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PFAS NEL PORDENONESE: SOSPESI I POZZI PRIVATI AD AVIANO, FONTANAFREDDA, PORCIA E ROVEREDO

DiRedazione

Lug 12, 2026
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EMERGENZA PREVEDIBILE?

SUBITO LA RICERCA DEI RESPONSABILI INDUSTRIALI, AZIONI DIACCOMPAGNAMENTO AI CITTADINI E CONTROLLI SULLA FILIERA ALIMENTARE

Lo stop precauzionale all’utilizzo dell’acqua dei pozzi artesiani privati, firmato dai sindaci di Aviano, Fontanafredda, Porcia e Roveredo in Piano, riaccende i riflettori sulla vulnerabilità ambientale delle falde nel Friuli Occidentale.

Il miglioramento delle capacità analitiche di ARPA FVG  e la restrizione dei limiti di potabilità delle acque, mette alla luce i ritardi nell’affrontamento di un problema complesso che evidenza criticità strutturali sia sotto il profilo quantitativo (abbassamento delle falde) che qualitativo (presenza di inquinanti storici ed emergenti, PFAS compresi).

Le sostanze perfluoroalchiliche hanno contaminato le acque sotterranee della pianura pordenonese (e non solo). L’emergenza è sia ambientale sia sanitaria. I due distinti pennacchi di contaminazione, uno di PFOS originato ad Aviano e uno di PFOA a Fontanafredda, suggeriscono la paternità industriale del danno.

Oltre alla ricerca delle fonti di sversamento storiche o recenti si rende quindi necessario anche un controllo sui sistemi di depurazione dei reflui dell’area.  

Le comunità del Veneto conoscono bene gli effetti dei PFAS, “inquinanti eterni” associati dalla letteratura scientifica e dai monitoraggi sanitari a patologie tiroidee, aumento del colesterolo, ipertensione gestazionale e ad alcune forme tumorali, tra cui carcinoma renale e tumore ai testicoli.

L’ordinanza vieta l’uso dell’acqua dei pozzi artesiani per l’abbeverata degli animali e l’irrigazione di orti e giardini. La densità di allevamenti situati all’interno del perimetro dell’inquinamento prefigura anche Il rischio di bioaccumulo nella filiera agroalimentare locale (latte, carne, derivati) che è immediato se gli animali hanno assunto quest’acqua nei mesi o negli anni passati.

Quale sarà il piano di campionamento e screening urgente e straordinario sulle matrici alimentari prodotte in quest’area, per tutelare i consumatori e gli stessi allevatori speriamo possa emergere dalla serata di lunedì 13 luglio con ARPA FVG e i principali attori che la catena dell’inquinamento impegna in queste ore.

Mentre per quanto riguarda l’aspetto ambientale, la mappa della contaminazione ricalca la direttrice idrogeologica dell’alta pianura permeabile, coincidente con la Zona Speciale di Conservazione (ZSC) e Zona di Protezione Speciale (ZPS) dei Magredi. «Questo territorio funziona come un enorme imbuto naturale di ghiaia. Qualsiasi inquinante sversato in superficie penetra rapidamente andando a intaccare la falda freatica. Spostandosi verso sud, l’acqua contaminata rischia di riaffiorare nella fragile fascia delle Risorgive. Avvelenare questa risorsa significa compromettere la nostra “banca d’acqua” del futuro, in un momento storico in cui i prelievi e il riscaldamento globale stanno già riducendo i livelli idrici ai minimi storici. 

È tempo di scelte non più rinviabili, che affrontino insieme la crisi quantitativa e qualitativa delle acque sotterranee.

Già nel settembre 2023, Legambiente FVG – accogliendo l’ordinanza regionale sui pozzi zampillanti e analizzando le impronte idriche del sistema produttivo – denunciava che le falde del Friuli e del Pordenonese erano ai minimi storici, classificate da ISPRA a un livello di “severità media”. Ricordavamo come il prelievo incontrollato della Bassa Friulana e Pordenonese – oltre un miliardo di metri cubi all’anno, più del 20% del fabbisogno civile nazionale – stesse accelerando l’esaurimento dei sistemi acquiferi superficiali.

Oggi alla crisi quantitativa, aggravata da siccità sempre più frequenti, si somma il degrado qualitativo. Non solo stiamo svuotando la riserva idrica delle future generazioni: le riserve rimaste rischiano di essere irrimediabilmente inquinate. Il tempo per intervenire è quasi scaduto.

Di Redazione

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