’ evento è il gradevole parco Loris Fortuna, che può ospitare circa 500 persone e per l’occasione è gremito. Il terzetto sul palco è composto oltre che da Mancuso, dal suo storico compagno di viaggio Riccardo Oliva al basso e dal batterista Gianluca Pellerito.

Alle 2140 i tre salgono sul palco e lo spettacolo ha inizio. Il concerto alterna i brani del suo nuovo album ai pezzi storici del suo primo lavoro, The Journey, e non mancano gli omaggi ai mitici Weather report di Joe Zawinul, al mitico Chic Corea e al grande e compianto chitarrista inglese Jeff Beck, con la struggente e ipnotica ‘Cause we’ve ended as lovers!, dall’album Blow by Blow, nell’ occasione eseguita in modo assolutamente incredibile dal trio e condita da un assolo di Mancuso che avrebbe fatto impallidire qualsiasi chitarrista da Hendrix in poi… questo è un parere personale chiaramente. ndr.

Rispetto ai precedenti concerti di Mancuso che ho potuto osservare ed ascoltare, si nota una maggiore maturità e un controllo dello strumento se possibile ancora più elevato e stiamo parlando quasi della perfezione se mai può esistere la perfezione. Lo stesso bassista Oliva pare più libero mentalmente di esprimersi liberamente ricordando a tratti le movenze e le linee esecutive del mostro sacro Pastorius, certamente la sua più grande fonte di ispirazione. Anche Pellerito è un batterista estremamente preparato, forse a volte eccessivo ma certamente all’altezza della situazione.
Il bello di Mancuso è che nonostante tutti si aspettano le sue trame solistiche, un po’ come il bravo prestigiatore che estrae il coniglio dal cilindro, lui riesce sempre a sorprendere l’ascoltatore e creare una atmosfera ai suoi brani molto evocativa, sfiorando il jazz, la fusion e accarezzando la new Age in alcuni momenti e arrivando a toccare punte quasi hard rock, metal in altre.


La sua maturità sullo strumento è evidente. E’ diventato colui che governa la propria chitarra e la fa suonare a proprio piacimento e non lavorando su scale, arpeggi e box preconfezionati ma liberando il proprio estro come una fuoriserie sulla route…96.
Lo spettacolo dura 90 minuti circa e il trio concede due bis e al solito a fine serata, Matteo si presta umilmente e quasi intimidito a foto e autografi di rito.

In conclusione, splendida serata e ottima performance di Matteo e dei suoi due compagni di viaggio.