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I Duran Duran fanno ballare Villa Manin: due ore di grandi successi e pura emozione

DiStera

Lug 12, 2026

PASSARIANO (UDINE) – La pioggia ha provato a guastare la festa, ma si è arresa ben presto davanti all’entusiasmo di oltre 10 mila fan arrivati da tutta Italia e anche dall’estero per assistere all’ultima data del tour italiano dei Duran Duran. La storica cornice di Villa Manin si è trasformata in una gigantesca pista da ballo, regalando una serata destinata a rimanere nella memoria.

La band di Birmingham ha aperto il concerto con “Is There Something I Should Know?”, la hit del 1983 che ha immediatamente acceso il pubblico. Da lì in poi è stato un susseguirsi di brani che hanno segnato un’epoca: “The Reflex”, “A View to a Kill”, “Notorious”, “Hungry Like the Wolf”, fino alla più recente “Invisible” e alle immancabili “Wild Boys” e “Ordinary World”, in un viaggio musicale capace di intrecciare nostalgia ed energia.

Tra i momenti più intensi della serata, una magistrale interpretazione di “The Chauffeur”, accolta da un silenzio quasi reverenziale prima dell’esplosione degli applausi. Molto apprezzato anche il medley che ha incluso “Psycho Killer” dei Talking Heads, rivisitato con lo stile inconfondibile della band britannica.

Per il Friuli Venezia Giulia si è trattato soltanto della seconda esibizione dei Duran Duran, a vent’anni dalla prima, andata in scena a Trieste nel 2005. Un ritorno atteso e ripagato da uno spettacolo all’altezza della loro fama.

Il bis ha rappresentato l’apice emotivo della serata: “Save a Prayer” e l’immancabile “Rio” hanno riportato il pubblico agli anni d’oro del gruppo, con migliaia di voci a cantare all’unisono.

Poco prima delle 23 la band ha salutato Villa Manin dopo quasi due ore di pop, rock e funk eseguiti con una precisione impeccabile. Straordinaria la prova di Nick Rhodes, autentico maestro delle tastiere, così come quella del bassista John Taylor, protagonista con il suo inconfondibile suono (e i suoin invidiatissimi bassi Dingwall…), e del batterista Roger Taylor, preciso e misurato come sempre. Al centro della scena, però, è rimasto Simon Le Bon che, a 68 anni, continua a dominare il palco con carisma, voce e una presenza scenica capace di conquistare generazioni diverse.

Persino la pioggia, dopo aver accompagnato l’attesa del concerto, ha scelto di concedere una tregua, lasciando che la musica fosse l’unica protagonista di una notte destinata a entrare nella storia di Villa Manin.

Curiosa anche la postilla finale: il concerto si è concluso giusto in tempo per permettere ai quattro musicisti di seguire la vittoria dell’Inghilterra contro la Norvegia nei quarti di finale del Campionato mondiale di calcio. Ancora una volta, l’aplomb britannico non ha tradito le aspettative.

Di Stera

Stefano SERAFINI alias STERA direttore di VOCEDELNORDEST.IT email : redazione@vocedelnordest.it